Le prime considerazioni dopo l'esordio in campionato dell'U17
Le prime impressioni sull'Under 17: dalle certezze ai margini di miglioramento
Non è finita bene la prima uscita dell'Under 17 di Ledesma, sconfitta dalla Sampdoria per 1-4 in casa. Il tecnico ha scelto di esordire con un mix tra la nuova e la vecchia guardia della squadra con ben quattro degli undici titolari non facevano parte dell'U16 dello scorso anno. Bisogna ammettere che questo si è notato perché dopo una buona prima mezz'ora, che ha visto un Toro fresco e ambizioso, qualcosa si è spento. D'altronde è anche normale che sia così: una squadra che cambia allenatore e tanti ragazzi ha bisogno di tempo per amalgamarsi. Vediamo allora da cosa si può ripartire e cosa va migliorato.
Under 17, un centrocampo come la Primavera
L'Under 17 di Ledesma somiglia molto alla Primavera di Baldini. La prima similarità che cade all'occhio è il modulo il 4-3-3, ma anche l'interpretazione che i due allenatori danno all'assetto tattico. Poi c'è la struttura del centrocampo. Baldini con il Milan aveva esordito con un centrocampo a tre composto da un mediano incontrista, Olinga, e due giocatori più offensivi, quali Scacchi e Ballanti, come mezzali. Per qualità tecniche il centrocampo dell'U17 è speculare. Ledesma ha scelto una diga davanti alla difesa, capace di abbassarsi in costruzione, ma soprattutto di fare il lavoro sporco in fase di non possesso. Davanti a Tonon, la diga di cui prima, Marinelli e Chiamenti ad agire per certi versi da incursionisti e per altri da trequartisti, cercando lo spazio tra le linee. Con i ragazzi più grandi l'esperimento non ha funzionato e Baldini per le due partite successive ha scelto di mettere Ferraris a centrocampo per cercare di dare maggiore equilibrio e "muscoli" di cui si era parlato tanto anche per la prima squadra. Anche nella prima volta dell'Under 17 il centrocampo non ha funzionato, non riuscendo quasi mai ad arginare gli inserimenti doriani, che, infatti, sono arrivati facilmente al gol attaccando lo spazio. Chissà che dalla prossima Ledesma non possa già cambiare come ha fatto il tecnico della Primavera.I margini di miglioramento e le certezze
La prima cosa da sistemare su cui dovrà lavorare Ledesma è sicuramente la fase difensiva. Come detto i granata soffrono troppo l'attacco in profondità degli avversari e le fasi di transizione. Tolta questa difficoltà il resto fa ben sperare, i terzini Piro e Bottone hanno dimostrato tanta solidità e buoni spunti in fase offensiva e anche i centrali se presi individualmente si sono dimostrati abili nelle letture e nei duelli. Il discorso è simile per la parte opposta del campo. Il gioco è passato spesso per gli spunti dei singoli riuscendo difficilmente ad essere coeso. In generale il gioco del tecnico argentino sembra far molto affidamento sulle ali. Lo stesso Santagata, il leader indiscusso della squadra, coccolato da tutti i compagni, quando era largo a sinistra ha dato prova delle sue qualità, partendo però sempre troppo lontano dalla porta per far male. Storia che già ha iniziato a cambiare con l'ingresso in campo di Portuondo che ha portato qualità e giocate anche in mezzo al campo rendendo il Toro più imprevedibile.© RIPRODUZIONE RISERVATA
Caricamento raccomandazioni...