Toro News Toro Approfondimenti I sacrificabili del Toro: vendere per costruire, senza perdere il futuro

I sacrificabili del Toro: vendere per costruire, senza perdere il futuro

Andrea Novello
Quali sono i giocatori che il Toro è disposto a perdere?

Da sempre, nella letteratura e nel mito, il sacrificio è il prezzo da pagare per ottenere qualcosa. Ifigenia viene sacrificata perché la flotta greca possa salpare verso Troia. Abramo è chiamato a mettere alla prova la propria fede attraverso il sacrificio di Isacco. E poi c'è tutta una tradizione letteraria in cui qualcuno deve rinunciare a qualcosa, o a qualcuno, perché una storia possa andare avanti. Anche il calcio, nel suo piccolo, conosce bene questa regola. E in questo momento il Toro sembra trovarsi esattamente lì: davanti a una scelta. Perché per continuare a costruire la squadra, fare mercato e dare ad Abate un organico più vicino alle idee della società, qualcuno dovrà essere sacrificato.

I destini già segnati e quelli ancora da scrivere

I giocatori granata che sono sul mercato possono essere definiti allo stesso modo. Il punto focale è che il Toro ha bisogno di fare cassa, liberare spazio e sfoltire una rosa che, in alcuni reparti, presenta ancora troppe alternative e in certi casi non adatte. Dopo 5 acquisti, nell'ordine Oristanio, Mascardi, Comert, Comuzzo e Fitz-Jim, che potrebbero diventare sei a breve con le ultime battute dell'affare Perri, prima di pensare alle prossime entrate, Petrachi deve quindi trovare le uscite. Il nome più pesante, per certi versi, è quello di Gvidas Gineitis. Le parole di Cairo hanno fatto sottintendere che il centrocampista lituano è tutt'altro che incedibile. Non significa che il Torino voglia venderlo a tutti i costi, ma che davanti alla proposta giusta anche Gineitis può diventare una risorsa economica da mettere sul mercato. Un segnale importante, perché parliamo di un giocatore giovane, di proprietà e con ancora margini di crescita. Poi ci sono gli esuberi più evidenti. Ivan Ilic è da tempo nella lista delle possibili partenze e il Torino continua a cercare una soluzione. Anche per Tino Anjorin si valutano opportunità: il centrocampo, più di ogni altro, è il reparto in cui prima di nuove entrate servirà uno sfoltimento. E ancora ci sono Biraghi e Israel, due giocatori che il Toro vorrebbe cedere, ma per i quali la ricerca di una soluzione presenta alcune difficoltà. Il primo è reduce dall'operazione alla spalle e, anche se in vendita, difficilmente verrà ceduto in questa sessione di mercato. Il secondo, invece, ha un ingaggio molto alto, di cui il Toro fare volentieri a meno, ma trovare qualcuno disposto a garantirgli un contratto simile è tutt'altro che semplice.

Tutto ha un limite

Il sacrificio, tuttavia, per il Toro, deve avere anche un limite. Perché se da una parte ci sono giocatori dai quali la società è pronta a separarsi, dall'altra ci sono due giovani che il club vuole trattenere: Alieu Njie e, soprattutto, Alessio Cacciamani, entrambi hanno suscitato l'interesse di altri club. È questo forse il passaggio più interessante del mercato granata. Il Toro deve vendere, ma non vuole e non può vendere tutto ciò che può generare una plusvalenza. Cacciamani è l'esempio perfetto. Il suo nome è già finito sotto i riflettori e le offerte non mancano. La Roma ha già presentato alcune offerte, ma il Toro ha detto no e continua a considerare il classe 2007 un patrimonio da difendere. E così dovrebbe sempre essere da qui a fine mercato. Una scelta che dice molto: il sacrificio può essere necessario, ma non deve diventare autodistruzione. La certezza è che qualcuno di quelli citati sopra Njie e Cacciamani verrà ceduto, dopodiché bisognerà dimostrare che saranno state uscite utili. Perché ogni sacrificio, nella storia e nella letteratura, ha senso soltanto se serve a raggiungere qualcosa. E il Toro dovrà dimostrare che le sue cessioni serviranno davvero a costruire una squadra migliore.