Il centrocampo del Toro è un paradosso sotto ogni aspetto, ma la certezza è che si dovrà intervenire sul mercato

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Il centrocampo è senza dubbio il reparto su cui il Toro sta mettendo in atto le valutazioni più approfondite. Dal mercato è arrivato Fitz-Jim, un profilo capace di coniugare dinamismo e qualità tecnica, ma difficilmente sarà l'ultimo innesto di Petrachi in quella zona del campo. Il paradosso, infatti, è evidente: sulla carta Abate dispone di tanti centrocampisti per un sistema con soli due interpreti in mezzo, ma la mediana resta poco equilibrata e presenta lacune in caratteristiche specifiche. Nelle gerarchie, i primi due a poter lasciare Torino sembrano essere Ilic e Anjorin. Il serbo è sempre più vicino all'addio, mentre l'inglese continua a fare i conti con una condizione fisica precaria che ne ha limitato il rendimento anche nell'ultima stagione. Restano poi Luongo – ammesso che il Toro decida di puntare su di lui con continuità già in questa stagione – e Ilkhan, due centrocampisti più vicini al ruolo di regista e con spiccate qualità nella costruzione dal basso. Oltre a Gineitis, giocatore più fisico e di corsa e lo stesso Fit-Jim. Sei giocatori per due posti sono decisamente troppi, ma la sensazione è che il problema non sia la quantità. Al Torino manca ancora un profilo con caratteristiche differenti, capace di completare il reparto.

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Il paradosso delle cessioni

Il discorso si complica ulteriormente se si guarda al mercato. Proprio Ilkhan e Gineitis, due giocatori che oggi sembrano tra i pochi che possono offrire le maggiori garanzie per occupare la mediana di Abate, potrebbero essere sacrificati in caso di offerte importanti. E, probabilmente, soltanto una loro cessione permetterebbe a Petrachi di finanziare nuovi innesti. Il turco continua ad avere estimatori all'estero, mentre il lituano piace al Celtic e garantirebbe una plusvalenza totale essendo cresciuto nel settore giovanile granata. Se uno dei due dovesse partire, il Torino perderebbe inevitabilmente una delle poche caratteristiche già presenti in rosa: qualità nella costruzione nel caso di Ilkhan, dinamismo, inserimenti e intensità nel caso di Gineitis. Da qui nasce la domanda che accompagna il mercato granata: serve davvero un centrocampista più fisico o, piuttosto, un giocatore capace di dare equilibrio senza rinunciare alla qualità?

Fisicità non significa necessariamente equilibrio

Nel dibattito sul mercato granata il tema ricorre spesso: al Torino serve un centrocampista più fisico. Una richiesta comprensibile, soprattutto considerando che, almeno sulla carta, nella rosa di Abate manca un vero mediano di rottura, capace di schermare la difesa e dominare i duelli. Un'esigenza che diventerebbe ancora più evidente qualora Gineitis dovesse lasciare Torino e con un Casadei in posizione più avanzata. Eppure, associare automaticamente fisicità e capacità difensive rischia di essere un errore. Essere più strutturati dal punto di vista atletico non significa necessariamente recuperare più palloni o garantire maggiore equilibrio alla squadra. Il confronto tra Gineitis e Ilkhan nella scorsa stagione ne è un esempio. Il lituano ha disputato 29 partite di campionato (1.763 minuti), mentre il turco si è fermato a 19 presenze (1.018 minuti). Nonostante la differenza fisica tra i due sia evidente, i numeri raccontano una storia diversa. Rapportando i dati ai 90 minuti, Ilkhan ha fatto registrare più intercetti (1,2 contro 1,1), più palloni recuperati (3,1 contro 3,0) e un numero leggermente superiore di tackle riusciti (2,6 contro 2,5). Gineitis, invece, prevale nei falli commessi (2,2 contro 1,0), nei duelli vinti (6,8 contro 6,3) e in quelli aerei (1,5 contro 1,2), ma anche in questo caso il divario è minimo.

Numeri che dimostrano come la sola struttura fisica non basti a definire il contributo difensivo di un centrocampista. Letture, posizionamento, tempi d'intervento e intensità nella riaggressione incidono almeno quanto chili e centimetri. È proprio questa la direzione che sembra aver preso Abate nelle prime uscite stagionali. Il suo Torino prova a recuperare il pallone attraverso un pressing organizzato e una riaggressione immediata, più che affidandosi al classico mediano di rottura. Questo non significa che un pizzico di fisicità in più non possa tornare utile, soprattutto in Serie A e di fronte a centrocampisti con strutture importanti. Ma ridurre il mercato granata alla ricerca dei "muscoli" rischia di essere fuorviante. Al Toro serve un centrocampista capace di interpretare il calcio del nuovo allenatore, un profilo che abbia una buona statura e che sappia abbinare intensità, qualità tecnica e intelligenza tattica.

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