Il coraggio di un calciatore

Il coraggio di un calciatore

di Guido De Luca

 

E se fossi io il primo calciatore che guarisce dalla Sla? Vivo giorno per giorno. Il futuro non è segnato.

Pescara-Torino, 27 settembre del 1992, finì in parità, nonostante sino all’89’ i granata conducessero in vantaggio con le reti di Scifo e Aguilera. Che batosta, sembrava una gara vinta. Invece,…

di Guido De Luca

 

E se fossi io il primo calciatore che guarisce dalla Sla? Vivo giorno per giorno. Il futuro non è segnato.

Pescara-Torino, 27 settembre del 1992, finì in parità, nonostante sino all’89’ i granata conducessero in vantaggio con le reti di Scifo e Aguilera. Che batosta, sembrava una gara vinta. Invece, una doppietta di Stefano Borgonovo nei minuti di recupero infranse il sogno di espugnare il campo di Pescara e proiettare il Torino al primo posto in classifica dopo sole quattro giornate di campionato. Probabilmente il Toro fu castigato dalla convinzione di aver già vinto, ma soprattutto da un atteggiamento tipico di Emiliano Mondonico di chiudersi in difesa quando non era necessario. Fatale fu il cambio proprio dell’uruguayano Aguilera per lasciare spazio ad Antonio Aloisi (solo 9 presenze in tutto l’anno), ascolano di nascita e difensore di ruolo. Il Toro lasciò spazio al Pescara, che in questo modo riuscì ad avanzare il raggio d’azione di una trentina di metri e recuperò in extremis una partita ormai persa grazie a due splendide reti di Borgonovo. Attaccante, con un passato nel Milan e nella Fiorentina, Stefano in campo non si arrendeva mai. Non si arrende nemmeno oggi nonostante una grave malattia lo abbia colpito: la sclerosi laterale amiotrofica, detta comunemente Sla. E’ praticamente immobile, si muove su una sedia a rotelle e parla grazie ad un apparecchio sofisticato che gli rallenta il ritmo della voce e le da un suono gracchiante. La sua determinazione e la sua voglia di vivere sono sovraumane. Basta solo questo perché Stefano Borgonovo sia un esempio di vita per tutti noi, così come lo sono tutti gli altri malati di Sla. Una malattia subdola, che conta 5mila casi in Italia e che colpisce non solo gli sportivi. Non si conoscono le cause della malattia: possono essere i traumi del calcio, i fertilizzanti dei campi, l’abuso di farmaci leciti, il doping, la predisposizione genetica: le ipotesi sono tante, ma al momento non esiste nessuna certezza e nessuna cura.

Ho aperto una fondazione per aiutare chi è nelle mie condizioni. Voglio trovare soldi per la ricerca. Mi rifiuto di pensare che la Sla sia una malattia del pallone. Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all’oratorio. Perché io amo il calcio!

Grazie Stefano Borgonovo per il tuo coraggio; e pazienza se il Toro non vinse a Pescara nel lontano settembre 1992. La tua doppietta fu un capolavoro.

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