Chi siamo noi

Chi siamo noi

di Silvia Lachello

 

Venerdì 11 luglio 2008
 
Caro Diario,
visto che il calciomercato assorbe tutte le nostre energie con quantità incommensurabili di fuffa e visto che è il mio compleanno ed ho voglia di essere lieta e gioiosa… parliamo di NOI.
 
E partiamo con il Vecchietto Veemente. Più o meno ce n’è ogni quaranta-cinquanta spettatori,…

di Silvia Lachello

 

Venerdì 11 luglio 2008
 
Caro Diario,
visto che il calciomercato assorbe tutte le nostre energie con quantità incommensurabili di fuffa e visto che è il mio compleanno ed ho voglia di essere lieta e gioiosa… parliamo di NOI.
 
E partiamo con il Vecchietto Veemente. Più o meno ce n’è ogni quaranta-cinquanta spettatori, a volte mi domando se non siano esperimenti riusciti (?) di clonazione umana.
Il Vecchietto Veemente è un tifoso sanguigno ma un po’ ottuso, ama bestemmiare ad ogni pie’ sospinto, spesso sbaglia i nomi dei giocatori, costantemente si esprime con frasi standard quali:
"Quando c’era lui…" (e non sta facendo riferimento a nessuno statista del passato bensì a qualche giocatore-simbolo)
"Siete dei perdaballe!" (italianizzando il piemontese per darsi un tono)
"Vergogna! Vergogna!" (con accenti savonaroliani)
Spesso gli muore la voce in gola, spesso la gente intorno a lui teme che s’accasci privo di vita sui comodissimi seggiolini che arredano il catino, lamenta il mal di gambe perché deve stare in piedi per tutta la partita ma poi saltella agilmente nel discendere le scale che portano all’uscita dallo stadio.
Generalmente inizia a lamentarsi della mancanza di schemi di gioco tre minuti dopo l’inizio della partita. Borbotta, borbotta in continuazione, borbotta a voce alta, borbotta a sproposito.
Qualche volta gli si rivolge la parola per cercare di farlo ragionare ma si offende e si chiude in un momentaneo mutismo. Per poi riprendere a borbottare ancor più violentemente. Sai quando abbozza il suo primo borbottìo? All’annuncio delle formazioni. Giusto per scaldarsi la voce.
E’ curioso comunque osservare come il Vecchietto Veemente sia equamente ripartito nei vari settori dello stadio: ogni gruppo di tifosi ha il suo, non sempre lo stesso, ma uno è sempre presente.
 
Altra figura particolare è quella della Mummia Ieratica. Ha circa una cinquantina di anni, arriva allo stadio (dove non metteva piede da almeno otto lustri) tenendo fermo di fronte a sé il biglietto come se, novello Mr Bean, fosse l’unico al mondo ad averne uno, conta con attenzione le file dei seggiolini e, una volta individuato il posto di sua spettanza, si siede con ampi gesti che richiamano l’attenzione degli altri (e che non lo filano neppure di striscio). Gli si legge il pensiero: "Questo è il mio posto, il mio posto. Il. Mio. Posto. Mio. Tzé."
Se per caso si avventura in curva finisce per litigare… be’, sì, un po’ ha ragione ma la legge della curva è diversa da quella effettiva… comunque si siede dove deve, solleva un po’ di mugugni intorno a sé ma tutto compreso dalla sua giustezza indossa s’ammanta di santità e scuote la testa in segno di disapprovazione. Intanto si è assiso.
Solitamente non indossa nulla di granata, ma se lo fa si tratta di una sciarpa. Che gli sta storta. Come se non fosse abituato a portarne. Sicuramente non lo è. Prima che la partita inizi consulta compulsivamente il cellulare per controllare di non aver perso alcuna chiamata e manda sms guardandosi intorno. Poi legge i vari giornali che si è portato come bagaglio. Poco prima dell’annuncio della formazione ripone ordinatamente il cellulare in tasca, i giornali sotto al seggiolini, si soffia il naso e quindi si rende immobile. Immobile!
Passati i primi quarantacinque minuti di immobilità ripete la liturgia del controllo cellulare e della lettura giornali, poi si risoffia il naso e di nuovo sospende qualsiasi attività vitale.
Non si muove neppure in caso di segnatura, sia pro sia contro. No. Lui rimane fermo. Ti verrebbe voglia di picchiarlo per renderlo vivo, per verificare che abbia reazioni. Ma poi lasci perdere: non c’è tempo per gli esperimenti scientifici e poi bisogna continuare a seguire la partita nonostante lui e nonostante gli strali del Vecchietto Veemente. Al triplice fischio dell’arbitro scatta in piedi e scompare più rapidamente di quanto farebbe tramite teletrasporto. E tu rimani lì a domandarti se sia trattato di un ectoplasma o meno.
 
