I “solo affari” di Darmian e De Laurentiis

I “solo affari” di Darmian e De Laurentiis

Loquor / Torna la rubrica di Anthony Weatherill: “Quante volte con quel ‘solo affari’ proviamo a giustificare qualsiasi nostra azione”

di Anthony Weatherill

“Io, che per incertezza di vita,

sono tutto simile alla polvere”.

San Carlo Borromeo

Matteo Darmian, attraverso twitter, ha smentito vigorosamente un suo imminente approdo alla Juventus: “sono stato il giocatore del Toro a segnare il gol che ha sancito l’unica vittoria negli ultimi vent’anni  al derby. Per rispetto di questo avvenimento, per rispetto dei tifosi del Toro, non potrò mai giocare per la Juventus. Un giocatore dello United può trovare infinite e congrue destinazioni dove proseguire con soddisfazione la propria carriera professionale”. Falso, ma sarebbe stato bello un twitter del genere. “Club come il Frosinone non attirano fan, né interessi, né emittenti del campionato… non cercano di competere… se non possono competere, se finiscono per ultimi, dovrebbero pagare una multa… se non possono essere autosufficienti economicamente dovrebbero essere espulse”.

Il calcio che guadagna con i bambini

Questo, in sintesi, è ciò che ha dichiarato Aurelio De Laurentis recentemente al New York Times. Dichiarazioni vere, purtroppo. C’è da chiedersi da quando si è cominciato a perdere il senso del limite nello sport, che per sua natura dovrebbe insegnare il valore dell’autocontrollo e del pudore. In nome del professionismo si è giunti alla conclusione come tutto sia possibile, che non esistono recinti da non poter abbattere. Darmian  ha dato i primi calci al pallone nell’oratorio della parrocchia di Rescaldina, nel cuore di quella Lombardia laboriosa e cattolica, descritta mirabilmente nelle pagine del romanzo popolare italiano per eccellenza: “I Promessi Sposi”. Il volontario laico deputato a seguire nel campo oratoriale quei bambini rincorrersi e provare le prime gesta di fantasia con il pallone fu Giovanni, padre del futuro giocatore dello United.

E’ una parrocchia particolare, quella di Rescaldina, che dal 600 aveva ottenuto di potere eleggere il proprio parroco. Un privilegio decaduto per una disposizione del Concilio Vaticano II, ma che racconta molto del tessuto socio/culturale dei rescaldinesi. Gente abituata a farsi coinvolgere attivamente quando si tratta di beni comuni, come oggettivamente  una parrocchia è. Chissà se a Matteo qualcuno ha mai parlato di Carlo Borromeo, che costituì alla fine del 500 la parrocchia dove il campetto da calcio lo ha visto, bambino, protagonista. Carlo Borromeo è considerato il più importante arcivescovo avuto dalla diocesi di Milano e uno dei più grandi riformatori della Chiesa Cattolica, nonché uno dei santi più venerati. Rescaldina confina con Legnano, dove si svolse la storica battaglia tra le truppe della “Lega Lombarda” e l’esercito imperiale di Federico Barbarossa, battaglia che sancì definitivamente il declino delle pretese egemoniche sull’Italia settentrionale dell’imperatore tedesco.

Il calcio, l’Arabia Saudita e i diritti delle donne

E’ quest’ humus culturale e questi leggendari ed epici echi storici, quindi, che il giovane Darmian, possiamo immaginare, abbia respirato sin da bambino. Un contesto dove non deve essere stato difficile aver trovato qualcuno a segnargli il confine tra il bene e il male o che gli abbia, almeno una volta, posto qualche domanda sul senso dell’esistenza. Diventando adulti, si sa, le cose dell’infanzia e dell’adolescenza comincino ad essere avvertite come questioni sempre più lontane, ma davvero si può dimenticarle del tutto? Davvero possiamo dimenticare chi siamo e da dove veniamo? Davvero è lecito convincerci che ogni cosa possa diventare lecita? “Siamo professionisti”, avrà sussurrato all’orecchio del giocatore mancuniano (potete scommetterci fino all’ultimo penny che lo avrà fatto) il suo procuratore , nel convincerlo a prendere in esame la proposta della società bianconera. Come se essere professionisti in qualsiasi campo, desse il lasciapassare per fare qualsiasi cosa. “Dì a Michael che sono stati solo affari”, dice al killer inviato dalla famiglia Corleone, il traditore reo di aver “venduto” la vita del proprio “padrino”(memorabile interpretazione di Al Pacino) alla famiglia avversaria.

