Voglio diventare gobbo

Voglio diventare gobbo

– …Dunque comunico il finale dallo stadio, il Torino è stato sconfitto per 3-0 in casa dal… la squadra granata scivola così inesorabilmente verso il fondo della classifica.
Nessuno parlava nella stanza, mentre la radio starnazzava indifferente senza adeguarsi all’atmosfera di gelido lutto che ammorbava l’ambiente.
I due amici parevano statue greche posate per puro caso nel…

– …Dunque comunico il finale dallo stadio, il Torino è stato sconfitto per 3-0 in casa dal… la squadra granata scivola così inesorabilmente verso il fondo della classifica.
Nessuno parlava nella stanza, mentre la radio starnazzava indifferente senza adeguarsi all’atmosfera di gelido lutto che ammorbava l’ambiente.
I due amici parevano statue greche posate per puro caso nel salotto.
Lo sguardo, fiero e raggelato del tifoso basso e tarchiato, accasciato su una poltrona, fissava un punto indefinito oltre la finestra del balcone. Il tifoso alto e allampanato invece, sdraiato sul divano, guardava il soffitto con occhi sbarrati, le mani giunte che sembravano attendere serenamente la fine.
Una vita insieme a seguire il Toro, nel dolore più che nella gioia.
Gli amici li chiamavano bonariamente Stanlio e Ollio per la loro goffa costituzione fisica.
La porta del soggiorno si spalancò improvvisamente.
– Papà… il Torino ha di nuovo perso? – chiese il figlioletto di Ollio con aria ingenua.
I due corpi non emisero alcun suono.
– Vieni, piccolino – giunse prontamente la mamma – Vieni via. Lo sai che la domenica dobbiamo lasciare stare in pace papà, quando finiscono le partite…

 

Un’ora dopo le mogli dei due uomini si affacciarono timidamente sul salotto, socchiudendo l’uscio con cautela.
– Sono ancora lì? Nessuna novità? Questa volta è dura…
– Niente… non si sono mossi di un millimetro… Dio mio, non ce la faccio più a fare questa vita…
– A chi lo dici. Ormai sono rassegnata. Credevo che quando ci saremmo sposati lui sarebbe diventato una persona normale… e invece… e invece tutte le domeniche, i lunedì e i martedì senza dire una parola, lo sguardo torvo… questa è una maledizione! Ora scrive anche per ore sui forum, incavolato come una bestia! Alle volte vorrei che mio marito fosse stato di un’altra squadra… almeno mi sarei risparmiata questa vita d’inferno…

 

– Hai sentito cos’hanno detto? – disse Ollio cercando di sciogliere la mascella ancora serrata.
– Ho sentito… – rispose Stanlio a fatica – Puoi già muoverti?
– Solo una mano… per il resto sono ancora paralizzato… grrr… un’altra domenica di… e domani al lavoro ci saranno le solite risate dei colleghi… – sospirò – Le nostre mogli in fondo hanno ragione….se fossimo stati di un’altra squadra tutto questo non sarebbe successo! Saremmo tranquilli e… anzi no, mica vero! Sai che ti dico? Se fossimo di un’altra squadra, perderebbe pure quella!
– Come dici, amico mio? – Stanlio scattò in piedi improvvisamente, vincendo come per magia la paralisi.
Dico che siamo noi che portiamo rogna! Se tifassimo, che ne so, per il Barcellona, adesso quella squadra sarebbe nella serie B spagnola!
– Amico mio, tu sei un genio! – esclamò Stanlio.
– Genio? Un pirla semmai. Che ti prende?
– Mi prende che ho trovato finalmente la strada per uscire da questo incubo! L’hai detto tu stesso, no? Siamo noi, siamo noi! Sono convinto che ormai durante tutti questi decenni ci siamo caricati di talmente tanta negatività che se ci mettessimo a tifare per qualche altra squadra, la faremmo perdere! Pensaci bene! Sai che si fa? Dalla prossima settimana cominciamo a tifare per gli avversari del Toro! Ci compriamo sciarpa, bandiere e cappellini e andiamo nelle altre curve…! Che dici? E’ l’unico modo per far vincere il Toro! Non ti pare una buona idea?
Ollio fece spallucce.
– Dico che mi sembra una grandissima cavolata. Ora, se non ti dispiace, mi dai una mano a…
– Ma no! – insistette Stanlio – Abbiamo il dovere di provarci. Ascolta! Domenica c’è Milan-Toro… domani compro i biglietti e scatta la grande operazione “Cuore rossonero”, siamo d’accordo?
– Tu sei matto, scordati che io mi metta a tifare per il Milan.

 

