Ignazio Abate ha incontrato la squadra al Filadelfia e diretto il primo allenamento. Le sue dichiarazioni in conferenza stampa

Inizia ufficialmente l'avventura di Ignazio Abate sulla panchina del Torino. Dopo le esperienze tra Primavera e Serie B, il tecnico compie il grande salto approdando per la prima volta in Serie A. Una scelta coraggiosa da parte del Torino, che ha deciso di puntare su un allenatore giovane e con tanta voglia di affermarsi. Ad attenderlo c'è una sfida tutt'altro che semplice: rilanciare una squadra reduce da una stagione deludente e costruire un'identità riconoscibile fin dalle prime uscite. Nel primo giorno del raduno, Abate presenta la sua visione del nuovo Torino. Di seguito, le sue dichiarazioni in conferenza stampa.

Torino FC Traning Session

"Devo iniziare ringraziando la Juve Stabia per l'anno trascorso senza il quale non sarei stato qui. Ringrazio il presidente e il direttore per l'occasione che mi hanno concesso".

Le emozioni che hai provato tornando in un città con un ruolo diverso. Che cosa hai trovato di cambiato o diverso rispetto a 17 anni fa?

"Ho avuto già in giovane la fortuna di incontrare questo ambiente. Tornarci dopo tanti anni è cambiato molto dal punto di vista organizzativo, erano i primi anni del presidente. Ho trovato grande organizzazione e un centro sportivo molto bello in cui sarà bello starci dalla mattina alla sera. Torino è una piaza enorme ed essere qui è un grande responsabilità che cercherò di rispettare giorno dopo giorno".

Che Torino avete in mente?

“Un Torino riconoscibile, con grande identità. Vorrei un calcio propositivo in cui si cerca di dominare il gioco. Sappiamo benissimo quali sono i tempi del mercato. Non bisogna avere fretta ma andare sui profili più funzionali. Voglio una squadra coraggiosa, su quello non transigo”.

Il 3-4-2-1 sarà modulo di partenza?

“Riduttivo parlare di numeri. Si parla di fase difensiva. Quello che è importante è il percorso. Cercheremo di impostare a tre, poi dobbiamo essere bravi a trovare soluzioni. Per quanto riguarda i giocatori, dai grandi che hanno vissuto questa piazza mi aspetto molto soprattutto dal punto di vista umano”.

C’è una tua Torino. Un angolo della città che era identificativo per te? C’è una squadra al Mondiale che stai seguendo che può essere un punto di riferimento per il Torino?

“Quando sono arrivato 20-25 giorni fa sono andato direttamente al Filadelfia e un po’ mi sono sentito casa. Si respira un’anima popolare e siccome vivo di empatia, credo che il centro sportivo ci debba rappresentare. Per l’angolo di Torino non faccio una vita mondana, mi piace vive il centro sportivo e passare il tempo con la squadra invisibile che circonda la squadra che portano punti alla lunga. Al Mondiale ci sono troppe squadre forti, non vorrei mai mettere in difficoltà il direttore. Balza all’occhio l’identità propositiva delle squadre. Voglio una squadra artefice del nostro destino e che i tifosi si riconoscano nel gruppo dei miei ragazzi”.

Zapata sarà il capitano di questa squadra? Quale può essere l’evoluzione di Cacciamani

“Credo che sarà Zapata, un giocatore importante. Mi aspetto tanto da lui soprattutto come punto di riferimento nello spogliatoio. Cacciamani è un ragazzo giovane che ha ottime qualità ma i giovani non vanno caricati di responsabilità. È un ragazzo serio che ha grandi margini di miglioramento. L’ho utilizzato come quinto di squilibrio vedremo dove lo porterà la sua evoluzione dal punto di vista tattico. Non mi precludo niente, ha un cambio di passo notevole”.

Cosa ti ha convinto ad accettare il Toro? Cosa vuoi dire ai tifosi?

“È stato semplicissimo accettare il Torino. È una piazza che pesa. Io ho bisogno di sentire l’ambiente. Ho bisogno che i tifosi si rappresentino in questo gruppo squadra. Mi riconosco nel lavoro, la passione, il senso di appartenenza. Lavoreremo per darvi delle soddisfazioni. Si nota sempre il filtro di vedere il bicchiere mezzo vuoto, ma da fuori il Torino è tanta roba. Noi abbiamo bisogno di ricreare energia, positività. Sono convinto che nelle difficoltà ci riusciremo. Ai tifosi: non sono un ragazzo da slogan. L’impegno che posso prendermi è di vedere una squadra che gioca con passione e orgoglio e farò capire ai ragazzi cosa significa indossare questa maglia”.

