Compagni di viaggio

Compagni di viaggio

di Walter Panero

 

Sabato 22 febbraio 2003. Verso sera.

 

“Dove stiamo andando?”

“Eh….stasera si va allo stadio….il Toro gioca in casa col Milan e….”

“Non mi dire che sei uno di quelli che tutte le domeniche perdono il…

di Redazione Toro News

di Walter Panero

 

Sabato 22 febbraio 2003. Verso sera.

 

“Dove stiamo andando?”

“Eh….stasera si va allo stadio….il Toro gioca in casa col Milan e….”

“Non mi dire che sei uno di quelli che tutte le domeniche perdono il loro tempo guardando ventidue fessi che corrono dietro a un pallone…..e poi oggi non è manco domenica….il sabato sera, di solito, le persone normali vanno in giro per locali….in discoteca….”

“Ecco….hai proprio colto nel segno: le persone normali….di solito…io non sono una persona normale e non mi piace fare le cose che di solito fanno gli altri…quindi, converrà che tu ti abitui il prima possibile….”

“E va bene! Andiamo allo stadio! E’ lontano da qui?”

“No, lo stadio nuovo è piuttosto vicino. Ti sarebbe andata peggio se avessimo giocato al vecchio Comunale che è dall’altra parte della città….si dice che un giorno torneremo a giocare laggiù, ma chissà quando….”

“Se è poca strada potevi fartela a piedi…così io mi riposavo e tu buttavi giù un po’ della ciccia che hai addosso….”

“Uff….quante parole! Ci siamo appena conosciuti e già ti ribelli? Ora passiamo dall’amico Polacco, che imparerai a conoscere anche se non è di molte parole, e poi si vola allo stadio dove abbiamo appuntamento con gli altri…..quindi, tu aspetterai fuori per un paio d’ore. Speriamo che quando torneremo indietro tu ci veda arrivare con un bel sorriso…..”

 

Poco più di un’ora dopo….

 

“Già qui? Avevi detto un paio d’ore e ne sarà passata una se va bene….non ti chiedo com’è andata perché lo capisco dalle vostre facce…”

“Guarda, è successo di tutto: stavamo perdendo per 3 a 0 quando una parte dei nostri tifosi si è messa a far casino. Hanno iniziato a lanciare oggetti e a staccare i seggiolini tirandoli contro la vetrata e in campo. Alla fine, è intervenuta la polizia che, probabilmente esagerando visto che i facinorosi erano quattro gatti, ha deciso di lanciare i lacrimogeni creando problemi a tutti gli spettatori: persino noi che eravamo come sempre nell’altra curva abbiamo avuto bruciore agli occhi e difficoltà alla respirazione. Comunque, su richiesta dei giocatori del Milan, l’arbitro ha deciso di sospendere la partita anzitempo e noi ce ne siamo scappati via per non continuare a respirare quello schifo e per evitare di passare guai peggiori…. ”

“Certo che, per essere la prima volta che andiamo in giro, mi hai portato proprio in un bel posto….”

“Beh, se ti può consolare, mi sa che oggi è l’ultima volta quest’anno che veniamo allo stadio. Il Giudice Sportivo non aspettava altro e ci darà una condanna esemplare: ho paura che fino alla fine del campionato giocheremo in campo neutro e che allo stadio non ci verremo più. Non che quest’anno ci fosse molto da vedere….soddisfatta?”

“Insomma….tanto ho già capito che dal prossimo anno si riprenderà col Toro e chissà con quali altre diavolerie…prima ho sentito che con i tuoi amici parlavate di andare in Francia per delle corse ciclistiche….”

“Beh….sì….ma da qui a luglio ne passa di tempo….vedremo…e poi mica avrai paura di farti un giretto sulle Alpi? Sono così vicine e ci si sta bene là d’estate….”

 

Sette anni di avventure e ricordi.

 

