Toro, la scommessa vinta si chiama Ventura

Toro, la scommessa vinta si chiama Ventura

In questi mesi, anni, ho spesso sentito dire frasi del tipo: ”è capace, ma mostra dei forti limiti caratteriali”. O peggio: ”Non sa leggere le partite, non è un grande allenatore”. Sono parole riferite al tecnico Giampiero Ventura che da quando è arrivato a Torino ha visto il proprio rapporto con la piazza incrinarsi giorno dopo giorno….
In questi mesi, anni, ho spesso sentito dire frasi del tipo: ”è capace, ma mostra dei forti limiti caratteriali”. O peggio: ”Non sa leggere le partite, non è un grande allenatore”. Sono parole riferite al tecnico Giampiero Ventura che da quando è arrivato a Torino ha visto il proprio rapporto con la piazza incrinarsi giorno dopo giorno. Fino a leggere e sentire slogan diretti e ben indirizzati: ”Ventura vattene”.
Parole spesso dettate dalla frustrazione e mai dalla logica. Perchè il tecnico ligure ha dimostrato di essere un allenatore davvero praparato e dietro quella maschera di saccenza, si nasconde l’umiltà di chi sa riconoscere i propri errori e smussare i propri difetti. Contro la Samp la mano del tecnico c’è e si vede, Ventura parte con un modulo certamente collaudato, ma che non riesce a pungere la difesa schierata da Delio Rossi (grande tecnico, grande uomo), la sua squadra regala un tempo intero agli avversari e forse anche qualcosa in più. Ma Ventura dimostra di saper leggere attentamente la situazione e cambiando uomini e modulo in corsa, ribalta momentaneamente la partita. Parliamoci chiaro: potrà non piacere, ma l’uno-due con il quale i granata si portano in vantaggio è tutto merito del tecnico. Che a questo punto smentisce anche chi da sempre sostiene che lo stesso Ventura non sia affatto in grado di raddrizzare una partita, intervenendo per tempo. 
La gestione del talentuoso Cerci ne è poi la dimostrazione lampante, infatti, giocando da prima punta il ragazzo aveva messo a segno sino a questo momento 5 reti. Rendendosi spesso pericoloso e mostrando lampi di gioco tipici dei grandi campioni. Tutto questo, grazie al prodigioso lavoro di recupero fatto da colui che fu suo mentore, già ai tempi del Pisa. A Marassi, però, Cerci andava lasciato libero di giocare dove meglio gli riesce: largo a destra, la posizione che mette in risalto le sue caratteristiche. E quel ‘Gran Testardo’, come qualcuno ama definirlo, se n’è accorto in tempo, cambiando l’assetto tattico dei granata. Risultato, due reti e altri due occassioni nette per chiudere la partita: il classico cambio di marcia in corso, frutto di un’intuizione tecnica. Nel finale, invece, riecco le solite ingenuità, riecco i soliti torti arbitrali. Ma la colpa di tutto ciò, non può certo ricadere su Ventura…
 
Manolo Chirico
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