Una domenica qualsiasi

Una domenica qualsiasi

di Silvia Lachello

Buongiorno Toro… per una volta non mi sveglio all’alba, ma sempre abbastanza presto per non sentire ancora rumori di città. Ho faticato a prendere sonno, a causa di pensieri aggrovigliati, agGranatati, aggrappati ad una sfera intangibile di speranza, disillusione, carica, carica, carica Ragazzi!, ma che carica e carica… insomma: un cicaleccìo rumorosissimo. Tutto interiore….

di Silvia Lachello

Buongiorno Toro… per una volta non mi sveglio all’alba, ma sempre abbastanza presto per non sentire ancora rumori di città. Ho faticato a prendere sonno, a causa di pensieri aggrovigliati, agGranatati, aggrappati ad una sfera intangibile di speranza, disillusione, carica, carica, carica Ragazzi!, ma che carica e carica… insomma: un cicaleccìo rumorosissimo. Tutto interiore. Poi la stanchezza di una settimana più lunga del solito, credo sia durata quattro o cinque anni, ha preso il sopravvento.
Mi vesto, vado a fare colazione al bar, ah: il lusso della domenica, e simulo una tranquillità, che non c’entra nulla con il mio reale stato d’animo, che stupisce la barista. “Ma come fai ad essere così tranquilla?”, “Oh be’, sai: la palla è rotonda, nulla è detto fino alla fine, bla bla bla”.
Ritorno a casa per prepararmi: la Prima Comunione del figlio di amici. Vabbe’, mi vesto come si deve, mi trucco pure. Poi: messa, ritorno a casa, vestizione, dove cavolo è finito il biglietto?, è qui pheeeeew, esco di casa, vado allo stadio, mi§chia che caldo.
Bevo e ribevo, verso pure parte del limoncello sulle braghe di Andrea, mi godo un po’ d’ombra sotto gli alberi con Max, Sabri e Samu, ecco che arriva Diego e poi Paolo, andiamo a chiedere una cosa a Pino, poi la coda ai tornelli, ciao, da quanto tempo non ci vedevamo? Boh, sai che ogni tanto vado via, ma poi ritorno, ah, ma ci sei anche tu? E poi.
E poi.
E poi esco.
Esco a venti minuti dalla fine della “partita”.
Vado a sedermi sotto un albero.
Ca##o, se riuscissi a piangere sarebbe decisamente un bene.
No, non riesco a piangere, ma a vomitare sì.
Bene: la macchina Silvia funziona, l’anima della macchina Silvia un po’ meno, ma è un problema che riguarda solo ed esclusivamente me.
Buongiorno Toro… posso dirti una cosa? Vi a effe effe a enne ci u elle o.
Io te lo posso dire, io e qualche migliaio di persone: vi a effe effe a enne ci u elle o.
Non ne posso più.
Non ne posso più.
Non.
Ne.
Posso.
Più.
Eppure.. vabbe’, lasciamo stare, per questa volta lasciamo stare..
Bravo Toro… speravo nei playoff per avere la scusa di non tormentare la gente con i miei deliri… sai com’é: quando tu giochi, io non scrivo.
Alla serie A non ci pensavo tanto, o forse un po’ sì.
Ca##o, ci pensavo tantissimo.
Ho sbagliato, ho sbagliato, ho sbagliato.
E tu, Toro, hai sbagliato, hai sbagliato, hai sbagliato.
Raccolgo i cocci e via andare.
Che domenica… sbagliata.
Sotto tutti i punti di vista.
Amen.
E – con tutto l’eterno (eterno, maledizione) amore di cui dispongo – forza (vi a effe effe eccetera) Toro.

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