ITALO-GALLIANI

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MARCO PERONI

Il Toro-Milan di sabato è stato ben di più che un incontro in cui si è vista la netta superiorità di una squadra sull’altra: è stato anche l’ennesima radiografia che ha mostrato tutti i mali di cui soffrono il calcio italiano e, più in generale, il nostro Paese.
Il dislivello tra le squadre grandi e piccole sta diventando…

MARCO PERONI

Il Toro-Milan di sabato è stato ben di più che un incontro in cui si è vista la netta superiorità di una squadra sull’altra: è stato anche l’ennesima radiografia che ha mostrato tutti i mali di cui soffrono il calcio italiano e, più in generale, il nostro Paese.
Il dislivello tra le squadre grandi e piccole sta diventando clamoroso.
Non c’è alcun particolare merito sportivo nello strapotere interista, bianconero o rossonero degli ultimi anni: è soltanto l’inevitabile conseguenza della vergognosa ripartizione dei diritti televisivi e del diffuso “condizionamento” arbitrale. Sabato il Milan non ha sudato la maglia, mentre l’Inter ha vinto il campionato accumulando una cinquantina di punti in più delle squadre in zona retrocessione. Negli Usa, basket e football vanno ben diversamente: il che dimostra che non è il Mercato a rovinare lo Sport, ma che per avere un campionato avvincente – e magari anche un Paese migliore – basterebbe Fare Le Cose Per Bene (per esempio: non eleggendo alla Presidenza della Lega Calcio uomini "super partes" come Galliani, o pieni di talento, freschezza e idee come Matarrese).
Il palinsesto televisivo determina giorni e orari delle partite, procurando un’infinita rottura di palle ai tifosi e un evidente svantaggio sportivo a chi deve giocare in anticipo (domenica le quadre che lottano per la salvezza hanno giocato conoscendo i risultati di Torino e Verona): tutto questo crea business per una ristretta cerchia di persone a danno del calcio, allontanando il pubblico con l’eccesso di offerta televisiva e la prevedibilità dei risultati. E in questa tv che non racconta la realtà ma la costruisce, non è difficile scorgere l’inizio di ben altri mali.
L’arbitraggio, ogni volta che si incontra un grande, scade clamorosamente. Provate a immaginare Brevi abbracciato a Ronaldo lanciato a rete sul limite dell’area: credete che se la sarebbe cavata come è successo a Nesta con Muzzi? L’arbitro medio, anche quello non corrotto, tira a campare attento a non disturbare di sopra, secondo un diffuso copione morale…
Insomma: malaffare, concentrazione di potere, impreparazione e vecchiezza della classe dirigente sono il tumore che minaccia non solo il calcio, ma tutto il tessuto sociale, economico e culturale italiano. Mentre globuli azzurri, globuli rossi e globuli bianchi si danno battaglia proponendo rispettivamente soluzioni illiberali, soluzioni anacronistiche e soluzioni acquose (in nome i primi del Liberalismo, i secondi del Progresso e i terzi addirittura del Padreterno).

“Tutta la nostra struttura sociale è basata sul principio secondo cui le responsabilità vengono affidate in base a un rigoroso principio di anzianità; questo tipo di mentalità è fatalmente destinato alla sconfitta. Non solo perché inefficiente, ma anche perché vecchio.”

Ora, in Fuoriarea ho sempre parlato alla comune appartenenza granata e non a particolari sensibilità politiche. Lo stesso intendo fare oggi, pur segnalandovi un libricino – Contro i perpetui – il cui autore ha partecipato alle primarie dell’Unione, senza alcuno "sponsor" nel sistema e prendendo lo 0,6% dei voti: Ivan Scalfarotto. Credo che la sua invettiva contro immobilismo, conflitti d’interessi e gerontocrazia nazionali sia degna di nota proprio perchè priva di "incrostazioni" ideologiche, ricca di riflessioni concrete, sensate e moderne: del resto, il punto di vista di Scalfarotto è quello di un giovane italiano che lavora all’estero, come direttore del personale di uno degli istituti finanziari più prestigiosi del mondo. Di un uomo, dunque, che ha dovuto abbandonare l’Italia occupata dai "perpetui" per dispiegare liberamente il suo talento (come fanno, per altro, migliaia di giovani cervelli ogni anno), ma senza gettare la spugna, senza concedersi di pensare che "tanto tutto rimarrà sempre uguale".
Questo piccolo saggio di facile lettura è attraversato da una tensione morale in cui, credo, ogni granata si possa riconoscere.

“Basta a volte soltanto una spallata, ma che dico una spallata, basta una piccola spinta e la cartapesta cade e la realtà cambia…
In profondità e per sempre
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Un abbraccio a tutti, Marco

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