Milan… Milan… sempre con teeee! – strimpellava il disco sul piatto.
– Sei sicuro che questa pagliacciata serva a qualcosa? A me sta squadra è sempre stata sull’anima… Non posso neanche lontanamente fingere di essere milanista… – sbuffò Ollio, mentre dava un’occhiata al materiale acquistato da Stanlio.
Non devi fingere. Tu devi crederci! Noi siamo del Milan! E domenica sconfiggeremo il Toro! Per prima cosa, ecco qui un bel poster di Gianni Rivera da mettere in sala…
– Ma sei pazzo? Qui c’è il collage di foto di mia moglie… Se lo sposto mi ammazza e…
– … ecco invece un ritratto di Gullit e una bella maglia di Van Basten da indossare da qui a domenica…
– No, no, no… non posso proprio… ho educato mio figlio a sani principi. Voleva diventare del Milan perché i suoi amichetti dell’asilo sono rossoneri, e io gli ho comprato la maglia di Rosina. Se ora mi vede girare per casa con la maglia del Milan penserà di avere un padre cretino e ipocrita…!
– E non avrebbe tutti i torti. Comunque, mettiti la maglia e ripassiamo insieme la storia dei nostri eroi rossoneri… ah! Quasi dimenticavo. Qui ci sono due biglietti per la Nord milanista. Domenica si sistemeremo nella Fossa dei Leoni…
– Mah tu sei stordito… e poi, esistono ancora?
– Non ne ho idea, però se non ti va, andremo tra i Commandos Tigre, sempre che ci siano ancora. Così palpiteremo per le prodezze d Pato e Ronaldinho!
– Proprio a me è toccato un amico deficiente! – disse Ollio – Col cavolo che vengo. Tifa tu per il Milan! Non io!

 

Il treno che tornava da Milano ballonzolava nella notte.
Bella idea… proprio una bella idea hai avuto. Fesso io che mi sono lasciato trascinare… – disse Ollio, pallido in volto, con lo sguardo allucinato perso fuori dal finestrino.
– Non ha funzionato perché non ci abbiamo creduto… Nel profondo delle nostre coscienze abbiamo tifato Toro… ecco perché qualcosina è andato storto…
– “Qualcosina è andato storto”? “Qualcosina è andato storto”? 5-0 per gli altri e tu parli di “qualcosina”. La gente che esultava e ci abbracciava. Un’umiliazione che non meritavo alla mia età… E pensare che a casa già mia moglie mi ha insultato perché sono andato in trasferta, pensa se avesse saputo di questa pagliacciata…
– Abbi fede. Andrà meglio la prossima volta….
– La prossima volta? Perché tu vorresti continuare con questa stupidaggine? Eh no, caro mio. Sono stato talmente stupido da farmi coinvolgere una volta, ma non ci sarà una seconda!

 

All’incirca un mesetto più tardi, un treno merci adibito a trasporto bestiame, stava risalendo faticosamente l’Italia in direzione Torino. I due amici fecero timidamente spuntare gli sguardi da dietro il cumulo di paglia secca dove si erano nascosti.
– Dici che siamo quasi al sicuro adesso? – chiese Ollio sottovoce.
– Direi di sì… dovremmo quasi essere all’altezza di Roma… a quest’ora gli esagitati avranno finito di inseguirci…
– Meno male… l’abbiamo vista davvero brutta stavolta…
– Tutta causa tua! – inveì Stanlio – La Reggina segna all’ultimo minuto e tu ti metti a insultarli nel mezzo della loro curva…
– Ma ci hanno fatto gol…
Tu dovevi tifare per la Regginaaaa! Non per il Toro, porca miseria. E’ per questo che continuiamo a perdere. Le cose vanno bene fin quando ci crediamo, dannazione! Poi arrivano gli ultimi minuti e inconsciamente tu ti rimetti a tifare per il Toro. Così puntualmente arriva il gol degli altri. Dovevi tifare come me per gli Amaranto fino all’ultimo minuto…!
– Sicuro, ho visto come esultavi tu!
– Ero troppo impegnato a scappare, grazie a te. Siamo riusciti a farci anche sparare dietro, un miracolo che siamo ancora vivi… Ci inseguiva mezza Reggio Calabria! – Stanlio fece segno con la mano come per spostare l’aria – Dio mio, nascosti su un carro bestiame… puzziamo come delle capre.
– Senti, io mi sono stufato di questa storia! – lo interruppe Ollio – E’ un mese che andiamo avanti con questa tiritera… io non ce la faccio più. Ce le hanno suonate col Milan, siamo riusciti a rompere il gemellaggio con la Viola quando tu hai insistito perché esultassi al loro quarto gol mentre io non ci ho più visto dalla rabbia e ho tentato di bruciargli uno striscione, a Catania volevano buttarci nell’Etna, hai voluto che in casa andassimo nel settore del Chievo… c’erano solo due tifosi oltre a noi, entrambi ulttrasessantenni che ci hanno parlato tutta la partita in veneto e hanno pure voluto fare la foto ricordo, grrr… E abbiamo dovuto pure esultare al loro gol, oltre al danno la beffa! – Il tono di voce di Ollio si fece implorante – E’ un mese che siamo fuori di casa, mia moglie e mio figlio pensano che io sia impazzito, spendo un capitale in bandiere delle altre squadre, e intanto il Toro continua a perdere… Apri gli occhi, amico mio, questa cosa non funziona… Siamo ultimi in classifica…
Stanlio allargò le braccia – Riconosco che c’è un po’ di difficoltà, è quasi impossibile tifare contro il Toro… ma facciamo ancora un tentativo, domenica. Se non funziona lasciamo perdere, ok?
– Grrrr… solo più uno, va bene? Con chi giochiamo domenica?
– Di nuovo fuori casa, a Palermo
– Ah no, eh? Palermo proprio no, no e poi no! Adesso proprio basta.