Altro che Alpi! In quella torrida estate, dopo essere stati a Morzine e sull’Alpe d’Huez, ci spostammo verso il centro della Francia per seguire una crono. C’erano più di quaranta gradi e i corridori usavano l’ultimo fiato che avevano in corpo per invocare bottiglie d’acqua. Poi, il giorno dopo, raggiungemmo i Pirenei per applaudire Armstrong, Ullrich, la meteora Iban Mayo e il nostro Basso. 
Da allora abbiamo seguito tanti Giri e tantissimi Tour: Stelvio, Mortirolo, Izoard, Galibier, Bonnette, Alpe d’Huez, Mont Ventoux e ancora Pirenei. Mica roba da signorinette!
Per non parlare delle volte in cui, dopo quell’orribile Toro-Milan, siamo stati insieme allo stadio. Davvero non le riesco a contare. Da quando, nel 2005, ci siamo trasferiti a Genova, è capitato spesso che alle cinque fossimo ancora nella città della Lanterna, al lavoro, e alle sette stessimo già cercando parcheggio dalle parti dello stadio. E non quello di Marassi, ma il nostro stadio. Quello dipinto del colore più bello.
Tu te ne restavi fuori, mentre io entravo pieno di speranza che, in poche ore, si trasformava sovente in delusione. Ma quando all’uscita vedevo che tu eri ancora lì ad attendermi mi veniva da sorridere. Nonostante tutto saremmo tornati a casa. Magari sconfitti, ma sani e salvi.
Quante avventure. Quante storie potremmo raccontare. Ricordi? Ero con te quando per la prima volta la baciai. E fosti tu a portarmela vestita di bianco e a vederla emozionarsi e sorridere, mentre io mi emozionavo e sorridevo  in piedi davanti all’altare della Chiesa del nostro piccolo paese.

 

Fine estate 2010. Dirsi addio.

 

La tua carriera, iniziata con quel bruttissimo Toro-Milan, si è conclusa una mattina di fine estate. Mentre ti abbandonavo, mi sono voltato a guardarti per l’ultima volta e ho dato un’occhiata a quegli adesivi. Non ne bastava uno per urlare al mondo chi sono e in cosa credo. Per sbatterlo in faccia a quella parte della città che preferisce la scelta più comoda. Per ricordare a coloro che vivono lontano da Torino che, malgrado tutto, il Toro esiste ancora. Un po’ ammaccato come te, come noi, ma ancora vivo.
“Sissignore. Io sono del Toro, e allora? Qualcosa da dire?”. Che ci importava se ci guardavano storto e se, nel vederci, scuotevano la testa. Noi sapevamo di essere nel giusto, non credi?
Ora è arrivato il momento in cui anche tu potrai finalmente riposare un pochino. Basta montagne e strade sterrate. Basta ciclismo. Basta vicoli di Genova. Basta fumosa periferia di Torino. Basta stadio e soprattutto basta insulti gobbi.
Spero di cuore per te che tu non finisca in mani gobbe, anche se una parte di me lo vorrebbe perché sento che lasceresti presto a piedi lo strisciato. Non potresti accettare che lui poggi il suo sedere su di te che hai visto quasi solo chiappe granata o comunque non gobbe.

Dopo tanti anni, alla prossima partita casalinga arriveremo allo stadio senza di te. E senza di te ce ne ripartiremo, si spera, una volta tanto, col sorriso. A noi mancherai molto, chissà se a te mancherà l’odore del nostro stadio e della nostra gente.
Sarà difficile dimenticarti, ma ci proveremo.
L’unico modo che avevamo per cercare di sostituire degnamente te, che sei nera come il carbone, era quello di scegliere il giusto colore. Quale? Il più bello di tutti, ovviamente. Quello del vino, del sangue e della passione, la nostra passione. Insomma, il nostro colore!

Mi dicono che non bisognerebbe mai affezionarsi troppo agli oggetti. In fondo non hanno un’anima. Vero. Ma tu sei stata la mia (quasi sempre) fedele compagna di viaggio per oltre sette anni. Con te ho gioito e pianto. Con te ho visto il Toro retrocedere e tentare di risalire. Con te mi sono emozionato e disperato. A modo tuo sei stata anche tu una di noi.

Ciao cara vecchia Maggiolina, compagna di mille avventure!

 

Post scriptum.

 

Per chi avesse dei dubbi in merito, il nostro colore (quello del vino, del sangue e della passione) è, almeno per ora, il granata. Precisazione forse superflua, se non altro perché fino ad oggi, malgrado tutte le diavolerie transgeniche che la scienza propone, non si è ancora visto del vino che sia al tempo stesso nero e giallo (o se preferite oro). E a ben vedere neanche del sangue.
Quanto alla bandiera del Toro, io preferisco lasciare il giallo e il nero ai tifosi del pur nobilissimo Penarol. O a quelli, se esistono, dell’Ape Maia.
Mi tengo ben stretto il colore più bello. Quello che fin da bambino mi hanno insegnato ad amare al di sopra ed al di là di tutto. Naturalmente, ognuno di noi è libero di fare come meglio crede. Ma ritengo che con i colori e con le bandiere sarebbe opportuno evitare di giocare.  

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