Il più veloce tra i duri

Il più veloce tra i duri

di Walter Panero

 

Ci sono quelli di Empoli. Ci sono quelli di Bergamo. C’è quello di Alessandria che l’anno scorso era qui sul Turchino a prendere la pioggia con me e che subito non mi riconosce, ma poi sì, e mi racconta le stesse cose che mi aveva raccontato l’anno scorso. C’è quello che è venuto in moto. C’è quello che è venuto in bici. C’è quello che voleva…

di Walter Panero

 

Ci sono quelli di Empoli. Ci sono quelli di Bergamo. C’è quello di Alessandria che l’anno scorso era qui sul Turchino a prendere la pioggia con me e che subito non mi riconosce, ma poi sì, e mi racconta le stesse cose che mi aveva raccontato l’anno scorso. C’è quello che è venuto in moto. C’è quello che è venuto in bici. C’è quello che voleva venire in bici, ma sai com’è… la pioggia… il freddo…C’è quello che non si muove dalla macchina. C’è quello che legge. C’è quello che cerca informazioni su internet. C’è quello che mangia panini e beve vino rosso.  C’è quello che “io mangio dopo a casa”. C’è quello che “io vengo tutti gli anni”. C’è quello che “per me è la prima volta”. C’è quello che “dopo provo ad andare sul Poggio”. C’è quello che “dopo corro a casa a vedermela in Tv”. C’è quello che “io alle corse vado raramente”. C’è quello che “io da vent’anni faccio chilometri e chilometri per andare sulla strada a seguire le classiche, poi il Giro, poi il Tour”. E infine c’è quello che ha l’aria di chiedersi cosa ci faccia qui: non è una persona, ma un cagnolino nero che si guarda attorno con occhi spaesati.

Sono, siamo tanti. Siamo il popolo del ciclismo. Un popolo festoso. Un popolo in attesa. Lunga, che può durare ore, a volte anche giorni. Il tutto per pochi minuti di colore. Pochi attimi di emozione. Emozione che si concretizza dopo l’una quando passano i primi quattro avventurosi, i fuggitivi che sanno benissimo di essere condannati a farsi riprendere. Però ci provano lo stesso. Ed è bello, molto bello, sapere che ci sono. E’ ancora più bello vedere che uno dei quattro è tale Takashi Miyazawa, il campione giapponese. Corre con la maglia dai colori nazionali che è stata autografata da tutti i partecipanti alla corsa di oggi. Un bel gesto in questo momento tragico.
Per la cronaca gli altri avventurieri di giornata sono il russo Ignatiev, il belga Sijmens e l’italiano De Marchi. Verranno ripresi, in un posto qualsiasi al di là degli Appennini, ma di certo ricorderanno questo momento e lo racconteranno ai loro discendenti.
Poi, staccato di circa sette minuti, come un lampo colorato, ecco il gruppo. Difficile, se non impossibile riconoscere qualcuno. Pochi secondi ed è tutto finito. Ore di attesa per pochi istanti di felicità. Forse anche la vita è così.
Ognuno torna alla propria auto. E si va. Chi a casa a vedere il resto della corsa in tv. Chi verso il traguardo.

Intanto, mentre ognuno di noi prosegue verso il proprio destino e la propria vita, la corsa continua. E sì perché quando i corridori supereranno il Passo del Turchino lassù oltre quel tornante, mancheranno ancora più di centocinquanta chilometri all’arrivo. La corsa continua ed entra velocemente nel vivo. Più velocemente rispetto agli ultimi anni, visto che già sulla salita delle Manie, a circa novanta chilometri dall’arrivo, i due principali favoriti, ovvero il Norvegese campione del mondo Thor Hushovd e lo Spagnolo Oscar Freire (vincitore l’anno scorso ed in altre due occasioni) rimangono coinvolti in due diverse cadute, causate dalla pioggia e vengono tagliati praticamente fuori dalla lotta per la vittoria. Per loro la corsa è già finita, così come per altri attesi protagonisti quali il velocista britannico Mark Cavendish, vincitore due anni or sono.