 

Ma proprio la coppola ti dovevi mettere in testa? Ma è possibile? Ci mancava solo che ti mettessi la lupara a tracolla… Basta con questi luoghi comuni! Non potevi venire vestito normale? – disse Stanlio, una volta scesi dall’aereo che li aveva condotti nel capoluogo siculo.
– Io del Palemmo sugnu!
– Sì, sì, va bene, siamo tutti e due del Palermo, ma ora vedi di non esagerare. Oggi dobbiamo battere i granata a tutti i costi – disse l’amico, mentre si dirigevano allo stadio Barbera addobbati di sciarpe rosanero. – Questa è una società gloriosa, sopravvissuta a un fallimento…
– Un po’ come il Toro…
Non nominare il nemico! Guarda che bei colori, che bello stadio. Forza, andiamo nella gradinata rosanero a tifare per i nostri beniamini!
– Giocano ancora Osellame e Chimenti? – chiese Ollio
– Fatti furbo e non parlare con nessuno, altrimenti si accorgono che non sei palermitano. Ti prego, non combinare casini anche questa volta!

 

La partita ebbe presto inizio e il Palermo si gettò in attacco, costringendo i granata nella loro area.
– Guarda come stiamo giocando bene, ah ah! Forza Palermo! – disse Stanlio sottovoce – Il gol è nell’aria! Forza, aquile rosanero…
I padroni di casa continuarono a premere e quasi i due amici si sentirono trascinati dal calore del pubblico e dal gioco dei rosanero.
Quasi quasi, pensarono, il Palermo avrebbe meritato la vittoria.
Proprio in quell’istante, mentre il pensiero attraversava la loro mente, il Torino passò in vantaggio.
Volarono imprecazioni di ogni tipo e i due amici furono coinvolti nell’incitamento commovente verso la squadra di casa.
Di sicuro, pensarono, il Palermo avrebbe meritato il pareggio.
Così il Torino raddoppiò. E poi andò addirittura a triplicare.
Sensazioni convulse e contraddittorie si impadronirono di Ollio e Stanlio, nell’umore nero di quell’ambiente. Mancavano soltanto cinque minuti ed era chiaro che il Toro avrebbe vinto la partita. Il cuore di Ollio per un attimo tornò a vedere granata, proprio mentre un giocatore del Palermo ciccava la palla.
Ah ah ah… Balzaretti… ben ti sta… ah ah ah – si lasciò sfuggire.
– Zitto, pazzo! Che dici, sei ammattito? – sibilò Stanlio.
Ma era troppo tardi.
Tre tifosi locali minacciosi avevano già circondato il povero Ollio.
– Ma tu, del Palemmo sei?
L’uomo fece sì con la testa.
Tu non mi sembri palermitano… hai perso la lingua? Dì qualcosa in siciliano…!
– Ti prego ti prego ti prego… Questi ci ammazzano! Dì qualcosa in siciliano! – Stanlio sussurrò all’amico, sperando che trovasse le parole adatte per uscire da quella situazione.
– Ma che cosa dico?
– Non lo so… cerca di non dire un’idiozia. Sii rispettoso. Usa il rispetto, ecco.
Don Corleone, baciamo le mani… – disse inopinatamente Ollio.
– No! Stai zitto, cretino! Non quello!
– Granata sono questi due! Male finirete, molto male…
L’onda palermitana si gettò verso i due amici.
Gli spari risuonarono fino a notte fonda.

 

La tattica, legnate a parte, sembrò insperatamente cominciare a funzionare.
La domenica seguente, Ollio e Stanlio andarono ad assistere a Torino-Cagliari nel settore ospiti dello stadio Olimpico, dopo una settimana trascorsa a studiare libri quali “La vita e le opere di Gigi Riva” e “L’arte dell’autogol”, di Communardo Niccolai. Il tifo incessante e passionale della rappresentativa sarda li coinvolse a tal punto che la squadra isolana perse puntualmente, grazie a un gol siglato a due minuti dalla fine da un giocatore del Toro.
Dopodichè i due amici andarono a tifare per l’Inter tra i Boys nerazzurri e il Toro vinse a sorpresa con un sonante 1-4; andarono nel settore ospiti in Toro-Bologna e i granata spazzò via i felsinei con un rotondo 3-0; poi fu la volta del Siena, sconfitto in casa per 0-1, partita che li vide tifare sulle gradinate dello stadio bianconero.
In ogni occasione si presentò però qualche spiacevole inconveniente.
Durante la partita con l’Inter, a Ollio scappò, forse per abitudine, una parolaccia al termine del coro O-è o-è o-è o-è… Inter…
In pratica disse un’altra parola al posto di dire Inter per la seconda volta.
I Boys li riconobbero e cercarono di far fare loro la stessa fine che aveva fatto un motorino qualche anno prima. 
Nel settore ospiti del Bologna se la videro brutta perché a Ollio scappò di bocca un vecchio luogo comune su quella che goliardicamente si diceva fosse una delle specialità delle ragazze felsinee.
A Siena, Ollio, messo alle strette da un gruppo di tifosi, disse di essere di far parte dell’inesistente “Contrada del Bue”, scatenando così le ire e il relativo inseguimento degli energumeni.

 

Inconvenienti, sviste di Ollio, e legnate a parte, dicevamo, il sistema iniziò a funzionare per davvero.
Il Toro non sbagliò un colpo e si portò, con grande e incredula sorpresa dei suoi stessi tifosi, nelle zone alte della classifica, risvegliando entusiasmi sopiti, mentre ci si avvicinava alla fine del girone di andata.
Il destino volle però che, in base alle nuove procedure di sorteggio, l’ultima giornata di campionato vedesse scontrarsi proprio Toro contro juve.
I bianconeri erano saldamente in testa alla classifica e i due amici, non potendo ovviamente mettersi a tifare per loro (bestemmia inconcepibile anche solo nel pensiero), riassaporarono per una domenica il tifo granata, convinti che la squadra potesse ormai camminare con le proprie gambe).
Loro tifarono per il Toro e purtroppo il Toro perse, convincendoli una volta di più della necessità della loro opera di tifo contrario, almeno per assicurare alla squadra granata un campionato tranquillo.

