Alcuni dicono…

Alcuni dicono…

di Silvia Lachello

 

Giovedì 12 maggio 2011

Caro Diario,

hai presente The Sims? Ho scoperto che in quel ‘gioco’ i personaggi muoiono. E risorgono pure: basta avere un buon quantitativo di ambrosia a disposizione.
In pratica, funziona così: il Sim muore, viene deposto nella sua bella tomba con tanto di lapide e, successivamente, continua…

di Silvia Lachello

 

Giovedì 12 maggio 2011

Caro Diario,

hai presente The Sims? Ho scoperto che in quel ‘gioco’ i personaggi muoiono. E risorgono pure: basta avere un buon quantitativo di ambrosia a disposizione.
In pratica, funziona così: il Sim muore, viene deposto nella sua bella tomba con tanto di lapide e, successivamente, continua a partecipare alle vicende dei suoi ‘colleghi’ viventi e… uh, devo aprire una parentesi.
Se la vita virtuale è una vita che non esiste e la morte reale è non esistere… la morte virtuale è vivere la vita vera? Vabbe’… chiudo la parentesi.
Ti dicevo del Sim morto che partecipa, giusto?
Bene: un Sim morto non lo è per sempre.
Mentre vaga, sotto forma di fantasma, se è abbastanza fortunato da trovare scorte di ambrosia, che possono essergli anche donate da Sims vivi, be’… ritorna in vita.
Che meravigliosa metafora del Toro, vero?
Come? Non ti è chiaro in che senso?
Te lo spiego: c’era una volta il Toro, divenne il Grande Torino, perì, l’ambrosia lo fece rivivere, si giunse ad un culmine gioioso e poi saliscendi continui (con tendenza verso il scendi, ahimè…) e sempre l’ambrosia ha avuto ruolo fondamentale nelle varie resurrezioni.
Ma tu guarda come sono distratta… ho scritto ambrosia, mentre volevo scrivere tifosi… che sciocca.
Più ambrosia c’è… e ridaje… più sono i tifosi (e più sono compatti) e più sono le possibilità di rinascita.
Non funziona così?

Venerdì 13 maggio 2011

Caro Diario,

ma il venerdì 13 porta sfiga o no?
Boh, lo chiederò alla mia micia (quasi) tutta nera.

Sabato 14 maggio 2011, Torino-Triestina 2-0

Caro Diario,

due gol ed è fatta: il calcio è semplice.
Anche quando non è particolarmente bello da vedere.
Ci sono momenti in cui la forma ha la sua importanza, altri in cui va bene così e fa che ‘t n’abi.
Come faccio a spiegare il fa che ‘t n’abi a chi non parla piemontese? Non lo spiego e via: mica posso fare tutto io…
Dall’anno scorso, quando il Toro gioca contro la Triestina, mi piace immaginare che i gemelli D’Ambrosio, entrando in campo, si carichino vicendevolmente dicendosi frasi cordiali del tipo: “Tanto la mamma preferisce me…” oppure “Taci, gemello parassita!”. Non ho evidenza di tal dialogare, ma… come dire… non ho evidenza neppure di qualcuno particolarmente carico in campo, però… dai, due a zero: fa che ‘t n’abi.

Domenica 15 maggio 2011

Caro Diario,

ieri, dopo la partita, Salone del Libro. Un delirio godereccio quasi senza pari, due begli acquisti in senso libresco, sconosciuti che, vedendomi con la maglia Granata, mi chiedevano: “Che cos’ha fatto il Toro?”
Avrei potuto rispondere in vieppiù maniere:
– ha fatto pena, ma ha vinto
– ha vinto, giocando male
– eccheccavolo ne so? questa era l’unica maglietta pulita che avevo in casa: io tengo per il Vianney…
Ma siccome sono una personcina cortese e cordiale (e anche autoironica…), mi sono limitata ad un: “Due a zero!” condito da sorriso.
Il rombo proveniente dal mio stomaco, però, mi ha fatto capire che era ora di andare a cenare e mi sono avviata verso un posticino che pareva offrire qualcosa di dignitoso.
Faccio la mia codina santa, pago, mi appresto a dirigermi verso i tavoli e… “Quelli con la maglia come la tua non dovrebbero mettere manco piede qui dentro”, mi sento dire da sinistra.
Il mio aplomb tipicamente britannico ha fatto in modo che il vassoio che stringevo fra le mani non aplombasse nelle parti – appunto – basse di costui.
Vabbe’… il mondo è pieno di idioti che si ritengono in dovere di rompere le cispole a tutti i costi.
Il Toro ieri ha vinto, i cugggini oggi no e quindi, ancora una volta, fa che ‘t n’abi.

