Il dominio degli Spagnoli

Il dominio degli Spagnoli

di Walter Panero

Caldo, freddo, pioggia, salite che tolgono il fiato e spaccano le gambe, discese in cui il rischio di cadere spunta dietro ad ogni curva. Tutto questo è il ciclismo. Tutto questo è stata la tappa di ieri che ha portato i corridori da Conegliano al Rifugio Gardeccia in Val di Fassa. Una tappa spettacolare. Una tappa terribile. Una tappa ai limiti dell’umano, visto che i corridori hanno…

di Walter Panero

Caldo, freddo, pioggia, salite che tolgono il fiato e spaccano le gambe, discese in cui il rischio di cadere spunta dietro ad ogni curva. Tutto questo è il ciclismo. Tutto questo è stata la tappa di ieri che ha portato i corridori da Conegliano al Rifugio Gardeccia in Val di Fassa. Una tappa spettacolare. Una tappa terribile. Una tappa ai limiti dell’umano, visto che i corridori hanno dovuto superare un totale di quasi 6000 metri di dislivello, caratterizzati da ben cinque gran premi della montagna tra cui il Passo Giau (Cima Coppi, ovvero il colle più alto del Giro con i suoi 2.236 metri d’altitudine), il terribile e spettacolare Passo Fedaia ai piedi del massiccio della Marmolada e l’erta finale di Gardeccia caratterizzata da pendenze superiori al 15 per cento.

Una tappa folle e piena di colpi di scena. Una tappa dai due volti o, come si suol dire, caratterizzata da due corse in una. La prima ha avuto per protagonista un gruppo di una ventina di coraggiosi che si sono lanciati in una di quelle classiche azioni che di solito si concludono con tanti applausi e nessun risultato: tra essi alcuni “bei nomi” come  Di Luca (vincitore del Giro del 2007, ma oggi fuori classifica), Sastre (già vincitore del Tour del 2008), Sella (vincitore di diverse tappe al Giro), Popovych (eterna promessa mai mantenuta) e il trentottenne Garzelli (vincitore del Giro del 2000).
E’ stato proprio quest’ultimo, quando mancavano circa 60 chilometri al traguardo, a lanciarsi all’attacco in solitaria come i grandi eroi del ciclismo di un tempo: l’antico corridore varesino è transitato per primo sulla Cima Coppi e sul Fedaia: solo con i suoi pensieri tra due ali di folla plaudente e non sempre disciplinata. Quando a Gardeccia tutto era pronto per accogliere con un’ovazione il volo dell’antico eroe, ecco che dietro di lui si è profilata l’ombra del classico guastafeste. Proviene dalla Navarra, come Indurain e, anche se quasi ne porta il nome, dell’immenso Miguelon non ha né il physique, né tanto meno il palmares. Si chiama Mikel Nieve: mai cognome fu più azzeccato, visto il freddo che c’era da queste parti. Dunque Nieve, maglia arancione di quella vera e propria Nazionale basca del ciclismo che è l’Euskadi-Euskaltel, raggiunge Garzelli a circa sei chilometri dal traguardo, lo affianca, non gli dà neppure il tempo di guardarlo, lo saluta e va a  coronare quello che dopo il traguardo egli stesso definirà “un sogno”. Un sogno simile a quello del suo compagno di squadra Igor Anton, vincitore sabato sullo Zoncolan e ieri affondato ad oltre otto minuti dai primi.
Fine della prima corsa.

La seconda corsa, quella degli uomini di classifica, non è stata meno spettacolare della prima. E’ stata la corsa del Nibali dai mille volti: all’attacco nella discesa del Giau, in crisi sulle rampe del Fedaia, all’inseguimento folle nella discesa di quello stesso colle, e poi ancora in difficoltà sull’erta finale fino a pagare con un ritardo di 1’43” da Contador e di 1’37” da Scarponi. E’ stata la corsa di Scarponi che, dopo la brutta giornata di sabato, ha saputo finalmente rispondere agli attacchi di Contador andando a conquistarsi il secondo posto in classifica. E’ stata, diremmo come sempre, la giornata di Contador che a tre chilometri e mezzo dal traguardo sembrava aver dato il via alla solita danza “rovina avversari”, ma che poi è andato a sua volta in difficoltà giungendo all’arrivo col fiato corto, le membra congelate, i nervi a fior di pelle ma la maglia rosa sempre più incollata alla stessa pelle.

Eh sì. Perché ora in classifica il vantaggio del “pistolero di Pinto” è da ciclismo d’altri tempi: 4’20” su Scarponi, oltre cinque minuti su Nibali, anni luce sugli altri. Insomma: salvo sorprese clamorose la cosa più interessante di questo giro d’ora in poi sarà la lotta per la piazza d’onore. E buona notte al secchio.

Domani giornata di riposo. Mai così attesa e meritata dopo tre giorni terribili. Martedì si riprenderà con una breve cronometro in salita che porterà i corridori da Belluno ai 1047 metri di Nevegal. Un’inezia se paragonata a quello che i corridori hanno affrontato finora e che ancora dovranno affrontare nell’ultima settimana di questo Giro terribile.

ORDINE D’ARRIVO QUINDICESIMA TAPPA DA CONEGLIANO A GARDECCIA:

1. Mikel NIEVE ITURALDE (Spagna) in 7h27’14”
2. Stefano GARZELLI (Italia) a 1’41”
3. Alberto CONTADOR (Spagna) a 1’51”
4. Michele SCARPONI (Italia) a 1’57”
5. John GADRET (Francia) a 2’28”
6. José RUJANO (Venezuela) a 2’35”
7. Vincenzo NIBALI (Italia) a 3’34”
8. Joaquim RODRIGUEZ (Spagna) s.t.
9. Roman KREUZIGER (Rep. Ceca) 4’01”
10. Steven KRUIJSWIJK (Paesi Bassi) a 4’13”

CLASSIFICA GENERALE:

1. Alberto CONTADOR (Spagna) in 62h14’42”
2. Michele SCARPONI (Italia) a 4’20”
3. Vincenzo NIBALI (Italia) a 5’11”
4. John GADRET (Francia) a 6’28”
5. Mikel NIEVE ITURALDE (Spagna) a 7’03”
6. José RUJANO (Venezuela) a 8’39”
7. Denis MENCHOV (Russia) a 8’46”
8. Roman KREUZIGER (Rep. Ceca) a 8’58”
9. Joaquim RODRIGUEZ (Spagna) a 9’20”
10. David ARROYO (Spagna) a 9’30”

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