Quante volte con quel “solo affari” proviamo a giustificare qualsiasi nostra azione, gettando consapevole oblio su malefatte di ogni tipo. Non si pensi che stia qui a parlare del “valore della maglia” (valore ormai andato a ramengo da tempo immemorabile), ma provo a riflettere su quando possiamo considerare inderogabilmente opportuno fare un passo indietro rispetto alle nostre ambizioni e ai nostri interessi. Questo strano concetto “siam tutti dei professionisti”, sto notando essere accettato sempre di più anche dai tifosi, in una curiosa corsa a voler a tutti costi  apparire maturi ed evoluti rispetto ad un calcio modificatesi con un’accezione esclusivamente mercantilista.

Ecco perché non c’è stata nessuna reazione, a parte quella prevedibile del Frosinone e un timido e spiritoso tweet di Ivan Zazzaroni (direttore del Corriere dello Sport), all’ultima sparata di De Laurentis, in quale ha parlato addirittura di ridisegnare il calcio “secondo esigenze geografiche”. Come sono chiare e scoperte le intenzioni  di una persona afflitta da “sindrome di napoleone” (parole e musica del presidente del Frosinone), alla ricerca spasmodica di ritagliarsi di un ruolo egemonico e assai remunerativo nel mondo del calcio. Solo così si spiega la sua proposta, fatta nell’intervista al New York Times, di “ristrutturare le società di calcio italiane geograficamente, in modo che possano essere finanziariamente autosufficienti”.

I nuovi mostri

Una proposta che si sposa, guarda un po’, con le sue esigenze di “conducator” del calcio del meridione d’Italia, con Napoli e Bari, secondo la visione di geopolitica dei fatturati del presidente partenopeo, a prendersi la fetta di mercato composta dai tifosi meridionali. E’ un discorso vecchio questo portato avanti da De Laurentis, è l’antico vizio della razza padrona italiana (mi rifiuto di chiamarla classe dirigente. Ci vuole un profilo etico adeguato per fregiarsi di un tale titolo) di trasformare qualsiasi processo di natura economica in monopolio, sotto lo sguardo silente della politica. Solo ad una persona tesa a comportamenti egemonici poteva venire in mente di auspicare premi milionari alle squadre stazionanti nei primi posti in classifica del campionato e multe alle ultime in classifica. E’ la logica di questi tempi moderni (che molti continuano a celebrare entusiasticamente come il nostro arrembante ingresso nel futuro), dove ormai vige la corsa alla giustificazione della sopraffazione del più debole come valore assoluto, e non solo nel calcio.

Solo così è stata potuta essere accettata dall’opinione pubblica come normale, finanche come giusta e utile, l’aver messo alla fame una nazione intera come la Grecia. Azione considerata giusta in nome del futuro dell’Europa, perché se i deboli non riescono a diventare forti allora è giusto che periscano. Un uomo intuitivo come De Laurentis ha compreso questo cambiamento antropologico da tempo, ed ecco perché non ha remore a fare proposte di stampo darwinistico sociale, sa bene di trovare consenso in vari settori della pubblica opinione e dell’informazione. Mi ha fatto impressione leggere un articolo teso a solleticare la vanità di Urbano Cairo nel convincerlo a usare tutto il peso del gruppo editoriale da lui presieduto, per migliorare le fortune del Torino calcio sul campo. Il chiaro invito, da parte dell’articolista, era quello di far sentire sulla classe arbitrale la lunga mano della censura giornalistica sul loro operato, magari per ottenere qualche calcio di rigore o punizione in più. L’articolo mi ha fatto impressione, ma non mi ha sorpreso.

Cairo, il Natale e la speranza

Lo spirito del tempo ha ormai quasi abbattuto ogni pudore e ogni diritto, nel nome del “legittimo” uso della forza posseduta in ogni caso. In questo quadro dal forte connotato nichilista Matteo Darmian starebbe prendendo l’insana decisione di trasferirsi alla corte bianconera. E’ questo affresco sfumato da ogni ragione, che potrebbe convincerlo ad accettare una destinazione, per lui e per la sua storia, priva di ogni senso etico. Sarebbe bello se nella “Curva B” dello stadio San Paolo, covo dei tifosi napoletani più caldi, nella prossima partita fosse esposto uno striscione di solidarietà verso i tifosi del Frosinone. Sarebbe bello se i tifosi azzurri riaffermassero il diritto che tutti hanno il diritto di provarci più volte e più volte, anche a costo di essere costantemente sconfitti.

