Dal letame di oggi…

Dal letame di oggi…

di Stefano Brugnoli

Cari fratelli granata oramai siamo maggiorenni!
Sono infatti diciotto anni che stiamo mangiando escrementi, qualche anno più qualche anno meno, qualche anno no, ma quello dopo ce n’è anche per l’anno prima.
Ottavo posto in serie B, solo due volte nella nostra storia avevamo fatto peggio nel 96-97 e nel 2003-2004 però quegli anni accadeva dopo una retrocessione…

di Stefano Brugnoli

Cari fratelli granata oramai siamo maggiorenni!
Sono infatti diciotto anni che stiamo mangiando escrementi, qualche anno più qualche anno meno, qualche anno no, ma quello dopo ce n’è anche per l’anno prima.
Ottavo posto in serie B, solo due volte nella nostra storia avevamo fatto peggio nel 96-97 e nel 2003-2004 però quegli anni accadeva dopo una retrocessione e l’anno dopo c’era stato un parziale riscatto sfociato però in una finale maledetta prima di ritornare in serie A, quest’anno invece è accaduto due anni dopo la retrocessione e dopo una finale maledetta. Non so se augurarmi che tra due anni ritorneremo in A, io ci vorrei ritornare il prossimo anno ma ho paura che ne passino parecchi.
Prima di parlare di oggi e della stagione passata faccio un salto alla finale di Champions League e in particolare a chi l’ha vinta.
Pur essendo una squadra formata da campioni non ho visto ieri sera un solo movimento dettato dall’egoismo, l’essere squadra ha prevalso sempre su tutte le aspirazioni individuali.
Il nostro Toro invece pur essendo costituito da giocatori che non giocherebbero neanche nella squadra allievi del Barca è pieno di prime donne alle quali dà fastidio rincorrere un pallone, si lamentano per i passaggi sbagliati dei compagni per poi sbagliarne a loro volta e che spesso cercano azioni individuali (non siamo ai livelli di Rosina però c’è chi segue bene le sue orme e non parlo solo di portare la palla, ma anche di tirare quando un compagno è messo meglio o fare un movimento per liberare un compagno)
Oggi guardando la partita allo stadio mi sono accorto che dopo mezz’ora di gioco e impegno sufficiente sono venuti a galla i mali di cui sopra.
Il Torino, non si sa come, era sceso in campo con una formazione logica, con due esterni che potessero crossare con il loro piede e Sgrigna nel ruolo di seconda punta con un Bianchi finalmente preciso negli appoggi ai compagni. Però dopo mezz’ora gli esterni sono stati invertiti (anche perché di cross ne avevano messi ben pochi essendo state quasi nulle le sovrapposizioni dei terzini che si limitavano al cross dalla tre quarti) e il Toro piano piano si è spento anche se sprecava una facile occasione con Bianchi e De Feudis si vedeva respingere in angolo un tiro pericoloso dai venti metri. Logica conseguenza il gol ospite (benché non del tutto meritato e nato da un corner discusso) grazie alla solita “dormita” della difesa.
La ripresa vedeva un Toro sempre più spento, gli innesti di Antenucci e Lazarevic non miglioravano le prestazioni di Pagano e Gabionetta, il solo Gasbarroni aveva momenti di luce come quando metteva una palla a Bianchi solo a un metro dalla porta, al capitano, di testa, non riusciva meglio che sbatterla sul palo seppur ostacolato dal difensore patavino.
Dopo l’unica occasione granata gli ospiti raddoppiavano chiudendo match e speranze granata.
Ora dopo aver mangiato l’ennesimo boccone amaro cosa rimane?
Un bel punto interrogativo, non si sa niente, tutto è in bilico dal presidente, al ds, all’allenatore ai giocatori persino quelli che hanno contratto.
Per costruire bisogna avere un progetto e avere un progetto significa dare continuità. Però dopo la stagione fallimentare sotto tutti i punti di vista non saprei da che basi ripartire.
Le motivazioni contano e quindi chi ha voglia di rimanere (e non solo per i soldi o per il contratto) bisogna trattenerlo; gli altri che vadano tutti a cercar miglior fortuna da altre parti anche perché di insostituibili ce ne sono davvero pochi.
Il rischio di ricominciare con una rosa nuova per oltre i due terzi è concreto e cambiando così non è detto che si raggiungano subito dei risultati, occorrerebbe forse programmare a medio termine.
Col senno di poi do ragione a un amico che a Norcia mi diceva che il Torino con questo allenatore avrebbe dovuto programmare la risalita in due anni, discorso intelligente ma che nessuno tra dirigenza, addetti ai lavori e maggioranza della tifoseria avrebbe condiviso anche se alla luce dei fatti sarebbe stata la scelta migliore che ci avrebbe dato sicuramente maggiori soddisfazioni e forse anche maggiori risultati.
Pur abitando a trecento km da Torino mi è parso di capire che non ci fosse il feeling necessario per far bene tra proprietà, dirigenza, settore tecnico e giocatori. Ognuno durante l’anno ha cercato di tirare l’acqua al suo mulino infischiandosene del bene comune, da stasera è iniziata la recita dell’assumersi le proprie colpe (c’è chi la fatto e c’è chi lo farà) non dimenticando però di scaricare  parte del barile (non l’addetto stampa) sulle altre componenti con dei no comment.
In conclusione tutte le componenti del Torino sono colpevoli per fallimento sportivo, in un processo andrebbero condannati a non svolgere più la loro professione per manifesta incapacità, dolo o colpa grave; però nonostante questa ipotetica condanna probabilmente ci ritroveremo tra i piedi anche il prossimo anno qualcuno di questi figuri, a questo punto auguriamoci che chi rimanga faccia tesoro degli errori commessi.

Riservandomi di commentare qualche accadimento per mia volontà o per richiesta della redazione, con il commento all’ultima partita di campionato mi prendo una pausa di quasi due mesi, ci ritroveremo il 20 luglio a Sappada dove vi porterò le notizie ma soprattutto le impressioni del nuovo Toro che verrà…e chissà che dal letame non nascano dei fiori.

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