Oristanio, la madre Raffaella Contaldi a TN: "Il Toro può valorizzarlo al massimo"
Con pazienza, qualcosa si muove. In questi primi giorni di luglio, il mercato del Torino comincia ad alimentarsi di qualche flebile fiammella. Saranno diversi i ruoli nei quali Gianluca Petrachi dovrà mettere una pezza. Il Toro è chiamato a riscattare una stagione oggettivamente complicata, che avrebbe potuto intricarsi ancora di più. Dopo la salvezza acquisita, la scelta è ricaduta su Ignazio Abate: un giovane tecnico italiano. Anche il primo innesto del parco giocatori è un prodotto nostrano che, come il Toro, avrà una motivazione ulteriore: non solo fare bene, ma anche riscattarsi e dare continuità a un talento che, finora, ha mostrato solo a tratti.Gaetano Oristanio attende con entusiasmo questa nuova avventura. A dirlo è Raffaella Contaldi, la madre, che da Roccadaspide e Felitto, i due paesi del Cilento in cui è cresciuto Gaetano, lo ha visto allontanarsi giovanissimo in direzione Milano, con una tappa in Olanda, fino a questo nuovo inizio. "Gaetano ha fatto questa scelta – racconta –. Già l'anno scorso era stato vicino a vestire la maglia del Torino, poi, per un dettaglio, il trasferimento non si è concretizzato. Ha preso questa decisione in modo consapevole ed è pronto a dimostrare quelle che sono le sue qualità, visto che a Parma quest'anno non ha potuto esprimersi al massimo. L'ho visto molto sereno e, allo stesso tempo, carico per questo nuovo percorso. Anche perché trova una squadra di buon livello e lui vuole mettersi alla prova".
Che cosa pensa possa dare il Torino a suo figlio in questa fase della carriera?
"Prima di tutto noi ringraziamo il Torino, e penso lo faccia anche Gaetano, per questa seconda opportunità che gli ha dato, perché significa che la società crede nelle sue capacità. Io penso che il Torino possa valorizzarlo in questa fase della carriera. Gaetano è un ragazzo che ha uno spirito competitivo molto marcato e, quando entra in una squadra, dà sempre il massimo, perché si sente chiamato a contribuire al raggiungimento del risultato finale. Credo che il Torino possa valorizzarlo al meglio, anche perché lui sa che in questa stagione deve dare il massimo per poter aspirare a palcoscenici importanti".
Oristanio trova Abate, un allenatore giovane, tra l'altro campano come voi. Crede possa essere la persona giusta per valorizzarlo?
"Sì, so che ha già sentito il mister. Non so cosa si siano detti, perché Gaetano è un ragazzo molto riservato e anche a noi familiari racconta poco. Certo, parlare la stessa lingua e provenire dalla stessa regione significa anche comprendersi meglio. Non per un fatto di campanilismo, ma di mentalità, perché i campani hanno caratteristiche che li contraddistinguono. Io penso che un allenatore campano possa valorizzarlo al massimo, anche perché ne comprende meglio la psicologia".
Come racconterebbe Gaetano Oristanio?
"Gaetano è un 'ragazzino' che fin da piccolo ha sempre avuto un grande spirito competitivo, però sempre unito al rispetto per gli altri. Già da bambino sapeva che, per intraprendere questa strada, avrebbe dovuto lasciare presto la sua casa. A 13 anni se n'è andato a Milano, a mille chilometri di distanza. Era già mentalizzato e non ha mai dato una preoccupazione a noi genitori né alla sorella: non si è mai lamentato. Un ragazzino che va a Milano potrebbe avere anche momenti di smarrimento, invece lui è stato un ragazzo, un ragazzino, un uomo che si è sempre assunto le proprie responsabilità senza gravare sugli altri. Ha questa passione per il calcio che, fortunatamente, è riuscito a trasformare in una professione dopo tanti anni di sacrifici e io penso che, se stimolato, possa dare sempre di più".
Che consiglio gli ha dato in vista di questa esperienza?
"Di stare sereno, perché i risultati arriveranno. Un anno negativo può sempre capitare, sia per motivazioni contingenti sia per schemi di gioco non congeniali alle sue caratteristiche naturali. Però penso che quella del Torino sia una grande opportunità per dimostrare quello che è il suo calcio".
Le caratteristiche di Gaetano come si sposano con quelle valoriali del Toro?
"Si possono ritrovare, perché Gaetano è un grande lavoratore. Quando arriva in una squadra dà il massimo in termini di sacrificio e di lavoro. È anche un ragazzo che si mette a disposizione del gruppo, a volte anteponendo la squadra all'individualismo. Spesso anche le sue prestazioni che possono sembrare più opache riflettono proprio questo spirito di sacrificio al servizio della squadra e del risultato finale".
Invece in questi anni, ad esempio a Parma, che cos'è che non ha funzionato?
"Ci sono sicuramente state anche situazioni personali che possono averlo limitato, però le componenti sono state tante e un anno negativo ci sta nella carriera di un calciatore. Lui è ancora giovane, ha solo 23 anni, ma ha già maturato un'esperienza importante: due anni in Olanda, con una promozione dalla Serie B alla Serie A olandese e una salvezza conquistata, guidato da un grande allenatore come Jonk. Poi è arrivato a Cagliari e sicuramente ha dato il massimo con Ranieri. Successivamente è passato al Venezia, dove, nonostante molte prestazioni più che positive, è arrivata purtroppo la retrocessione. Infine, a Parma ha collezionato 21 presenze e, all'inizio, il mister lo ha schierato con continuità. Ha 23 anni, ma tra Serie A olandese e Serie A italiana ha già collezionato quasi 100 presenze, quindi ha già un piccolo bagaglio di esperienza alle spalle che spera di arricchire ulteriormente".
Da bambino si capiva che sarebbe diventato un calciatore?
"Gaetano è un ragazzino che è stato avviato al calcio fin da piccolo dal padre, che aveva questa grande passione. Ha militato in Serie C e nei campionati dilettantistici, quindi gli ha trasmesso questa passione e lo ha allenato dai 4 anni fino a quando è partito per Milano, a 13 anni. Gli ha trasmesso la passione per il calcio, ma anche la dedizione al lavoro, senza però gravarlo di un peso troppo grande. È stato un percorso naturale, fatto di lavoro, ma anche di grande passione e divertimento, se così possiamo dire".
È vero che era un po' timido?
"Sì, era un po' timido. C'è un aneddoto: prima di giocare con ragazzini che non conosceva, il padre doveva presentarglieli in modo da rompere il ghiaccio. Poi, piano piano, si sbloccava. Più che timido, però, è riservato: non esterna facilmente i suoi sentimenti, li tiene un po' per sé".
Verrete a Torino o a vedere qualche partita?
"Certo. Noi e nostro figlio abbiamo sempre seguito le sue squadre, nei limiti del possibile".
In bocca al lupo allora.
"Speriamo bene. Crepi il lupo e speriamo in un'annata positiva".
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