 

La settimana dopo, dunque, il Toro tornò a vincere, con loro due schierati a fare il tifo per i colori avversi, nella balconata della tifoseria del Napoli. La domenica ancora seguente i due partirono da Porta Nuova i buon’ora per Bergamo, che sarebbe stata teatro di una sfida molto delicata.
Si diressero allo stadio, muniti di sciarpe nerazzurre, con la speranza nel cuore che la loro squadra, quella orobica, quel giorno facesse risultato pieno.
Il tifo dell’Atalanta era veramente coinvolgente, Ollio e Stanlio mimarono con la bocca i cori che non conoscevano, sperando che nessuno si accorgesse delle loro origini. La situazione era tesa perché in mattinata si erano verificate delle scaramucce tra le due tifoserie, quindi qualsiasi loro passo falso avrebbe potuto essere fatale.
Che belle le maglie nerazzurre… – pensò Ollio nella ripresa, col risultato ancora inchiodato sullo 0-0 e l’Atalanta che tesseva buone trame e sfiorava ripetutamente il vantaggio.
Bastò quello.
Il Torino segnò dopo pochi istanti.

La curva atalantina si produsse in uno sforzo canoro emozionante, ai quali i due amici presero parte, ed il Torino raddoppiò.
Ollio e Stanlio tirarono un sospiro di sollievo al fischio finale e si avviarono a rapide falcate verso la stazione.
Un energumeno però, ahi loro, li avvicinò e gli rivolse una domanda:
– ‘L ghe dà ‘mpass se ègne ‘nsema a u?
Ollio guardò terrorizzato Stanlio. Che cosa rispondere?
– Eh?
‘L ghe dà ‘mpass se ègne ‘nsema a u?
Ollio mostrò goffamente l’ora all’energumeno.
– Dì qualcosa, maledizione! – sussurrò Stanlio – Togliamoci da questa situazione!
– Ma cosa vuole? Non so cosa dire!
– Non lo so, dì qualcosa!
‘L ghe dà ‘mpass se ègne ‘nsema a u? – insistette l’uomo alterato
– Ehm… U? U! Uuuuuuu u-u.
– Ma no, cretino, non ululare…
N’if gna’ ü gna’ u? A gh’n’o gna’ ü gna’ a’ mé.
– Ehm…Hubert Pircher, Pizzaballa, Stromberg…!
L’öle l’è lé, l’ula l’è là. Ol löm gh’l’al lé lü?
– Ehm…Il – lo – la – i – gli – le…
– Qui sono cavoli acidi… Oddio…! Scappiamo, per la miseria… scappiamo!!!

 

Le legnate bergamasche non fermarono le scorribande dei due per tutto il girone di ritorno.
A Genova l’inconveniente fu a dir poco drammatico.
Dopo oltre tre quarti di gara di tifo incessante per la Sampdoria in mezzo agli Ultras Tito, al quale ovviamente era corrisposto il vantaggio granata, Ollio si lasciò andare e disse:
Io conosco un coro della Sampdoria! Adesso lo faccio cantare a tutti!
– Ma tu sei pazzo! Che ti prende? Lascia perdere non ci mettiamo nei casini…
Troppo tardi. Ollio, preso da esaltazione blucerchiata si era già catapultato nella balconata della Sampdoria:
– Ohu! Ripetete tutti quello che dico io…, va bene? Pronti? Dai allora!
Ollio prese fiato mentre Stanlio cercava di guadagnare in anticipo una via di fuga.
– E sono un Doriano!
– E sono un Doriano! – ripeté il pubblico
– Oh che gioia, oh che gioia!
– Oh che gioia, oh che gioia!! – Ripeté il pubblico
– E sono un figlio .. ……

 

– Ma non mi ricordavo che fosse un coro di scherno! Ti giuro che non mi ricordavo! – disse Ollio nascosto con l’amico in un canale di scolo delle fogne che davano sul porto di Genova.
– Sei un disgraziato, sei un disgraziato! Sono due giorni che siamo nascosti qui!. Potevi almeno evitare di andare avanti quando hai visto che le cose si mettevano male? Dovevi proprio fare la canzone sulla “puzza di pesce “ e sul “mare inquinato” che fa rima con blucerchiato…?
– Ma ti dico che non mi ricordavo…

 

La trasferta a Roma non presentò meno problemi. Causa fortissimo ritardo ferroviario, i due arrivarono all’Olimpico quando la gara stava per cominciare.
– Non abbiamo neanche una sciarpa, maledizione! – disse Stanlio – facciamo una cosa. Io comincio ad entrare, tu vai a comprare due sciarpe e mi raggiungi, ok?
Quando però Ollio raggiunse Stanlio nella curva della Lazio, si accorse che tutti gli sguardi minacciosi della gente erano puntati su di loro.
– Ci stanno guardando malissimo! Che hai combinato? Hai parlato? Ti sei fatto riconoscere?
– No… giuro di no.
– Non è possibile, qualcosa devi avere fatto, guarda che facce… questi ci vogliono menare…
– Ti dico che ho solo comprato le due sciarpe e sono entrato…
Stanlio posò gli occhi sulle sciarpe e trasalì – Santiddio! Ma che hai fatto? Queste sono due sciarpe della Roma!
– Ma… avevamo parlato di trasferta a Roma… – disse Ollio candidamente – Non è la curva della Roma questa?
– No, deficiente ! – rispose Stanlio – Questa è la curva della Lazio!

