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Il significato di Torino-Bologna

Gianluca Sartori

Editoriale / La situazione dei granata è sempre più complessa: urgono delle azioni da parte della società. O si cambiano tanti giocatori o l'allenatore

Il pareggio del Torino contro il Bologna ha un preciso significato: con questo allenatore e questi giocatori una svolta positiva nel vero senso della parola non arriverà, o nel migliore dei casi è altamente improbabile che ciò possa succedere. Potrebbe anche piovere dal cielo prima o poi una vittoria fortunosa, ma ciò avrebbe il solo effetto di prolungare l’attuale agonia. Di fronte a questo Torino c’era una serie di tre partite casalinghe più o meno abbordabili perché le avversarie erano squadre di valore paragonabile: Sampdoria, Udinese e Bologna. Zero vittorie e due pareggi: Un bottino troppo esiguo perché si possa credere che, stando così le cose, questo Torino possa evitare la retrocessione in Serie B.

Con questo allenatore e questi giocatori si rischia fortemente la retrocessione, lo dicono i numeri allucinanti di questa stagione: 13 partite sono un parziale di campionato sufficientemente indicativo. Il gruppo nel suo complesso ha qualità tecniche e morali non all’altezza, e dal punto di vista tattico non si attaglia alle idee dell’allenatore per alcune gravi mancanze del mercato estivo; l’allenatore - dal canto suo - non ha avuto il benché minimo impatto nel fronteggiare le criticità di questo gruppo. Lo dimostrano i 7 punti in classifica e i 21 persi da situazione di vantaggio. Delle due l’una, dunque: o si cambia l’allenatore o si cambiano tanti giocatori. La parola alla società.

Entrambe le opzioni implicano lo sconfessare alcune scelte fatte in precedenza e il dover assorbire alcuni costi significativi, cosa non facile in questa congiuntura economica. Di solito in questi casi accade che si esonera l’allenatore, mossa certamente più facile, ma al momento la società pare incline a confermargli la fiducia. A questo punto servirebbe quindi ricorrere al mercato di gennaio con mano pesante. Per farlo ci vogliono volontà e capacità, perché probabilmente il Torino non è ad oggi una meta così attraente per molti calciatori. Occorre quindi individuare giocatori giovani, ma soprattutto vogliosi e umili. Ci vorrebbe una rivoluzione dei peones-bis, come già umilmente indicato su queste colonne. Quel che è certo è che serve una terapia d’urto per evitare una rovinosa e clamorosa retrocessione.