Come da copione, i quattro  coraggiosi del mattino vengono ripresi e inizia la vera Sanremo, quella della Cipressa (ora la chiamano Costa Rainera dopo che per anni è stata la Cipressa, boh…) e del Poggio. La Sanremo di Scarponi che, da solo, riesce a colmare un distacco di quasi un minuto dal gruppo dei battistrada compiendo l’azione più spettacolare della giornata (impiega 9’45” a scalare la Cipressa, solo 7″ in più del record di Pantani del 1999). La Sanremo di Chainel, Offredo (francesi), O’ Grady (australiano) e Van Avermaet (belga) che sembrano aver chiuso la partita prima del Poggio, quando riescono ad ottenere oltre trenta secondi di vantaggio. La Sanremo dello stesso Van Avermaet che sul Poggio stacca tutti e sembra imprendibile. La Sanremo del generosissimo Nibali che lo va a riprendere nella discesa dello stesso Poggio portandosi dietro altri  otto compagni di fuga. La Sanremo di Boonen e Petacchi che non ce la fanno a stare con i migliori. La Sanremo di Cancellara, che ci prova più o meno nello stesso punto in cui nel 2008 era partito per andare verso il trionfo, ma stavolta non ci riesce; di Gilbert che ci prova ma non ci riesce; di Ballan che ci prova ma non ci riesce; di Pozzato che non ci prova nemmeno. La Sanremo che per anni si era risolta in uno sprint di gruppo ed aveva visto la vittoria di un velocista. La Sanremo che stavolta non si risolve con uno sprint di gruppo, ma che viene comunque vinta da un velocista.

Matthew Harley Goss, ventiquattrenne australiano della Tasmania appassionato di golf e di auto veloci, batte con una volata scontata come una sconfitta del Toro lo svizzero Fabian Cancellara ed il belga Philippe Gilbert, entrambi favoriti per la vittoria finale, ma sconfitti in partenza in una volata contro di lui.
Mai un australiano aveva vinto sul lungomare di Sanremo che sarà bellissimo, ma non è e non sarà mai Via Roma (l’arrivo classico dove, se Dio vorrà, si tornerà dal prossimo anno). Era tempo che la lacuna fosse colmata.

E’ stata una Sanremo splendida. Forse la più bella da diversi anni a questa parte (non ditelo a quelli che negli ultimi anni hanno vinto, però…). Alla fine ha trionfato un semi sconosciuto (il semi sta per una tappa vinta al Giro dell’anno scorso in quel di Cava dè Tirreni). Ma è solo un dettaglio. E poi anche il grande Freire era un semi sconosciuto quando vinse il suo primo Mondiale a Verona nel 1999 a soli ventitre anni.
Matthew Goss è stato il più veloce tra quelli che hanno resistito, o l’unico dei veloci ad aver tenuto duro. Comunque la si giri, entrambe le cose vanno a suo merito.

Qualcuno lo ha paragonato al grandissimo “Monsieur Roubaix” ovvero Roger De Vlaemink, vincitore di tre Sanremo e di quattro Roubaix negli anni ’70. Staremo a vedere se il giovane Goss saprà confermare il suo talento durante la prossima “Campagna del Nord” che inizierà domenica prossima con la Gand – Wevelgem e proseguirà con il Giro delle Fiandre di domenica 3 aprile e con la Parigi – Roubaix del 10 dello stesso mese.

A me non resta che dire complimenti, campione! Perché chi vince a Sanremo, dopo quatrecento chilometri di strada, è comunque un campione. E come tale verrà ricordato. Per sempre.

 

 

CLASSIFICA DELLA MILANO SANREMO 2011:

1. Matthew Goss (Australia – High Road) in 6h51’10”
2. Fabian Cancellara (Svizzera – Leopard Trek) stesso tempo
3. Philippe Gilbert (Belgio – Omega Pharma Lotto) s.t.
4. Alessandro Ballan (Italia – BMC Racing Team) s.t.
5. Filippo Pozzato (Italia – Katuscha Team) s.t.
6. Michele Scarponi (Italia – Lapre ISD) s.t.
7. Yoann Offredo (Francia – Français des Jeux) s.t.
8. Vincenzo Nibali (Italia – Liquigas Cannondale) a 3”
9. Greg Van Avermaet (Belgio – BMC Racing Team) a 10”
10. Stuart O’Grady (Australia – Leopard Trek) a 12”

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