 

C’è Papà in tv… c’è Papà in tv, gridò Matteo, il figlioletto di Ollio – guarda quante botte che prende…
– Ma guarda quel cretino… a oltre 40 anni… – disse la moglie, richiamata dall’osservazione del figlio.
– Mamma, ma papà non è del Toro? Perché ha la sciarpa della Roma?  E perché lo picchiano con quei bastoni?
Santo cielo, c’è anche mio marito – disse la moglie di Stanlio. Stanno menando pure lui!
– L’audio della televisione, che stava trasmettendo in diretta le immagini dallo Stadio Olimpico, ripeteva la litania trita e ritrita – Ancora una volta dobbiamo segnalare fatti che nulla hanno a che vedere con lo sport…
– Quei due disgraziati! – disse a moglie di Ollio.
– Quei due scriteriati! – aggiunse la moglie di Stanlio.
– Dategliele, dategliele anche da parte nostra! – dissero all’unisono, mentre il video non risparmiava i dettagli sulle legnate rifilate ai loro mariti.
Quel giorno bastò la loro presenza nella curva sbagliata per far vincere il Toro.

 

Il Toro vinse tutte le partite di lì alla penultima giornata.
Ad una sola domenica dalla fine, la juventus aveva soltanto più un punto di vantaggio, e la partita conclusiva sarebbe stata il derby.
Quando i due amici realizzarono che cosa avrebbe significato quella situazione, precipitarono in uno stato di morte apparente.

 

Mamma! Ma perché Papà è di nuovo paralizzato sul divano del salotto? Il Toro è secondo! Che cosa è successo stavolta?
– Lascia perdere, Matteo. Tuo padre dovrebbe occuparsi di più della famiglia, invece che pensare solo al Toro. Se dio vuole tra una settimana a quest’ora sarà tutto finito…
Nel salotto il gelo si era solidificato.
– Hai sentito cos’hanno detto? – disse Ollio.
– Ho sentito. Tra una settimana a quest’ora sarà tutto finito…. Sai cosa significa?
– No!
Significa che abbiamo una settimana per far vincere il campionato al Toro – sentenziò Stanlio.
– E come facciamo?
– Abbiamo una sola strada.
– No! – disse Ollio saltando in piedi sulla poltrona
Dobbiamo diventare gobbi. Siamo costretti.
– Manco morto!
– Lo dobbiamo fare, ha funzionato fino ad ora.
– No! Tu sei pazzo! Io non lo farò mai!!!
– Dobbiamo provarci…
– Ho detto no! Piuttosto vado in giro nudo per la città. Mi compro tutti i dischi di Eros Ramazzotti, li imparo a memoria e li canto dalla finestra a squarciagola. Una terra promessala, un mondo diversoooo…
– Falla finita! E’ l’unico modo che abbiamo… non possiamo arrivare qui e lasciarli vincere.
– Sentimi bene! Io non sono un gobbo e non lo diventerò mai! E non ci sarà nessuno che potrà convincermi. Scordatelo, tse!

 

La mattina seguente, quando Ollio, legato e imbavagliato al termosifone della sua cantina, vide l‘amico, cominciò ad agitarsi.
– Come andiamo? Passato una buona notte? – gli chiese Stanlio.
– Hhhhhmmm!
– Sei sempre convinto di non tifare per la juve?
– HHHHHHMMM OOOOOOO!
– Ti ho portato qualcosa – sorrise l’amico – No, del cibo no, perché non te lo meriti. Ecco, guarda. Qui ci sono tutti i dvd con le partite della squadra per cui dobbiamo tifare…
HHHHHHHHHMMMMM! HHHHHMMMM! – Ollio cercò invano di liberarsi dalle catene che lo tenevano fermo al termosifone.
– …E qui, un bel dvd con tutti i gol di Del Piero. Ora lo programmo e te lo vedi tutto il giorno, contento? – Stanlio fece partire il lettore dvd collegato al video che aveva piazzato proprio di fronte all’amico.
HHHHHHHHHHMMMMMMM!!!!! – Ollio cercò di prendere a testate il muro.
– Se mi prometti di tifare per la juve ti tolgo il bavaglio.
– HHHHMMMMM
– Allora, diventerai juventino? – Stanlio tolse il bavaglio a Ollio.
NNNNNNNNOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!
Stanlio sospirò e reimbavagliò l’amico.
– Mi costringi… rimarrai senza cibo tutta la settimana, fino a quando non sarai pronto per il grande passo.

 

Le operazioni di convincimento andarono avanti per tutta la settimana e non furono semplici.
Ripeti con me: io sono un gobbo
– Io sono un gobbo di…
– No! Non ci siamo. Devi essere convinto di essere juventino.
– Mai!
– E’ l’unica speranza che abbiamo di vincere lo scudetto! Pensa ai nostri figli… anche loro hanno bisogno di vittorie…
– No!
– Bacia la bandiera ora.
– Aaaaarghhhhh! Mai!
– Bacia la bandiera bianconera!
Dalla bocca di Ollio fuoriuscì vomito verde
– Collabora almeno un po’… Va bé, vediamo insieme un bel video sulla nostra storia, ti va?
– Nooooo! Non voglio vedere questa partitaaaa! Questo è il derby che abbiamo perso 2-1 con due griglie di Platini…!
– Appunto. Devi pensare a Platini come a uno dei più grandi. Dobbiamo essere orgogliosi di lui.
– Uaaaaahhh! Lo odiavo! Lui, Brio, Conte e Nedved sono quelli che ho odiato di più…
Dai, adesso mettiti la maglia di Sergio Brio…
– Maiiiiiii! Piuttosto scelgo la morte! UUUUAAAAAAAA!