Lunedì 16 maggio 2011
anzi, no: Domenica 16 maggio 1976
seeeee… magari… no, dai:
Lunedì 16 maggio 2011

Caro Diario,

alcuni erano del Toro perché aspettavano che arrivasse quel Sedicimaggio.
Alcuni continuano ad essere del Toro e nulla li smuove dall’idea di vivere un altro Sedicimaggio in futuro.
Alcuni dicono che il Sedicimaggio, forse, è stato il giorno più bello della loro vita.
Alcuni dicono: “Io, il Sedicimaggio, non c’ero” e sempre rimarranno con quella stretta alla gola.
Alcuni dicono che il Sedicimaggio era il Sedimaggio anche se lontani chilometri e chilometri.
Alcuni sono del Toro perché sì: era giusto che il mese di Maggio diventasse più dolce.
Alcuni.
E gli altri?
Be’, quelli del Toro sono belli, gli altri no.
Tié.

Martedì 17 maggio 2011

Caro Diario,

ricordi il simpaticone che mi ha fatto sfoderare l’aplomb?
Bene, ho incontrato le sue controparti.

Controparte numero uno: in metropolitana. Munita di maglietta Granata e di figlia a sua volta munita di analogo capo d’abbigliamento (sì, cucù: è una seconda pelle, se non la prima…), mi appresto a fare i biglietti.
Da sinistra, sempre da sinistra, odo un coro d’angeli: “Con quelle maglie lì non dovreste neppure pagare…”
“Ma noi siamo onesti e paghiamo, paghiamo sempre, paghiamo tutto, paghiamo anche più del dovuto…”, rispondo al coro d’angeli (trattavasi di un cordiale addetto del GTT).
Abbiamo ciacolato qualche minuto del Toro, del Toro senza contorni, del Toro IDEA, del Toro speranza, del Toro delusione, del Toro esaltazione, del Toro modo di vivere, del Toro menomalechenonsiamogobbi… una cosa tranquilla, il Toro, quella roba lì che fa incazzare da morire, ma sei sempre lì e quando incontri qualcuno come te, ti può accadere di andare oltre al “Forza Toro!” e al “Sempre forza Toro!”, quella roba che ti pacifica, ti pacifica anche se poi ti fa aggrottare le sopracciglia… il Toro.

Controparte numero due: al bar, caffè, succo di frutta. Si avvicina una cameriera e sussurra: “Anche io sono del Toro”, dice e sorride, facendo l’occhiolino.
Due a uno, palla al centro e chi s’è visto, s’è visto.
Tutto sommato, tutta ‘sta faticaccia d’esser Granata è… piacevole.
A volte fa male, ma chi se ne frega.
Tra tre giorni vediamo che cosa succede e se sarà rabbia… la rabbia fluirà via.
Da me, quanto meno: non sono solita lasciarmi corrodere interiormente da ciò che amo.

Poi ti devo raccontare di quanto sia delirante il misto frutta composto da:
– andiamo ai playoff, ma non li superiamo
– non andiamo ai playoff, vaffanmulo
– non andiamo ai playoff, meno male
– io non voglio andare in serie A
– io non voglio rimanere in serie B
Misto frutta gentilmente offertomi da un Fratello nel giro di due minuti.
Sai, guardando il tutto dall’esterno, tutto ciò potrebbe apparire ridicolo.. forse lo è, ma d’altra parte.. con una risata li seppelliremo tutti: nemici, avversità, rotture di scatole.
Con una risata, ma non adesso, non adesso: ho ancora un tot di partite (più eventuali altre quattro) da affrontare.
Ma sotto sotto… rido e sono felice di essere del Toro: esiste qualcos’altro al mondo così ricco di sfaccettature? Pensaci.

Nota:
Fa che ‘t n’abi è, come dicevo, piemontese. Non ha nulla a che vedere con il Codice di Hammurabi, nonostante la rima, come mi fa notare spesso la Stefi. Vuol dire accontentati, fattelo bastare, sii felice. Ognuno scelga il significato che preferisce.

 

Foto di Massimo Dajelli, elaborazione grafica di Silvia Lachello

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