Il gregario e il campione

Il gregario e il campione

di Walter Panero

Il ciclismo è uno sport bellissimo. Bellissimo quando ci propone grandi imprese. Bellissimo quando, come oggi, ci offre momenti di grandissima umanità.
C’è un corridore  in gruppo che si chiama Paolo Tiralongo. E’ Siciliano di Avola ed ha trentaquattro anni. Fino ad oggi era uno dei tanti corridori in gruppo, forse la maggioranza, che non avevano…

di Walter Panero

Il ciclismo è uno sport bellissimo. Bellissimo quando ci propone grandi imprese. Bellissimo quando, come oggi, ci offre momenti di grandissima umanità.
C’è un corridore  in gruppo che si chiama Paolo Tiralongo. E’ Siciliano di Avola ed ha trentaquattro anni. Fino ad oggi era uno dei tanti corridori in gruppo, forse la maggioranza, che non avevano mai vinto una corsa in oltre dieci anni di onorata carriera da gregario. Ha servito tanti grandi capitani durante la sua vita agonistica, ci aveva anche provato diverse volte ad andare in fuga per cercare di colmare questa lacuna che, in fondo, non è che un dato statistico. Ma non ci era mai riuscito. Mai. Fino ad oggi.
In gruppo c’è un altro corridore che non ha certo bisogno di presentazioni. Si chiama Alberto Contador ed indossa la maglia rosa. E’ il più grande ciclista degli ultimi anni. Uno dei più forti di sempre.
Si dà il caso che Paolo ed Alberto siano grandi amici. Fino allo scorso anno hanno corso insieme nella squadra Astana e Paolo ha dato muscoli, cuore, gambe e sudore per permettere al proprio capitano di vincere tante corse, di vincere il Tour. Ora corrono in due squadre diverse, ma l’amicizia è rimasta.
Dunque, quando mancavano pochi chilometri alla fine della tappa di oggi che segnava il ritorno del Giro nella nostra regione (un ritorno piovoso, ma tant’è), Alberto (il campione) si avvicina a Paolo (il gregario) e gli dice qualcosa. Paolo si alza sui pedali e parte come una molla impazzita. Prende subito dieci secondi, che in breve tempo diventano venti. Quando mancano tre chilometri all’arrivo di Macugnaga, la vittoria di Paolo sembra ormai certa. Sembra che nessuno gli possa impedire di ottenere il primo trionfo della sua vita. Ma purtroppo tre chilometri sembrano pochi, ma possono diventare anche tanti. Il traguardo in realtà è ancora abbastanza lontano. Dietro iniziano a scattare un po’ tutti. Scatta lo Spagnolo Joaquim Rodriguez. Scatta il Francese John Gadret. Sembrano delle frecce, mentre Paolo davanti pare avere la zavorra sotto la sella e comincia a far fatica. Le sue spalle oscillano troppo e il suo ritmo rallenta. Il vantaggio diminuisce. Quando manca poco più di un chilometro la vittoria di Paolo sembra sfumare. Ancora una volta. Disdetta.

Andrebbe così se non ci fosse Alberto. In quel momento non è più la maglia rosa. Non è più il corridore più forte del mondo. E’ solo un ragazzo. E’ solo l’amico di Paolo. Dunque Alberto inizia a danzare sui pedali com’è solito fare quando decide di  triturare gli avversari. Scatta e semina il panico in gruppo. In un lampo raggiunge Rodriguez e Gadret, staccando ancora una volta i suoi avversari di classifica ovvero Nibali e Scarponi. “Ma che fa?” si chiedono in molti “ancora una volta li stacca tutti e fa il Cannibale?”. “Ora raggiunge il povero Paolo e lo supera in tromba proprio sul traguardo” pensa qualcun altro. E infatti, con poche pedalate, Alberto raggiunge Paolo. Ora mancano poche centinaia di metri e il traguardo si profila ormai sullo sfondo. Paolo è esausto. Alberto gli passa davanti e potrebbe staccarlo facilmente. E’ quello che avverrebbe, probabilmente, in qualsiasi altro sport. Ma non qui. Alberto si mette davanti all’amico. Gli fa un cenno come per dire: “mettiti qui che ti accompagno io al traguardo….se stai dietro di me nulla di male ti potrà mai accadere…”. Paolo si accoda. Gli avversari dietro si avvicinano come una muta di cani da caccia, ma grazie al ritmo giusto impostato da Alberto (non troppo forte per non staccare l’amico, non troppo piano perché se no li raggiungono) non riescono più a prenderli.
Sul traguardo non c’è volata, perché Alberto si volta verso l’amico ed è come se gli dicesse: “vai avanti amico mio, io ho già vinto tanto e vincerò ancora. Questo è il tuo momento!”.
Paolo taglia il traguardo e, subito dopo aver coronato il sogno di una vita, ringrazia Alberto.
Quest’ultimo, il grande campione, dirà: “sono più felice oggi che ha vinto lui di quanto non lo sia quando vinco io”.
Non c’è altro da dire sulla tappa di oggi. Questo è lo sport. Questo è il ciclismo.

Domani altra tappa micidiale che, partendo da Verbania, passerà per Torino per imboccare la Val di Susa ed affrontare il tremendo Colle delle Finestre, salita di oltre diciotto chilometri, di cui quasi la metà non asfaltati. Poi, picchiata su Fenestrelle e arrivo ai 2035 metri del Sestriere. Ci auguriamo di poter rivivere almeno in parte le emozioni della tappa analoga di sei anni or sono, caratterizzata dalla lotta per la maglia rosa tra Gilberto Simoni e Paolo Savoldelli, che alla fine riuscì a spuntarla.
Ci auguriamo di poter avere l’ulteriore conferma di quello che già sappiamo. Che il ciclismo, al di là di tutti i suoi noti problemi, è lo sport più bello che c’è.

ORDINE D’ARRIVO DICIANNOVESIMA TAPPA DA BERGAMO A MACUGNAGA:

1.    Paolo TIRALONGO (Italia) 5h26’27”
2.    Alberto CONTADOR (Spagna) s.t.
3.    Vincenzo NIBALI (Italia) a 3”
4.    John GADRET (Francia) a 6”
5.    Joaquim RODRIGUEZ (Spagna) a 6”
6.    Steven KRUIJSWIJK (Olanda) a 6”
7.    Michele SCARPONI (Italia) a 8”
8.    Roman KREUZIGER (Rep. Ceca) a 21”
9.    Hubert DUPONT (Francia) a 29”
10.    Kanstantin SIVTSOV (Bielorussia) a 34”

CLASSIFICA GENERALE:

1.    Alberto CONTADOR (Spagna) a 77h11’24”
2.    Michele SCARPONI (Italia) a 5’18”
3.    Vincenzo NIBALI (Italia) a 5’52”
4.    John GADRET (Francia) a 7’53”
5.    Kanstantin SIVTSOV (Bielorussia) a 9’58”
6.    Mikel NIEVE (Spagna) a 10’08”
7.    Roman KREUZIGER (Rep. Ceca) a 10’20”
8.    Joaquim RODRIGUEZ (Spagna) a 10’43”
9.    Denis MENCHOV (Russia) a 10’51”
10.    Josè RUJANO (Venezuela) a 11’50”

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