Siamo disposti ad un compromesso?

Siamo disposti ad un compromesso?

di Fabiola Luciani

Nella "Colonia Penale" di Kafka, la pena da scontare era l’incisione sul corpo del condannato, del reato commesso. Forse è per quello che c’è qualcuno che ha un toro tatuato addosso.
Nel "Processo", sempre dello stesso geniale autore, un uomo viene giudicato per un crimine che non conosce, che nessuno gli attribuisce, che ignora…

di Fabiola Luciani

Nella "Colonia Penale" di Kafka, la pena da scontare era l’incisione sul corpo del condannato, del reato commesso. Forse è per quello che c’è qualcuno che ha un toro tatuato addosso.
Nel "Processo", sempre dello stesso geniale autore, un uomo viene giudicato per un crimine che non conosce, che nessuno gli attribuisce, che ignora fino alla condanna.
Infine c’è un terzo testo che voglio ricordare ( poi con le citazioni chiudo, per oggi ): fa parte dell’Antico Testamento e si chiama "Giudici".
Narra dei “Saggi” cui veniva attribuito il potere di giudizio, presso gli antichi Giudei. Furono loro a costituire il rituale del caprone che, una volta l’anno, raccoglieva simbolicamente su di sé tutti i peccati della tribù, destinato poi ad allontanarsi, espiando e morendo nel deserto. Presso lo stesso popolo, nel corso della Storia, si dice che compaiano uomini che sanno raccogliere sopra sé stessi tutto il male. Vengono detti "giusti", e soffrono in prima persona per riscattare ogni ingiustizia, da chiunque commessa.
Ora, noi sappiamo nel profondo, ma anche con certezza che la legge sportiva di questo paese è gestita dai soliti noti per tutelare interessi, insabbiare malefatte e colpire periodicamente qualche reo ( non temibile politicamente o economicamente ), giusto per conservare un minimo di credibilità e ragion d’essere. Questo consesso è il braccio punitivo di un potere che manifesta grande paura per quelle tribù che rifiutano la religione ufficiale, continuando a confidare nei loro antichi Dei.
Temono che i non-televisivi; i non-vincenti ad ogni costo; i non centro-commercializzati, possano fare proseliti. Perché quattrini non ce ne sono più, ma molti ancora rifiutano di essere seguaci di Milan, Giuve oppure Inter.
I Sioux e i Catari saranno anche spariti, ma hanno lasciato comunque idee e valori straordinari e sempre attuali. I servi invece, si accontentano di quello che gli viene confezionato; battono le mani e vanno a dormire contenti. Senza pensare, senza credere, senza esistere.
Essere un seguace dei cosiddetti “saggi” non se ne parla nemmeno, ma continuare a fare il caprone di turno, ovvero il “giusto” porta comunque a considerazioni poco edificanti e le conseguenze sono all’ordine del giorno e visibili a tutti.
Forse è arrivato il momento di discutere e implicitamente concordare un compromesso, come un patto fra gentiluomini, ovvero la rinuncia a qualcosa della nostra infinita purezza, diventata cristallina proprio perché “obtorto collo” siamo rimasti per tanti anni lontani dal calcio dei grandi.
In cambio di cosa? Di perdere, quantomeno, l’accanimento contrario.
La nostra colpa è di aver avuto una sequenza di gestioni da basso malaffare, ben visibili, che bisognava rimuovere dalla cattiva coscienza collettiva; ancor di più da una pessima coscienza politico-aziendale e che aveva ulteriormente svilito la nostra immagine ed il nostro peso; l’unico patrimonio rimastoci era quello meno spendibile nei tempi correnti: il pubblico.
Pubblico i cui sentimenti si sono ulteriormente rinforzati nelle disgrazie, riavvicinandosi ulteriormente a quei valori che hanno informato la storia del Toro.
Quando Cairo diventò presidente, anche ( forse soprattutto ) perché conquistato da quei valori, il suo atteggiamento nei confronti del potere calcistico non era del tutto conciliante. Il re dell’editoria è uomo di grande abilità commerciale e di scaltra prontezza mediatica: magari un “parziale” adeguamento alle regole dei padroni del vapore, con allineamento e appoggio alle strategie maggiorenti, come hanno chiaramente fatto in precedenza la Fiorentina ed il Napoli, potrebbe comportare un riequilibrio, con una correttezza e tranquillità maggiori nei confronti del nostro Toro.
Sappiamo da tempo immemore che la giuve può fare entratacce da killer senza essere punita e festeggiare i suoi goal con uno strip integrale, ora almeno evitiamo che un nostro cannoniere venga espulso perché alza le braccia in segno di festa.
Qui non ci sono voci che si levano da sepolcri imbiancati, a suggerire un limite alla decenza, va bene tutto; in questa Italia dei paradossi, dove c’è chi fa allo stesso tempo governo e opposizione, alcune delle presunte big ( l’Opus Dei del calcio ) possono tutelare alcune squadre succursali ( Siena in primis ) in conflitto per non retrocedere. Con la stessa dedizione e la stessa faccia.
Ecco Cairo deve semplicemente evitare che il Toro lotti con quelle.
Mio nonno una volta mi disse: "Se chiedi protezione alla mafia per aprire un banchetto nel vicolo, dove finisce il guadagno?”. E’ vero che non avremmo un disegno preciso del sistema solare se Galileo fosse andato a dire che la terra era piatta, che la gravità era un atto di Dio e che Ayroldi, Gava e Bergonzi sono dei bravi arbitri. Ma è anche vero che non si fece prete, e comunque a messa non ce lo vide mai nessuno.
Il problema non è il compromesso sul quale mi pare siamo tutti d’accordo, tranne gli ipocriti con più facce di un dado, il problema è costituito dagli eccessi: le nostre coscienze dovranno pagare un prezzo piccolo ma costante. Non ce la caveremo con l’una – tantum, ma non siamo costretti alla complicità della compiacenza.
In compenso, il Vecchio Toro vivrà ancora a lungo, e speriamo con una salute che gli consenta di carpire al volo la Grande Occasione purificatrice all’interno del sistema.
Ricordo sempre, altresì, che c’è comunque una dignità da difendere, oltre la quale il Granata ha il dovere di non spingersi: siamo tra i pochi ancora capaci di parlare di questo, di applaudire una squadra perdente, di alzarci e andarcene quando lo spettacolo è disgustoso.
Forza Toro al di là del tempo e dello spazio.

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