Urbano Cairo, il nuovo sindaco di Torino?
Non ha fatto nulla (e non si sa concretamente cosa farà), eppure muove i fili. Non soltanto dell’editoria e del mercato pubblicitario. Urbano Cairo diventa pedina fondamentale anche nella politica torinese. Lo si sta capendo in questi mesi su due fronti: lo stadio “Olimpico-Grande Torino” e il trasferimento del museo del Grande Torino da Grugliasco al Filadelfia. Nel 2027 scadrà il mandato di Stefano Lo Russo e le tempistiche amministrative iniziano a essere alquanto ristrette. Bisogna chiudere tutto quello che è ancora aperto e bisogna farlo entro la fine del 2026, al massimo a inizio 2027. Non sono ancora state diramate le date del voto, si svolgerà certamente in primavera in un weekend compreso tra il 15 aprile e il 15 giugno. Siamo dunque abbondantemente dentro il rettilineo finale del quinquennio di Lo Russo. E non a caso è arrivato l’ultimatum del numero uno cittadino per la questione stadio. Non più tardi di sabato Lo Russo ha posto l'accento sulla posizione dell'Amministrazione comunale, proprietaria dello stadio attualmente utilizzato in affitto dal Torino. Il precedente contratto di concessione, scaduto il 30 giugno 2025, è stato prorogato per 18 mesi, con la garanzia per il club di poter continuare a utilizzare l’impianto fino al termine della stagione sportiva in corso. “Possiamo attendere la presentazione da parte del Torino del progetto di partenariato sullo stadio fino al 31 dicembre: non oltre” ha dichiarato il primo cittadino. Già in estate Lo Russo si era espresso dettando delle tempistiche, in quel caso era stato più generico e aveva posto l’attenzione sul mese di settembre. Siccome nulla si è mosso sul fronte granata, l’aut aut di Lo Russo è divenuto più concreto.
Anche sul fronte Filadelfia, a pochi giorni dalle celebrazioni dei suoi primi cento anni, ci sono novità. Già ad agosto il Comune, proprietario dell’area e socio della Fondazione, aveva compiuto un passo concreto approvando, su proposta dell’assessore allo sport Domenico Carretta, la convenzione per la realizzazione e la gestione del Museo. Nelle ultime ore lo stesso Carretta ha ribadito che “la città è orgogliosa di essere al fianco del museo del Grande Torino”. Alla Giunta comunale Lo Russo si è aggiunta anche la Regione Piemonte. Gian Luca Vignale, assessore al patrimonio e ai fondi di sviluppo e coesione, già vicepresidente della Fondazione Filadelfia, ha ricordato che la “Regione raddoppierà l’impegno individuando le risorse disponibili e promuovendo il progetto presso Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt”. Vignale ha aggiunto un altro aspetto importante: “Il lotto ancora da completare aspetta di essere realizzato da nove anni, mentre la Fondazione dovrà proseguire nella gestione del complesso”. Un ultimo aspetto vale ricordarlo: nel corso della conferenza stampa di presentazione del progetto di trasferimento del museo al Filadelfia è stato evidenziato che servono 7 milioni di euro. E di fronte alle emozioni di gente come Renato Zaccarelli, emanazione del tremendismo granata e della Fondazione, l’unica voce societaria che si è alzata, quella di Giuseppe Ferrauto, consigliere di amministrazione Torino F.C., ha dichiarato freddamente: "Vogliamo capire il business plan che ancora non ci è stato mostrato".
Ottimo fermento su due fronti cruciali per il futuro granata. E Urbano Cairo? Sta attendendo, sta temporeggiando, sta “progettando” per lo stadio e sta “capendo” il business plan per il museo al Filadelfia. Il suo atteggiamento non sorprende minimamente, è quello che ha contraddistinto il suo mandato. Il vero problema di Lo Russo e la sua squadra di governo è dover cercare di accelerare con dall’altra parte un maestro della procrastinazione. Ed è quindi incredibile pensare che una parte delle sorti della politica cittadina di Torino siano legate al presidente di una società calcistica che fa il minimo indispensabile sulle infrastrutture che riguardano il club da lui presieduto da 21 anni. È incredibile constatare quanto peso abbia Cairo nella vita economica, editoriale, pubblicitaria e anche politica del nostro paese. Il settore in cui incide meno è senza dubbio quello calcistico, eppure grazie al calcio tiene le sue radici ben impiantate dentro ai palazzi che contano spostando gli equilibri. Si potrebbe parlare di “fenomeno Cairo”: non scende in campo in politica, eppure incide terribilmente anche sulla politica. E potrebbe anche essere uno degli equilibratori della sfida elettorale della prossima primavera. Lo Russo lo scuote e vuole risposte, lui si prende i suoi tempi, quelli che lo caratterizzano. Un sindaco senza fascia: è anche questo Urbano Cairo che francamente in queste situazioni ci sguazza come pochi. E viene spontaneo chiedersi perché mai voglia privarsi di tutto ciò vendendo il Torino: sarebbe come privarsi del suo pane quotidiano.
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