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Impressioni a caldo da Torino-Alcione Milano

Davide Bonsignore
Le prime impressioni dal test amichevole del Torino contro l'Alcione Milano

Forse ci si aspettava di più: quando si alza l'asticella, il Torino non mantiene le stesse garanzie. Ma c'era da aspettarselo: tra la Prima Categoria del Pinzolo Valrendena e la Serie C dell'Alcione Milano c'è un abisso. E comunque, non è che il Toro abbia deluso. La questione è inevitabilmente legata ai carichi: Abate ha chiesto tanto alle gambe dei propri giocatori, che si sono rivelate meno reattive in questo secondo test amichevole. A maggior ragione contro una squadra attrezzata come la terza di Milano. Ma da una partita all'altra, il tecnico granata ha scelto di cambiare davvero tanto, molto di più di quanto fosse prevedibile...

La decide Kulenovic: match imballato come le gambe dei granata

Questa volta la rivoluzione scelta da Abate non è a metà tempo, cambiando completamente gli interpreti in campo, ma a livello di gioco: il Torino sorprende in quanto a moduli, e lo approfondiremo nelle prossime righe. Già dall'inizio del match, la sensazione tangibile di una partita diversa, con due squadre più a livello, fatte le dovute proporzioni. I primi 45 minuti sono rimasti bloccati sullo 0-0, con le due formazioni che si sono fatte vedere due volte a testa, una grande occasione dei milanesi a inizio match, una ottima di Casadei prima del fischio dell'arbitro. La ripresa ha regalato più possesso ai granata, che hanno faticato a elevare il ritmo, pur rimanendo per larghi tratti del tempo con dieci giocatori interamente nella metà campo milanese. A deciderla è stato Kulenovic, che ha trasformato dagli 11 metri. Gli schieramenti provati dai granata:
  • TORINO PRIMO TEMPO (4-2-3-1): Paleari; Dembélé, Coco Ismajli, Biraghi; Gineitis, Luongo; Casadei, Njie, Cacciamani; Simeone.
  • TORINO SECONDO TEMPO (3-4-2-1): Mascardi; Coco (60' Dellavalle), Ismajli (81' Pellini), Biraghi (69' Carrascosa); Aboukhlal, Ilic (84' Kugyela), Luongo (69' Dalla Vecchia), Cacciamani (60' Bianay Balcot); Oristanio, Njie (60' Gabellini); Kulenovic.

Abate cangiante: moduli che si mischiano e tattiche a sorpresa

Il secondo aspetto che salta all'occhio leggendo i due schieramenti è che alcuni giocatori sono rimasti in campo molto più di altri. Coco e Njie sono usciti soltanto al 60', Biraghi e Luongo, forse il migliore in campo, al 69'. Ismajli è stato in campo per 81 minuti. Iniziano a formarsi alcune gerarchie. Perché partire dal secondo aspetto? Perché è il primo a lasciare tanto da parlare. Abate cambia modulo e lo fa con decisione e un po' a sorpresa. Da un paio di giorni chi aveva osservato gli allenamenti dei granata aveva avuto modo di sorprendersi nel vedere il tecnico discostarsi da quello che a tutti era parso come il modulo di partenza, nonché il più funzionale per i giocatori a disposizione: il 3-4-2-1. Lo spuntare dei terzini ha sorpreso in allenamento, figurarsi in partita.

E in effetti, il 4-2-3-1 di Abate non è come tutti gli altri. Il modulo utilizzato dal tecnico ex Juve Stabia sembra quasi asimmetrico, con una parte gestita a mo' di difesa a 3, l'altra a 4. Coco e Ismajli erano fissi dietro, spostandosi seguendo il pallone. L'albanese era incaricato di uscire in pressione, ma a coprirlo non c'era un centrocampista - come sarebbe avvenuto in una difesa a 3 - quanto i terzini. In fase di non possesso, Dembélé e Biraghi si ancoravano a loro, ma quando c'è stato da far salire la squadra con il giro palla è stato soprattutto il francese a scattare per dettare il filtrante. I compagni lo hanno cercato spesso con questa modalità. In quanto ai centrocampisti, la linea è quella che vi abbiamo raccontato sovente negli scorsi giorni: Gineitis è elemento più ancorato, a garantire sostanza e costanza in mezzo. Luongo è quello a cui bisogna stare attenti: il talento classe 2008 ha appreso i precetti tattici di Abate e in amichevole li ha applicati con precisione. Suo il compito di seguire la pressione dei granata sul giro palla arretrato dell'Alcione. Suo però anche il compito di seguire la pressione dell'Alcione sul giro palla arretrato del Torino, così da fornire il passaggio facile al centrale in difficoltà oppure lo scarico al trequartista tornante.

Un ruolo, quest'ultimo, attribuito soprattutto a Casadei e Cacciamani. Njie, e questo forse è l'aspetto più proprio del 4-2-3-1, non si scambiava tanto con il classe 2007, cosa che avrebbe fatto nel 3-4-2-1 visto nella precedente amichevole, quanto con Simeone. Al "Cholito" il compito di farsi vedere dietro per raccogliere le verticalizzazioni e allargare sugli esterni, allo svedese quello di vedere lo spazio in avanti e inserirsi. Un compito, però, che il classe 2005 non ha accolto con grande precisione. Gli servirà più tempo per apprendere questi precetti. Nella seconda frazione di gara, la trama è cambiata al cambiare degli interpreti: Abate ha ristabilito il 3-4-2-1 a cui ci si stava abituando, con i movimenti già trattati: il frequente scambio trequartista-esterno, la punta che detta il tempo, i braccetti che coprono e si accentrano all'arretrare dei quinti.

Torino-Alcione: alcune conclusioni

Quel che lascia più sorpresi è la concretezza delle parole di Abate. Quando un tecnico svia la domanda sul modulo, spesso è un espediente. Quando Abate sosteneva che fosse "riduttivo parlare di numeri", preferendo parlare di "fase difensiva" e di "percorso" o "soluzioni", non mentiva: il tecnico non parte da una disposizione fissa per inventare i movimenti. Prima arrivano i movimenti, poi se ne deducono i numeri. E i numeri raccolti da questo secondo test amichevole del Torino contro l'Alcione non consentono di arrivare a una conclusione univoca, ma permettono di interessarsi maggiormente alle soluzioni tattiche trovate da Abate: un modulo che vuole partire da un 3-4-2-1, soprattutto in fase di possesso, con le spinte degli esterni, ma che non ha affatto paura di non far rientrare completamente gli esterni. E questo è dettato dalla situazione: se i granata hanno bisogno di chiudersi, i cinque dietro fanno comodo. Ma se esiste la possibilità di alzare il baricentro e pressare il giro palla avversario sul primo controllo, allora la difesa a quattro è la soluzione per aggiungere un uomo alla prima linea di pressione. Una trovata interessante, un modulo cangiante e una considerazione doverosa: le richieste di Abate sono applicabili se e solo se la qualità tecnica della squadra lo consente. Al momento non è così. Il Torino ha ancora un bisogno tremendo del calciomercato.