Assegnazione diritti tv, offerte troppo basse: la Lega Calcio opta per il rinvio

Assegnazione diritti tv, offerte troppo basse: la Lega Calcio opta per il rinvio

Decisione inaspettata: le proposte avanzate sono state considerate “non rappresentative del valore del campionato”, asta rimandata

di Redazione Toro News

Si è conclusa con un nulla di fatto l’odierna Assemblea di Serie A, sede preposta alla discussione tra i rappresentanti dei club del massimo campionato e relativa all’assegnazione dei diritti tv – di quest’ultimo – per il triennio 2018-2021, ovvero a partire dalla stagione 2018-2019 per arrivare all’annata 2020-2021. Una procedura che probabilmente il presidente della Figc Carlo Tavecchio, affiancato quest’oggi dal responsabile del progetto italiano della ‘Video assistant referee’ Roberto Rosetti, si immaginava di sbrigare con molta più semplicità o per lo meno con intoppi non così numerosi e che invece ha preso sin dal principio una piega non positiva per poi sfociare in questa decisione di provvisorio stallo, volta a ‘riaggiornarsi’ in seguito nella speranza di trovare un punto d’incontro.

Come vi avevamo già riportato anche su queste colonne, emblematica era stata la decisione arrivata in mattinata da parte di Mediaset: la società del gruppo Fininvest aveva infatti comunicato la propria non-partecipazione, o meglio il proprio ritiro, per il succitato triennio motivando la presa di posizione  con la descrizione dell’invito a presentare offerte come totalmente inaccettabile in quanto abbatte ogni reale concorrenza e penalizza gran parte dei tifosi italiani costretti ad aderire obbligatoriamente a un’unica offerta commerciale”. Nel pomeriggio ha poi preso il via l’Assemblea vera e propria, per valutare le offerte pervenute: l’obiettivo iniziale di Lega Serie A ed advisor Infront, nella costruzione del bando, era quella di incassare almeno un miliardo di euro a stagione, esclusi diritti tv accessori e internazionali. Obiettivo che, considerando le somme offerte, non è stato decisamente raggiunto.

Sembra infatti che da parte di Sky e Perform Group siano arrivate offerte solamente per quattro dei cinque pacchetti totali dell’asta, ma soprattutto che solamente una di queste superi il minimo richiesto. Secondo quanto filtra, Sky avrebbe avanzato due offerte, divise in due tranche: la prima ammonta a 230 milioni di euro, e dunque 30 in più del minimo richiesto, per il così detto “pacchetto A” che comprende la trasmissione sulla piattaforma satellitare delle partite di otto squadre tra le quali Juventus, Napoli, Milan e Inter per un totale di 248; la seconda invece da 210 milioni di euro e relativa al “pacchetto D”, che era stato invece quotato almeno 400 milioni di euro e che comprende un totale di 324 eventi di cui 132 in esclusiva costituito dagli incontri di dodici squadre tra le quali Roma, Lazio, Torino e Fiorentina. La concorrenza, ovvero Perform Group, si sarebbe invece concentrato sui “pacchetti C1 e C2” comprensivi della piattaforma internet delle stesse squadre del “pacchetto A”, ma avanzando offerte decisamente inferiori rispetto al minimo richiesto.

La decisione finale presa da Tavecchio e più in generale dall’Assemblea della Serie A è stata quindi la via della non-assegnazione, che porterà così ad una nuova asta: le parti in gioco hanno deciso di non assegnare a nessuno dei contendenti i pacchetti televisivi ritenendo le offerte offerte “non rappresentative del valore del campionato”, rinviando così ogni tipo di decisione definitiva. Queste le parole del presidente della Figc: “Ritenendo che le offerte non rappresentino il valore reale del calcio italiano, con voto unanime l’assemblea della Lega Serie A ha deciso di non assegnare i diritti tv a nessuno dei concorrenti”.  Fino a quando potrà procrastinarsi questo inaspettato inconveniente? Fino a sei mesi prima dell’inizio della prima stagione in questione, e dunque sino a gennaio-febbraio. Tavecchio ha inoltre voluto specificare che il valore di partenza resterà quello indicato in questo bando.

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