 

– Mamma, ma perché papà urla?
– Perché tuo padre è un pirla, Matteo. E il suo amico è un cretino. Guarda se ci voleva anche la storia della cantina, con tutti i problemi che abbiamo…
UUUUUAAAAAAUUUUUU…
– Che pagliacciata. Ho sbagliato a sposarlo. Dovevo sposare Zamurro, quel gobbo che mi faceva il filo…
– Chi è Zamurro, mamma?
UAAAAAAUUUUUUUUUU…
– Uno che magari non sarà stato tanto intelligente, ma che almeno non sarebbe impazzito a una certa età…

 

La fame e la costrizione alla fine sembrarono avere la meglio su Ollio.
Dai, fammi un discorso da gobbo:
– Gu…
– Bene! Visto che fai progressi? Anche se questo ragionamento per un gobbo mi sembra già troppo articolato…Ora, stabilito che tu sei un gobbo…
– Hhhhhmmmmm…
– Trattieniti.… ti dicevo, stabilito che tu sei un gobbo, ora dovrai rispondere al mio piccolo questionario. Se ti rifiuti sarò costretto a rimetterti il bavaglio, va bene?
– Hhhhm! Gu-runf!
– Bravissimo… Qual’è la tua auto preferita?
– Hrunf! Punto gialla con alettone… grrr
Come porti i capelli?
– Alla bella marinara! Grunf!
– Ma no, non la canzone! Qual è il tuo taglio preferito?
– Capelli corti a punta con gel ovunque.
E i jeans?
– A vita bassissima e larghi
La tua voce?
– Come quella di un gorilla, grunf!
Ripeti con me: O Signor dagli occhi belli…
– Fa morir Marco Tardelli!
Nooo! Non è così: O’ Signor dagli occhi buoni…
– Fa morire Trapattoni!
– Ma no! Dimmi una frase di incitamento per la tua squadra…
– No!
– Dimmela o ti lascio di nuovo una settimana a pane ed acqua…
– Grrr…
– Dimmela…
Grrrr Minghia ggjiuve, facci un goals…
– Bravissimo, si vede che il sangue bianconero comincia a scorrerti nelle vene…
– Io ti… hhhhm!
Stanlio reimbavagliò Ollio.
– ju-e ee-a!
– Come dici?
– ju-ue ee-a!
– Non capisco… ci sono delle consonanti in mezzo a tutte queste vocali?

 

Il giorno prima della partita, le resistenze di Ollio sembravano quasi completamente vinte.
– Ecco, così, bravo! Vedo che ci siamo quasi. Ora, per calarci nei personaggi, visto che è sabato e che sei affamato, andremo a farci un bel giretto in un ipermercato.
– Uaaaah! Nooooo! Il sabato c’è il calcetto! Liberami subito. L’ipermercato il sabato pomeriggio noooo!
– Sì invece. Andremo a farci un bel giretto, poi andremo a mangiare… cosa mangeresti se fossi un gobbo?
Gli agnolottini del plin…! Me li sogno anche di notte… I tajarin al sugo di arrosto… E’ una settimana che non mangio…
– Sbagliato! Andremo in un fast food o se preferisci ci faremo un kebab.Al limite un aperitivo in un locale di giovani modaioli, quelli che sono tanto impegnati a tirarsela. Ti va?

 

Il giorno della partita i due amici si incontrarono con le sciarpe bianconere nei pressi di una fermata del tram. Avevano scelto, per sicurezza, una linea che pullulasse notoriamente di gobbi, per poter arrivare allo stadio integri.
Mia moglie mi ha lasciato – disse Ollio scuotendo la testa sconsolato. Mi ha buttato fuori di casa questa mattina. Dice che ho superato ogni limite.
Benvenuto nel club. La mia ha fatto lo stesso ieri sera… però un po’ la posso capire… sono mesi che manchiamo praticamente da casa…
– …assenti in famiglia…
– …spese pazze in giro per l’Italia…
– Diciamola tutta – disse francamente Ollio – la mia mi ha buttato fuori quando questa mattina ho messo la sciarpa bianconera. Avrebbe tollerato tutto, anche essere tradita, ma quello è stato veramente il disonore massimo… Persino mio figlio, quattro anni, ha urlato “Papà sei un gobbo di…” dalla finestra mentre me ne andavo.
– La mia mi ha sorpreso ieri sera mentre cucivo il bandierone… – confessò Stanlio. Mi ha sbattuto fuori di casa a calci nel sedere urlando “traditore”. C’era tutto il palazzo che fischiava e che faceva “Buuuu”. Sono dovuto scappare di corsa.
I due amici, sospirando, videro il tram approssimarsi.
– Però – proseguì – Stanlio – pensa che in fondo lo facciamo anche per loro. Un giorno, speriamo, capiranno. Va bè, comunque torniamo nella parte e andiamo a vincere questo campionato che ci porterà verso la terza stella!
– Giusto!
– Anzi, lo sai che ti dico? Che noi saremmo già a ventinove!
– Giustissimo!
– Ce li hanno portati via… ci fosse ancora la Triade!
– Eh loro sì! Tanto rubavano tutti, no?
– Certo, il fine giustifica i mezzi…

