L’uomo col cilindro

L’uomo col cilindro

Le vicende granata sono spesso riassunte soltanto da numeri, risultati, minuti dei gol, oppure classifiche.
Ci sono però personaggi, che gravitano attorno all’universo Toro, la cui storia talvolta rimane lontano dai riflettori.
Forse è un bene. Talvolta è una scelta.
Uomini dei quali ci si dimentica troppo in fretta, quando la luce si sposta e se ne va altrove.

Non si possono raccontare 15 anni di…

di Redazione Toro News

Le vicende granata sono spesso riassunte soltanto da numeri, risultati, minuti dei gol, oppure classifiche.
Ci sono però personaggi, che gravitano attorno all’universo Toro, la cui storia talvolta rimane lontano dai riflettori.
Forse è un bene. Talvolta è una scelta.
Uomini dei quali ci si dimentica troppo in fretta, quando la luce si sposta e se ne va altrove.

Non si possono raccontare 15 anni di storia granata senza parlare di un’abitudine divertente, burrascosa e sarcastica, che ci accompagnava prima delle partite.
Questa è una storia per non dimenticare.
E’ la storia di Fegato Granata e dell’uomo col cilindro.

 

Doveva essere la fine del 1991, mese più, mese meno.
Prima di una partita interna vidi aggirarsi nei dintorni dello stadio uno strano personaggio, con cilindro e mantello granata e soprattutto una pila di giornali sotto il braccio.
Pochi minuti dopo ero entrato in possesso della mia prima copia di FEGATO GRANATA.

 

Perché “Fegato?”
Perché, come si leggeva nel sottotitolo, il giornale era “smaccatamente” ispirato a “Cuore”, il settimanale di satira diretto da Michele Serra, allora supplemento de “L’Unità”.
Satira e ironia.
Parole quasi straniere oggi.
Eppure all’epoca l’idea di un giornale satirico sul Toro, che uscisse a cadenza mensile, catturò molti di noi.

 

Non ci volle molto, a dire la verità.
Bastava il titolone che già adocchiavi da distante, quando intravedevi gli incaricati con cilindro e mantello, per cominciare a sghignazzare, meravigliandoti ogni volta della genialità di chi si occupava di quel giornale.
Fegato divenne in breve una immancabile abitudine, benché ci abbia accompagnato durante gli anni più tristi della nostra storia granata, durante i quali c’era ben poco da ridere.
Deus-ex-machina dell’operazione era Manlio Collino, scrittore, giornalista, già Calciofilm, personaggio originale, facente parte della Goliardia torinese, naturale predisposizione alla satira e all’ironia.
Ma non solo lui.
A Fegato collaboravano personaggi, quali Mike Gillette, Clay McPants, McHiavell, l’Istrione Rosso e tanti altri, pseudonimi sotto i quali si celavano tifosi di prim’ordine, personaggi “liberi” dalla “penna affilata”, punti di riferimento del pensiero granata, che ancora oggi preferiscono l’ombra alle luci della ribalta.

 

Fegato dunque nasce nell’annata 1991-1992, quella della nostra avventura più bella in Europa.
Le pagine sono (e saranno) sempre e solo 8, troppe poche per durare un mese, quando non durano neanche un quarto d’ora.
La parte goliardica e ironica occupa la gran parte del giornale.
In seconda pagina si tratta quasi sempre in maniera feroce di automobilismo, pagine nelle quali la Ferrari, a causa della sua proprietà Fiat e degli scarsi risultati, è messa sarcasticamente alla "berlina”.
Perdonate il gioco di parole.
Ci sono articoli, vignette, c’è la posta, ci sono pagine dove si prendono i gobbi allegramente per i fondelli.
E poi c’è il pezzo forte, l’unica cosa poco ironica e assai seria del giornale.
L’editoriale di Collino.
Mettiamolo per un istante da parte, ne riparliamo dopo.