La prima partita sarà con il Milan.

“Il Milan è stato la mia vita. Mi ha dato possibilità di giocare ad alto livello. Quando ho visto i calendari e c’era Torino-Milan speravo di diventare il nuovo allenatore del Torino. Sarà un piacere affrontare la prima giornata”.

Per quali obiettivi deve competere il Torino?

“Non ho obiettivi in questo momento. Al momento dobbiamo creare fondamenta forti. Senza un gruppo dai valori morali non si va avanti. Dobbiamo prendere gente che vede il Torino come se fosse il Real Madrid. Dove arriveremo lo vedremo strada facendo. I valori morali devono essere alti e in questi 40 giorni dobbiamo porci questo obiettivo”.

In questa squadra ci sono dei buchi. In base ai tuoi concetti quali sono le priorità per lavorare bene in ritiro?

“Siamo consapevoli che in questo momento abbiamo delle priorità, ma prendere tanto per prendere sarebbe sbagliato. Sappiamo di avere dei buchi, ma in questo momento non ci penso e mi porterebbe via energia. C’è tanto lavoro da fare per individuare i profili giusti. Poi non è facile raggiungere l’obiettivo. Ma ho fiducia che il direttore creerà una squadra che voglia affrontare l’avversario a viso aperto.

Cosa fare ora con la fascia destra?

“Lavoreremo sulla nostra idea di calcio e senza piangerci addosso. Gli alibi non fanno parte del mio carattere”.

Casadei ha dimostrato confidenza col gol. Cosa si aspetta da lui e dove lo vedremo posizionato?

“Mi aspetto tanto da tutti. Casadei ha caratteristiche importanti nell’attaccare l’area, deve migliorare nella lettura del gioco ma è un giocatore di livello. Su di lui ci puntiamo”.

Cacciamani può svariare su entrambi i fronti? Cosa ti aspetti da Vlasic?

Vlasic ha caricato anche me. È un giocatore importante, dobbiamo essere bravi a trovarlo nelle zone di campo in cui può determinare. Un punto di riferimento, uno dei capitani di questo gruppo. Cacciamani lo preferisco a sinistra, quando punta ha questa finta del doppio passo che gli viene naturale. Ha margine per variare le sue giocate. Mi rivedo in lui e può, abbassando il suo raggio d’azione, mettere in pratica le sue qualità migliori”.

Aprirà il Filadelfia al pubblico?

“Il primo giorno che sono stati al Fila ho messo per il 12 l'allenamento a porte aperte. Non pensavo fosse una novità. Io penso che sicuramente un giorno alla settimana sarà sempre aperto. È giusto schermarsi nei giorni vicini alla partita, ma da quel punto di vista ero molto aperto. Era abituato anche a Castellammare a stare attorno ai palazzi ed era affascinante”.

Come ti rapporterai con i giovani? Alcuni, come Dellavalle e Dalla Vecchia, hanno già fatto la B, avranno una opportunità?

“Non dipende da me, ma dipende da loro, da quanto avranno fame di emergere. Noi siamo aperti a tutto, non metto croci verso nessuno. Non faccio distinzioni tra giovani e vecchi. In campo scende chi merita. Carrascosa, Pellini, qualche ragazzo bravo c’è”.

Sei il ventesimo allenatore dell’era Cairo. Non ha il timore di subire il fatto che sei al primo anno in Serie A? Non hai paura che la società possa sfruttare questa situazione e trovarti una squadra il 31 agosto?

“Mi stai chiedendo se rischio? Non mi spaventa niente. È la verità. Ho ringraziato direttore e presidente. Io ho vissuto anche ambienti difficili e ho conquistato tutto. Mi hanno stimolato a tirare fuori gli artigli. Non vengo qui per fare curriculum ma per dare il mio meglio e metterci fame. Vengo qui cercando di far bene con i migliori presupposti. Devo pensare e sognare che allestiremo una squadra con grande spirito. Il percorso sarà tortuoso ma dobbiamo superare queste difficoltà senza piangerci addosso. Se pensiamo che il calendario è complicato non andiamo da nessuna parte. Dobbiamo pensare che anche per gli altri sarà difficile affrontare il Torino. Dobbiamo toglierci dalla testa ogni minimo alibi e cercare soluzioni”.

Porterai il Torino al Museo del Grande Torino?

“Io non sono qui per giudicare le strategie della società, per giudicare il passato. Sono qui per cercare di costruire presente e futuro di questa società, creando un’identità forte e riconoscibile. Magari anche andando al Museo si può trasferire qualcosa”.

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