Ed ecco il Bambino Bestemmiante. Per fortuna è raro (o tempora, o mores). Vogliamo stendere un velo pietoso sul Bambino Bestemmiante? E magari anche sul padre e sulla madre del Bambino Bestemmiante? Sono così orgogliosi delle produzioni vocali del loro figliuolo da perdere buona parte delle azioni solo per ammirare il frutto dei loro sforzi educativi. Lasciamo perdere, va’…
 
Ancora: ecco il Sentimentalone Trattenuto. Difficilmente si esprime verbalmente durante la partita, anzi a volte i cori lo impauriscono un po’, con ‘La Gente’ va in tachicardia. Vive il Toro interiormente e soffre come una bestia. Ma se il Toro vince, oh quando il Toro vince… scatena la stessa gioia chiassosa dei bambini. E magari fa anche qualche lacrima. Crede nella sfiga ma vuol dimostrare a se stesso di essere più forte di essa. Ed è sempre lì. Sa tutto tutto tutto sulla storia del Toro, ricorda con precisione singole azioni di singole partite ma non ama esibire il suo sapere. Lui vuole solo stare lì, vuole esserci, vuole gridare tutto il suo amore e tutta la sua malattia. Trattenendosi.
 
Chi manca all’appello? Crudelia Demon travestita da Nonna del Mulino Bianco. Ha i capelli bianchi, ordinati, curati, solitamente corti, più raramente raccolti in una crocchia. E’ vestita sportivamente ma con eleganza. Pare una dolce signora finché l’arbitro non commette il primo errore. A quel punto diventa alta circa quattro metri e con voce baritonale riserva alla giacchetta nera (o gialla o rossa o fosforescente… non ci sono più le giacchette di un tempo…) epiteti da Libro dei Morti. Passa l’intervallo a dare lezioni di calcio ai suoi vicini di seggiolino e riscuote consensi ed ammirazione. Al termine della partita saluta con cortesia, perfino con deferenza, e lentamente si avvia verso casa.
 
E poi c’è la Stefi. La Stefi non appartiene a nessuna tipologia, è totalmente a se stante, unica nella sua unicità: è la mia compagna di stadio. Controbilancia il mio (quasi) continuo canto con qualche rara battuta e mantiene il controllo delle emozioni a meno che… a meno che non si segni ed allora si trasforma in essere gioiosamente ululante. Oppure riesce ad infilarsi in momenti di bassa sonorità curvesca sparando alle stelle un "Sei una merda!" che tutti sentono, tutti approvano e, soprattutto, sicuramente giunge alle orecchie del destinatario (solitamente una delle giacchette di cui sopra).
 
Ah, sì, c’è anche la Sanguigna dalla Bocca Pulita. Quella che mai s’azzarderebbe a dare contro a qualcuno, giammai usando parolacce. Quella che commenta eventuali episodi equivoci, anche in questo caso trattasi di presunte colpevolezze arbitrali (ma guarda un po’…), con frasi in stile "Ti hanno pagato con la forma di formaggio???" e poi arrossisce temendo di essere spinta troppo con il linguaggio. E tra un "Mannaggia!" ed un "Ohibò!" partecipa alla partita come se stesse fosse in campo. Al novantesimo minuto solitamente è sudata marcia, anche in pieno inverno.
 
Come posso dimenticare il Cannaiolo Impenitente? Rolla e fuma, rolla e fuma, dando all’atmosfera un afrore esotico. Sorride sempre. Sta bene. Nulla lo tocca. Rolla e fuma, rolla e fuma…
 
Lo Stonato che Ama Cantare. Me lo stavo dimenticando. Lo ammiro per la passione che ci mette ma… inciucca sempre le quote musicali e riesce a far stonare anche tutti quelli che gli sono vicini. E’ ammirevole per la tenacia con cui esprime il suo amore per il Toro ma sono molti quelli che sperano che la volta successiva abbia un po’ di raucedine.
A volte il Fato avvera i sogni ma bisogna sempre fare attenzione a ciò che si chiede al Fato perché non è detto che le sue modalità corrispondano agli effettivi desideri. E dunque accade che lo Stonato che Ama Cantare si presenti allo stadio con la raucedine e canti comunque imperterrito, donando agli altri uno spiacevole effetto di stridore simile a unghie su una lavagna.
 
E come non menzionare la Figa da Cartolina? Iper trucco, tacchi a spillo dodici, jeans attillatissimi, giubbottino imbottito e striminzito, quattro pollici di pancia esposta al gelo. Mastica chewing gum a raffica e passa la partita a valutare se le proprie unghie abbiano bisogno di ricostruzione o meno. Così com’è arrivata se ne va. Però ha la sciarpa granata al collo. Chissà se ha capito dov’era e perché.
 
Poi ti devo raccontare dell’altra varia umanità che si ritrova ogni due settimane circa in quello strano catino che si chiama Comunale (Co-mu-na-le, capito? Comunale. L’Olimpico sta a Roma) ma non adesso, non adesso…

 

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