 

E’ il 1991-1992, dunque.
Dietro l’angolo non c’è solo Amsterdam, ma lo smantellamento del Toro.
Lentini, Cravero, Policano, Benedetti e compagnia bella sono ceduti da Borsano.
Fegato in quei giorni non esce più per la pausa estiva, ma nella serata durante la quale centinaia di persone si riversano in centro furibonde dopo la cessione di Lentini, uno strano personaggio si aggira sotto i portici di Corso Vittorio con una padella tenuta alta in mano, sulla quale è appiccicato un biglietto.
Non ricordo le parole, ma il concetto era quello di “finire dalla padella nella brace”.
Chi era l’uomo con la padella?
Non so se quella sera avesse il cilindro.
Ma era lui.
L’ho saputo dopo anni.

 

A settembre, prima partita del campionato 1992-1993, gara interna con l’Ancona, Fegato titola a tutta pagina GRAZIE BORSANO!, e ringrazia sarcasticamente l’allora presidente per essere riuscito a trattenere al Toro Mamma Teresa, la custode della sede, e Mario, il guardiano del Fila, nonostante Berlusconi avesse provato a convincerli a trasferirsi al Milan in ogni modo, venendoli addirittura a prelevare direttamente con gli elicotteri.
Il titolo non passa inosservato, finisce addirittura nel servizio serale della “Domenica Sportiva”.
E’ la consacrazione del giornale.

 

I titoli di Fegato sono leggendari, strappano una risata già a distanza.
Tranne ai gobbi, che “stranamente” non capiscono. Stranissimo davvero.
Sono risate rabbiose, ma ti fanno anche stare bene. E’ ironia affilata e tagliente, mai volgare, nonostante le vicissitudini che in quei momenti erano solo all’inizio.
Chi dimenticherà mai “l’abbonamento onirico”, una delle varie possibilità di abbonamento al giornale, riportate nell’ultima pagina?
Oltre alle comuni modalità con le quali ci si poteva assicurare il giornale a casa, era riportata la casellina “Abbonamento onirico”, sottotitolo “Perché no?”, il cui costo era pari a dieci miliardi dell’epoca, se non ricordo male.
Dava diritto a essere ospitati vita natural durante su un’isola tropicale dal Diretùr (Collino), luogo dove lui si sarebbe trasferito con i soldi dell’abbonamento.
Il Direttore stesso si impegnava sin da subito a produrre per l’abbonato in esclusiva copie uniche di Fegato finemente intarsiate a mano, profumate d’incenso e colorate con acquerelli.
Che dire poi della copia del mese di dicembre, quando, in un modo o nell’altro, sulla prima pagina veniva riportata la frase “BUON NATALE, GOBBO MAIALE”?
Che tempi, ragazzi. Erano anche i tempi di Fegato.

 

Gli anni ’90, non sono anni facili, nonostante la popolarità del giornale.
Ci sono rapporta talvolta tesi con la tifoseria, ci sono querele, anche quelle, alle quali far fronte.
Sono anni difficili a livello societario, arduo interpretare tutto ciò che sta capitando nel sottobosco di interessi che lambisce e rischia di divorare il Toro, se non ne hai gli strumenti.
Ma gli strumenti ci sono eccome.
Basta usarli.
Sono nella prima pagina di Fegato.

 

Dicevamo dell’editoriale di Collino.
C’è chi divora Fegato prima della partita, chi lo ha già letto tutto in pochi minuti, chi continua, a leggerlo, come il sottoscritto, quando la partita è iniziata.
E giù a leggere l’editoriale alla ricerca di notizie e informazioni.
– Ma che fai? Leggi? non guardi la partita?
– No… tanto non segniamo.
Erano anni nei quali proprio non c’era speranza.

 

Gli editoriali di Fegato ti sapevano catturare. Partivano parlando normalmente di Toro e piano piano andavano a scavare negli scenari di interessi che si agitavano ben oltre le maglie granata.
E se cominciavi, non potevi proprio smettere, perché volevi vedere come sarebbe andata a finire. E la verità, spesso scomoda da digerire, era lì.

 

Il fatto era che io con Manlio mi incazzavo.
E non poco. Proprio tanto.
Mi mettevo a leggere pieno di ansia sui seggiolini del Delle alpi e, tempo quattro minuti, cominciavo a smadonnare.
– Ma cosa dice! Ma non è possibile che…!
E giù una bella brontolata.
Sì sì, mi incavolavo spesso.

