Toro News Toro Approfondimenti Sassuolo-Torino 2-1, Abate Cam: Ismajli in panchina è stato come tirarsi la zappa sui piedi?

Sassuolo-Torino 2-1, Abate Cam: Ismajli in panchina è stato come tirarsi la zappa sui piedi?

Federico Marchesi
Perché ha scelto ancora di escludere Ismajli? Come mai il Toro non ha reagito nel finale allo svantaggio? Le impressioni date da Abate contro il Sassuolo

Un famoso detto latino tradotto recita "errare è umano, ma perseverare è diabolico". In settimana si era parlato di come rinunciare ad Ardian Ismajli fosse un azzardo che il Torino forse non poteva permettersi allo stato attuale delle cose. E mai una risposta come quella di oggi va più in questa direzione. Ignazio Abate ieri sera ha vissuto la sua seconda apparizione in Serie A da allenatore e lo ha fatto contro chi, non più tardi di circa tre mesi fa, avrebbe potuto essere al suo posto oggi, Alberto Aquilani.

Il giocatore ex Roma e Liverpool era, insieme all'ex Milan, nella lista dei candidati per subentrare a Roberto D'Aversa sulla panchina granata. E oggi la sfida l'ha vinta proprio il tecnico del Sassuolo, nel risultato, ma anche sul campo. Al Mapei Stadium il Toro ha affrontato i neroverdi che hanno applicato una pressione alta che ha messo in difficoltà i giocatori del Torino. È vero: le occasioni da gol sono state distribuite abbastanza equamente, ma gli emiliani hanno avuto quel qualcosa in più che gli ha permesso di prevalere sui granata. L'allenatore campano si è affidato al 3-5-2, schierando in attacco ad Adams visto l'imminente passaggio in Viola di Alieu Njie e arretrando di qualche metro il raggio d'azione di Vlasic, mossa che non ha pagato. Ma il cambio nell'11 titolare di Abate che desta più dubbi è senz'altro quello che ha visto iniziare fuori Ismajli, con il rientro di Cömert da braccetto sinistro che ha fatto scalare Comuzzo a destra e Coco al centro. Dalle indicazioni emerse dalle scelte iniziali, dai cambi e dalle dichiarazioni post partita si può tracciare un quadro della gara dell'ex Juve Stabia e Ternana.

Abate "ci è cascato di nuovo": ancora un'esclusione iniziale per Ismajli

Se la prestazione con il Milan del numero 44 granata potesse costituire una lezione, si potrebbe affermare che non è servita. Il tecnico del Torino ci è ricascato con tutte le scarpe e ha scelto di fare a meno dell'albanese nella sua formazione di partenza. Un errore che, ragionando con il senno di poi, ha pagato caro perché la difesa del Toro ha subito troppo le folate e le iniziative del vivace tridente offensivo neroverde. Saul Coco, pur senza commettere evidenti sbagli, ha disputato una gara tutt'altro che impeccabile, mentre entrambe le reti del Sassuolo arrivano dalla parte di Cömert che, pur senza colpe dirette sulle due azioni, ha sofferto il brio e la qualità di Volpato da quel lato. Comuzzo invece ha rappresentato la croce e delizia per eccellenza di questo match: ha firmato la rete del pareggio, è vero, incornando un ottimo cross di Cacciamani, ma al contempo è autore di un errore su Laurienté, dal quale scaturisce il primo gol di marca neroverde.
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Alla retroguardia granata è mancata una guida centrale, che prendesse in mano il timone nei momenti di tempesta e che ha un nome e un cognome: Ardian Ismajli. E infatti quando il classe '96 ha fatto il suo ingresso in campo ha messo una pezza su due azioni pericolose del Sassuolo salvando il Toro e confermandosi una garanzia difensiva. Resta quindi di difficile comprensione la scelta di rinunciarci per più di due terzi di gara.

Abate predica bene e razzola male: perché indietreggiare Vlasic?

Se è ormai risaputo che l'ex allenatore della Primavera del Milan chieda coraggio ai suoi giocatori, resta da domandarsi come mai pecchi un po' di audacia nelle decisioni che poi prende in campo. Il tecnico nato in Campania ha scelto di affidarsi al tandem Simeone-Adams, cercando di affiancare al Cholito una seconda punta mobile. Ma al contempo ha optato per arretrare il giocatore di maggior estro e tecnica della squadra a centrocampo, con una scelta di baroniana memoria per certi versi. Il numero 10 granata schierato nei tre di centrocampo ha finito per disperdere la propria efficacia e brillantezza offensiva e per commettere qualche disattenzione a livello di compiti difensivi, non proprio la sua specialità. Una decisione coraggiosa e sfrontata sarebbe stata quella di lasciare comunque il croato sulla trequarti, libero di svariare e di fare da connessione tra la mediana e le due punte. Potendo comunque contare su un duo come Fitz-Jim e Gineitis, che insieme ricoprono le vesti di una coppia di mediani. E invece Abate ha preferito stare più abbottonato, rinunciando in parte alle doti dell'ex West Ham.

La reazione troppo timida al 2-1 e la necessità di darsi del tempo

Un'altra nota dolente della sfida dal lato granata è stata, a differenza di quanto visto con il Milan, il mancato impatto dei cambi sull'andamento del match, Ismajli a parte. Ilkhan, Kulenovic, Aboukhlal e Zapata non sono riusciti a dare una sferzata alla manovra offensiva del Toro che, una volta subito il gol del sorpasso firmato Domenico Berardi, ma in realtà già a partire dal momento dei cambi degli emiliani, si è spento, non riuscendo più ad accendersi.

Anche Simeone durante l'intervista postpartita ha sottolineato come il secondo tempo non sia stato all'altezza. Unendosi alla critica verso la ripresa, il tecnico di Sant'Agata de' Goti ha in seguito offerto ai microfoni di DAZN un altro spunto. Il tecnico si è detto soddisfatto del lavoro dei suoi ragazzi nel primo tempo, sottolineando come debbano diventare più cinici sottoporta e anche coscienti dei propri mezzi, tentando di "proporre con fiducia, senza pensare troppo all’errore, che fa parte del gioco, è un processo". E questo discorso è tranquillamente applicabile anche ad Abate stesso. Sebbene le critiche mosse possano essere anche lecite, all'allenatore granata, che ha come dote la determinazione di proseguire sul suo percorso, va concesso di poter sbagliare, abbracciando la possibilità di fare un errore, lasciandogli avere il tempo di far amalgamare nel processo di miglioramento i suoi dettami ai calciatori. Ma al contempo l'ex Juve Stabia dovrà far tesoro dei suoi sbagli per non rischiare di tirarsi la zappa sui piedi da solo e compromettere gradualmente la credibilità del suo modus operandi.

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