 

I due amici salirono sul tram, stipato di gobbi.
Si udiva un mormorio continuo nel quale si mischiavano frasi differenti
– Ohu…
– Ohu…
– …ggiuve….
-… goals…
– …ggiuve facci un goals…
– Bene, eccoci qui, in direzione stadio. E tra poco saremo nella nostra curva, la Filadelfia. Anzi pardon, la Scirea! Non sei emozionato? Fatti coraggio… devi entrare nel personaggio. Prova a insultare qualcuno dal finestrino.
– Ma io non posso…
– Devi farlo. Stiamo parlando dei nostri nemici, ricordi?
– Gruuunf… – Ollio masticò amaro e si affacciò dal finestrino del tram. Intravide un uomo che camminava con una sciarpa granata.
Guarda quel granata… – disse baldanzoso – Ohu, pagliaccio
– Ollio, no, quello…
– Sei ridicolo, tu e la tua sciarpa…
– Ollio! No, ascolta, quello…
– Buffone granata…
Ollio non riuscì a terminare la frase.
L’uomo con la sciarpa granata individuò la fonte degli insulti e si scagliò contro il tram, sollevandolo per la parte posteriore e facendolo deragliare dai binari.
Immediatamente le urla di paura inondarono il tram di gobbi.
– Aiuto! Aiuto! Scappiamo! Fuggiamo!
I tifosi si gettarono dai finestrini o scapparono dalle porte aperte dal tranviere terrorizzato, mentre l’ignoto e infuriato tifoso granata si faceva largo all’interno del veicolo contorcendo le lamiere con le mani.
Ollio e Stanlio scapparono a più non posso e non si fermarono per dieci minuti, fino a quando non furono certi di essere al sicuro.
– Pant… pant… una bella fuga è proprio quello che ci vuole per entrare nello spirito gobbo… – disse Stanlio appoggiandosi al muro e portandosi una mano sullo stomaco.
– Però… pant pant… hai visto… pant… come sono stato coraggioso? Hai visto come ho insultato quel… pant
Hai avuto una pessima idea… pant… Quello era Margaro.
– Quello… era… che? – Ollio sbiancò in volto e diventò del colore di metà della sua sciarpa.
– Malgaro, proprio lui. Non ti ha visto in faccia, vero?
Ollio si portò una mano in volto – Sono fottuto. Sono rovinato.
– Su, cosa vuoi che sia. Magari tra dieci anni potrai di nuovo circolare tranquillo per questa città. Partirai con calma stanotte. E poi un motivo in più perché il Toro perda, ora che lui ti odia, no? Dai, andiamo allo stadio.

 

Il campionato aveva deciso di terminare con una splendida giornata di sole e la Curva Maratona era illuminata da quella luce particolare che aveva sempre fatto splendere il granata.
Ollio cominciò immediatamente a sentire la pelle che bruciava, quando entrò in Curva Scirea. Era arrivato al punto tale di autoconvincersi che lo scudetto alla juventus sarebbe stato giusto, ma qualcosa, come un alien annidato, lottava per uscire alla superficie.
Dai, cantiamo insieme – gli consigliò Stanlio – …e la juventus… il grido che la forza ci dà…, forza, cantiamo tutti insieme.
Ollio canto come se il protagonista del coro non fosse lui. Aiutò gli altri tifosi a stendere uno striscione in piemontese, ovviamente pieno di errori.
I gobbi si chiedevano che cosa fosse scritto in quella lingua che non riconoscevano.
Che fosse una lingua dell’Est Europa? Del Sud America?
La coreografia della Curva Scirea fu, come d’abitudine imperniata sul tentativo di associazione squadra – città, tentativo abusato e ripetuto, che non aveva mai convinto essendo la tifoseria gobba assai più eterogenea e decisamente meno radicata nel contesto sociale torinese di quanto ovviamente lo fosse quella del toro.
Quando la partita ebbe inizio, Ollio sussurrò all’amico:
– Mi sento male.
– Ma che dici? Tifa juve, ci basta un pari…
– Io mi sento male qui in mezzo…
Ssssst! Parla piano, che se sentono che hai l’accento piemontese capiscono che non sei gobbo…
Il primo tempo terminò a reti inviolate. Un pari avrebbe regalato lo scudetto ai colori bianconeri e tra la tifoseria circolava un cauto ottimismo. Stessa storia nella ripresa, a mano a mano che i minuti scorrevano, il tifo bianconero cominciò a farsi sentire:
…ggiuve… goals… facci un goals… si sentiva dire in modo sempre più convinto.