 

Però Manlio ci prendeva.
Porco cane se ci azzeccava.
Facile dirlo adesso, ha poco valore ora, a distanza di tanti anni.
Credo che siano stati in tanti a dirgli che aveva ragione per quanto riguardava il Toro.
Tardi, troppo tardi, tutto questo non ha valore, probabilmente per lui sa di beffa e rabbia ulteriore.
Se solo avessimo voluto aprire gli occhi, o semplicemente credere a ciò che scriveva, ci saremmo accorti che le carte erano già in tavola, le aveva messe lui in bella vista, con gli strumenti per capire.
La spiegazione nuda e cruda di quanto stava avvenendo sotto il nostro naso con la faccenda stadi, col rischio che avremmo corso per la questione Delle Alpi.
Col progetto per farci sparire.

Invece lo lasciammo da solo, il giorno che tirarono giù il Fila.
In molti tra noi non se ne accorsero neppure.
Chi c’era quasi chi guardava con fastidio quell’uomo solitario.
Che quel giorno piangeva.

 

Dopo una delle purtroppo tante retrocessioni, Collino manifesta l’intenzione di non fare più uscire il giornale, ma gli aficionados insorgono e alla ripresa del campionato Fegato è regolarmente presente.
Le uscite vengono ridotte, ma la popolarità del giornale non diminuisce affatto.
Una copia viene consegnata da un eroico tifoso anche a Gianni Agnelli, all’uscita dello stadio.
– Si parla anche di lei, Avvocato… – dice il tifoso, che gli porge il giornale.
E’ la copia nella quale una vignetta rappresenta lo stesso Avvocato che rimprovera Schillaci, sorpreso con una chiave inglese in mano e un set di gomme nascosto dietro le spalle.

 

Nel 2003, Fegato è in prima linea nella marcia dei 50000, ma con lo schierarsi apertamente del giornale contro la dirigenza, la vendita del giornale viene proibita all’interno dello stadio.
Poco cambia. Le copie possono tranquillamente essere reperite all’esterno.
Ma quello che scrive Fegato sul futuro granata non è per nulla rassicurante.
Fa paura.

 

Gli anni non volano, strisciano.
E’ il 2005. Il Toro è nella polvere, sotto un macigno.
Si rialza con un lampo di orgoglio.
Ma è una felicità irrisoria, che dura tre giorni.
Cieli neri si addensano per la resa dei conti.
Si arriva ad agosto.
Sono giorni di burrasche, di tensioni inverosimili, di barricate.
Collino fa parte del gruppo Lodisti.
Ci sono momenti di grande tensione, anche fisica, di screzi che fanno paura.
Tutto sembra confuso.
Poi i giorni passano e la situazione sembra finalmente appianarsi, non pacificarsi ma appianarsi.
Forse si comincia a vedere il cielo dietro le nubi.
No, non è così.
No.

 

Il destino vigliacco aspetta all’uscita di una curva in una calda domenica di settembre.
Per ironia beffarda e incomprensibile, un giorno importante per il Toro.
E le luci si spengono, quando non c’è moneta, parola o abbraccio che annienti l’assurdità del dolore.
Dopo quel giorno, dopo quel terribile giorno, anche Fegato ha spento le luci.

 

Questa, amici, era la storia di un giornale che ci fece ridere, piangere, che ci tenne compagnia a lungo.
Una storia per non dimenticare.

 

Ci manca Fegato, Manlio.
Ci manca davvero.
Ci mancano i suoi titoloni sarcastici, l’irriverenza, la satira.
Ci manca l’ironia.
I tempi stanno cambiando veloci e assurdi.
L’ironia sta morendo e con essa la voglia di ridere beffarda.
Ci mancano, a dirla tutta, anche le sane incazzature leggendo i tuoi editoriali.
Recentemente sono stato sul tuo blog. Ho letto e mi sono di nuovo incazzato come un vitello.
Buon segno, no?
Hai ancora tanto da dire sul Toro, e noi ti vogliamo bene.
Scrivi ancora per noi, Manlio.

 

MAURO SAGLIETTI

 

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