Toro News Toro Approfondimenti Lo spettro di Baroni, Abate prova a scacciarlo: il ritorno del castello

Lo spettro di Baroni, Abate prova a scacciarlo: il ritorno del castello

Davide Bonsignore
I flashback dei granata lasciano spazio a una nuova tecnica difensiva di Abate sulle punizioni dalla trequarti

Non volendo citare nuovamente Renato Zero, possiamo comunque dire che i tifosi del Toro avevano cercato di dimenticare questa disposizione difensiva. E non perché sia poco efficace, anzi. Il castello è una delle tecniche più utilizzate nel calcio, moderno e non, in situazioni di difesa da calci piazzati. I ricordi dei granata, però, non sono positivi. 29 settembre 2025, minuto 72: Mateo Pellegrino salta di testa su un calcio d'angolo e, a marcare, Nikola Vlasic. La differenza di 14 centimetri tra i due non permette al croato di impedire la rete del definitivo 2-1 per i Crociati.

Abate riprova il castello: ma la modalità è ben distina...

Ecco quindi che si rifanno vivi i ricordi negativi dei granata quando Abate dà l'indicazione: "Ora proviamo il castello". Le differenze tra le due tecniche difensive, però, sono sostanziali. Intanto il contesto: l'episodio negativo che ricordano i tifosi granata è legato a un calcio d'angolo. L'indicazione di Abate, invece, arriva proprio dopo aver preparato le disposizioni su calcio d'angolo, concentrandosi sulle punizioni da 18 e 30 metri. Quindi la disposizione: osservando la suddetta situazione contro il Parma, si può notare come Baroni richiedesse una concentrazione quasi totale in area di rigore, con una disposizione classica: 3-4-2. Abate, fatte le dovute distinzioni a livello contestuale, ha disposto i suoi con due elementi fuori in copertura, e gli altri disposti, a partire dalla linea di porta e ad avanzare, con un 4-3-1.

Le indicazioni: cosa richiede il nuovo castello

L'obiettivo del castello è quello di ingabbiare i giocatori avversari ed essere reattivi anticipando il crosso dalla trequarti. Non a caso, sono arrivate frequentemente le indicazioni di Raimondi: "Non muovete il castello, non apritelo". La richiesta del collaboratore tecnico di Abate, al di là della disposizione da tenere, era legata anche al tempismo, come evidenziato già negli esercizi situazionali: "Teniamo la linea fino all'ultimo, non prima, non muoviamoci prima. Quando c'è il movimento del piede ci muoviamo, non prima". La composizione del castello era con una prima linea a quattro, composta dal terzetto difensivo più il quinto opposto alla provenienza della punizione, una seconda linea a tre, composta dai due centrocampisti e il trequartista più stazzato (Casadei) e l'attaccante a guidare la marcatura in area. Fuori in marcatura l'altro quinto e l'altro trequartista.

L'obiettivo di Abate era quello di costruire una marcatura molto aggressiva, basata sull'attacco repentino del pallone e del movimento avversario. Non a caso, un tema molto toccato dal tecnico è stato quello mentale: "Dentro qui c'è da fare la guerra, far west". E un apprezzamento a un singolo: "Ci vuole l'atteggiamento di Sandro", Abate ha apprezzato la grinta e la cattiveria di Kulenovic, candidato per una maglia dal 1' contro il Cittadella. La nota, forse, dolente dello schema è la palla spizzata sul primo palo. Abate ha più volte richiamato Casadei, posto in quella posizione, ricordandogli di essere nella zona più pericolosa. Così anche le attenzioni di Paleari: "Lo sappiamo eh, la spizzata sul primo palo è un problema del castello. È chiaro, lo sappiamo". Ora c'è curiosità nel vedere questa situazione applicata in partita.