Un lumicino di speranza

Un lumicino di speranza

Finalmente si vede un po’ di luce dopo la partita contro l’Ascoli, vinta più col carattere che col gioco e abbiamo portato a casa tre punti fondamentali per la salvezza, ma dovremo lottare fino alla fine. Questo fine settimana è stato molto emozionante da Superga fino alla partita di domenica. Ho apprezzato molto le parole di Don Aldo Rabino quando ha detto al presidente che con la scaramanzia non si va da nessuna parte pur…

Finalmente si vede un po’ di luce dopo la partita contro l’Ascoli, vinta più col carattere che col gioco e abbiamo portato a casa tre punti fondamentali per la salvezza, ma dovremo lottare fino alla fine. Questo fine settimana è stato molto emozionante da Superga fino alla partita di domenica. Ho apprezzato molto le parole di Don Aldo Rabino quando ha detto al presidente che con la scaramanzia non si va da nessuna parte pur riconoscendo il lavoro che ha fatto in soli 20 mesi dall’inizio della sua presidenza.

Trovare tutta quella gente è stato stupendo a testimonianza che dopo 58 anni il ricordo di quegli eroi è sempre vivo in tutti noi e ci fa andare avanti nei momenti difficili. Se il Toro è ancora ben vivo dopo tutto quello che ci è successo lo di deve in parte proprio alla loro storia che ha permesso di far sopravvivere una società senza eguali nel mondo. Spero che pian piano i nostri ragazzi capiscano in quale realtà sono finiti e qualche bel pomeriggio passato a Superga gli faccia capire che il Toro, al di là dei risultati, è una società che merita rispetto. Noi tifosi vi vogliamo vedere lottare sia contro il Milan che contro l’Ascoli senza nessuna diversità, gli stimoli ce li deve dare solo la maglia, che dà una carica multipla che altre squadre non conoscono.

Durante la marcia mi ha fatto molto piacere vedere Cairo con la maglia degli Ultras Granata e che partecipava in maniera totale ai vari slogan della gente. Un altro momento molto particolare è stato davanti alla fotografia di Gigi Meroni, quando il presidente ha deposto un mazzo di fiori e tutto il corteo ha intonato un coro dedicato alla Farfalla Granata. Un’altra emozione è stata quando Cairo ha parlato dalle macerie del Filadelfia come un vero capo tifoso: ha detto tutto quello che noi pensavamo, la fine del Toro è arrivata quando qualcuno ha avuto la bella idea di far buttare giù il Filadelfia e da lì sono iniziati i nostri problemi: dalla fine del più bel vivaio d’Italia alla scomparsa del contatto tra tifosi e giocatori. Mi è piaciuto molto quando ha detto che il Toro è nostro e che lui rimarrà fino quando noi lo vorremmo e l’unica promessa che ci ha fatto è stata quella che resterà fino quando il mitico Filadelfia non sarà rifatto, ribadendo che tutti insieme potremo fare grandi cose nonostante lui non abbia la potenza economica delle grandi squadre milanesi.

Ora è importante cercare di non stufare Cairo come successe con Sergio Rossi e, se quest’anno finirà bene come tutti noi speriamo, si sappia prendere esempio dagli errori commessi, dando carta bianca a De Biasi e a Tosi, o a chi sarà il direttore sportivo, di costruire una squadra all’altezza di un campionato che, con le squadre che saliranno dalla B, sarà ancora più complicato. La partita con l’Ascoli è stata decisa da un acuto di Rosina che come al solito ci ha tolto le castagne dal fuoco con un gran gol d’esterno sinistro e con un Muzzi che, nonostante l’età, corre ancora impegnandosi tantissimo e uscendo dal campo sempre applaudito per l’impegno profuso. Bellissima l’atmosfera dell’Olimpico dove non sembrava di assistere ad una sfida salvezza, ma ad una partita ben più importante visto l’accoglienza che la solita Maratona ha dedicato alla squadra. Andiamo a Roma fiduciosi di poter fare una partita all’altezza e di dare l’anima in campo, sapendo che il match verità sarà in casa contro il Livorno.

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