 

Mancavano quindici minuti al termine.
Ollio sussurrò al suo amico:
– Stanlio?
– Oh…
Che diamine ci facciamo qui?
– Non lo so… mi sto dando del cretino. E’ la cosa peggiore che potessimo fare della nostra vita. Non credo potremo mai perdonarci…
L’uomo non riuscì a terminare la frase.
Dall’altra parte del campo, laggiù, sotto la Curva Maratona, una rasoiata di un giocatore del Toro fece gonfiare la rete juventina.
La curva gobba si riempì di un gelo freddo e inaspettato.
Nessuno parlava più, si sentivano isolate imprecazioni, ma il sentimento generale, nel sentire il boato tagliente della Maratona, che sembrava non finire mai, fu di incredulità.
Le imprecazioni si susseguirono, mancavano dieci minuti e la juve doveva pareggiare assolutamente.
Ollio e Stanlio si presero per mano, senza dire nulla.
Avevano il respiro paralizzato e non riuscivano a muovere un muscolo.
La juve cinse il Toro d’assedio sotto la Scirea.
Da lontano si riuscivano ad udire i cori di incitamento e le urla di sofferenza della Maratona, mentre la palla danzava impietosa sulla linea di porta del Toro.
Ollio guardò l’orologio con insistenza, aveva le lacrime agli occhi, per l’emozione e soprattutto per la vergogna di quello che aveva combinato fino a quel momento.
Otto minuti, sette, se, cinque…. Quattro minuti, la palla sempre lì… tre minuti due…
 Un contropiede del Toro. Un giocatore che si invola tutto solo.
Verso l’altro portiere, verso l’altra porta, verso l’altra Curva.
– Dai, dai, dai…! – si mise a urlare Ollio.
– Ma… – Stanlio venne preso di sorpresa dall’amico.
Dai… non me ne frega niente… vai… vola! Segna!
La gente gobba li guardava in silenzio
– Dai… dai!
Dai… dai…! DAI… DAI… DAI!!!
I due trattennero il fiato.
Ollio fu il primo ad esplodere nel GOOOOL rabbioso e secco che ferì la curva gobba.
Stanlio lo seguì.
La Maratona urlava da lontano.
Era scudetto e loro erano distanti dal cuore del mondo, dove avrebbero voluto essere.
Si abbracciarono piangendo.

 

Ohi ohi ohi… quante legnate – disse a fatica Stanlio, mentre cercava di trascinare sé e l’amico lungo Corso Galileo Ferraris, verso la zona della Maratona.
– Ahi ahi ahi ahi ahi…la mia schiena – disse Ollio procedendo lentamente a carponi.
– Forza amico mio, ascolta i clacson… senti la città in festa… dobbiamo andare di là… è la nostra casa.
Pesti e sanguinanti, impiegarono quindici minuti ad arrivare nella zona antistante la Maratona, dove la gente, pazza di gioia si stava abbracciando felice come chi rivede il sole dopo una vita al buio.
– Amici, abbiamo vinto!
– Siamo noi!!! – urlarono.
Un uomo si girò verso di loro.
Era Margaro.
L’espressione dei due mutò dall’estate all’inverno siberiano.
– Io vi conosco… voi siete i due del tram… – disse avvicinandosi minacciosamente.
– Ehm no… noi siamo del Toro… Ascolta, siamo del Toro!!! – disse Stanlio semidisperato.
– Sì, viva Toro! – aggiunse Ollio tremante.
Margaro li guardò scettici.
– Ah sì, eh? E quelle sciarpe allora cosa sono?
– Le sciarpe? Quali sciarpe? Noi…
I due si guardarono reciprocamente raggelando.
Portavano ancora addosso le sciarpe bianconere.
Non fecero tempo a respirare.

 

Tre mesi dopo
– Heilà, come andiamo? – disse Stanlio.
– Meglio, molto meglio. La fisioterapista dice che sto facendo progressi da gigante. Potrei tornare a camminare già nelle prossime settimane. E tu, invece, come te la passi?
– Guarda qui. – Disse Stanlio. In splendida forma. Cammino già da solo e dovrò portare il busto solo per altri tre mesi. Mia moglie mi ha riaccolto in casa. Tutto sommato mi è andata bene…
– Davvero, anche la mia è stata magnanima e ha capito… – replicò Ollio – Però… sai qual è la cosa che mi butta veramente giù di morale? – aggiunse tristemente – La vittoria ha richiesto un sacrificio enorme da parte nostra… i festeggiamenti, la gioia tanto attesa… abbiamo perso tutto. Abbiamo preso solo una valangata di legnate.
– Bah, non ci pensare! – lo consolò l’amico – sono sicuro che questa è la prima di una lunga serie di vittorie. A tale proposito, quasi mi dimenticavo! Ti ho portato un regalo! – Stanlio estrasse una busta di plastica e la consegnò all’amico.
– Un regalo? Per me?
– Eh eh… apri, apri…
Ollio tirò fuori dalla busta, prima una maglia del Chelsea, poi una del Bayern Monaco, e quindi una del Real Madrid.
– Che significa tutto questo? – chiese con aria ingenua.
– Significa che c’è la Champions League e dobbiamo riprendere il nostro lavoro! Appena fuori di qui ci recheremo a Monaco all’Oktoberfest e lì cominceremo ad assaporare il tifo bavarese, poi andremo tra gli Ultras Sur del Real e poi a Londra dove… ehi, che fai? Che ti prende? Posa quel vaso, io…
– Io ti uccido, hai capito? Ti ammazzo! – urlò Ollio – lanciandosi all’inseguimento di Stanlio brandendo una stampella e tornando a zampettare dopo mesi – Ora basta… Forza Toro, hai capito? FORZA TORO…! FORZA TORO…!
– Urkh, ahia… ma no… ahia… era uno scherzo… no, fermo con quella stampella…! Aiuto, infermieraaa… C’è un pazzo! Aiutooooo!!!

 

Un caro saluto all’amico Alberto Lovisolo, che ha fatto scaturire questa idea.

 

MAURO SAGLIETTI

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