Tutti hanno diritto di andare alla ricerca del miracolo, e questo è uno dei più grandi lasciti morali del calcio dall’inizio dei tempi. San Carlo Borromeo ha scritto che “in Dio non esiste il più o il meno”, a far intendere che il problema di un’esistenza non è fare chissà cosa o essere chissà dove. Il problema è essere. Auguro a Darmian di ricordarsi, nel momento della scelta della sua nuova squadra, del suo cortile d’oratorio, dei pomeriggi dopo la scuola fatti di calcio ad un pallone e di buoni consigli, della storia significativa della sua terra, del sapore di tutto ciò che sapeva di buono, dell’amore sincero ricevuto dai tifosi del Toro, del dopo calcio che inevitabilmente arriverà. Auguro a Darmian di scoprire ciò che comporta compiere passi su questa terra. Comporta essere uomini, non merce di scambio. Lasciamo i “sono solo affari” a Michael Corleone e ai suoi proseliti. Noi prendiamoci, finalmente, la vita.

(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

20 Commenta qui

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  1. user-13974210 - 2 mesi fa

    Ecco perché questo lurido calcio non vedrà più un centesimo dal sottoscritto…..

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  2. dattero - 2 mesi fa

    darmian ha 29 anni e probabilmente firmera’ l’ultimo contratto corposo della carriera,quindi varra’ la massima gesuita “male minore,bene superiore”.
    Sugli oratori,posso dire che son stati fucina educativa e sportiva di rilevanza,senza dimenticare e condannare terribili devianze,ma direi che il positivo vince x distacco.
    Sui adl,poco da dire,un produttore che,se va bene,fa un filmaccio all’anno,ripeto,se gli va bene,infatti si è avvinto al napoli come l’edera.
    Parla da arrogante arricchito carico di prosopopea e sprovvisto di capacita’.
    Un caro saluto a turin

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    1. turin - 2 mesi fa

      caro dattero, che piacere rileggerti. come non sottoscrivere ogni tua parola su de laurentis? ma possibile che qui dentro nessuno si sia indignato per la sua delirante proposta di far pagare una multa a chi alla squadra che arriva ultima? E’ in mano a questi signori che sta finendo il calcio e il suo business. insegno lingua e letteratura italiana all’università e ogni giorno, vedendo tante generazioni di giovani seduti davanti a me, mi chiedo cosa si possa fare per convincerli veramente come ciò che stanno apprendendo non sia un esercizio inutile di retorica. un caro saluto a te, dattero, e spero ci si possa rileggere presto

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  3. turin - 2 mesi fa

    qualcuno ha giudicato stucchevole il paragone tra quello che de laurentis ha detto sul Frosinone, e quello che molti hanno detto sulla grecia: si meriterebbero di scomparire perché, in sostanza,, è colpa loro. Questa cosa giudicata stucchevole da qualcuno, io la trovo una sintesi lucida sullo spirito dei tempi che stiamo vivendo. Credo che weatherill nello scrivere l’articolo si sia reso conto che avrebbe scatenato la rabbia ideologica di qualcuno nel momento in cui ha citato la chiesa come immaginabile patrimonio culturale dell’adolescente darmian, ed è apprezzabile come non si sia censurato e abbia deciso di ricordarcelo lo stesso. Avrebbe dovuto non farlo solo per compiacere chi, ogni qual volta sente solo nominare la chiesa cattolica, carica come un montone? Seguo da sempre questa rubrica perché non si preoccupa di compiacermi, ma di parlarmi in modo diretto. Non sempre sono d’accordo con le argomentazioni, ma apprezzo chi non utilizza la mia passione e amore per il toro solo per raccogliere dalla mia pancia qualche facile applauso. un saluto a tutti i fratelli

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  4. oliberto - 2 mesi fa

    Articolo alquanto controverso

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  5. user-13814870 - 2 mesi fa

    Darmian un bravo ragazzo e giocatore che ha vestito la maglia granata. Lo rispetto sempre. Vada a giocare dove ha opportunità di migliorarsi nella sua vita e nel suo portafoglio come farebbe ognuno di noi Stare al Toro vuol dire stare.nella.mediocrità vuol dire barcamenarsi tra delusioni e qualche soddisfazione. Come dargli torto???. Tutte le storie scritte qui non sono più valide.

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  6. Il_Principe_della_Zolla - 2 mesi fa

    Va bene parlare di De Laurentis o di Darmian (di cui, detto per inciso, non me ne importa un fico secco, è andato e quindi pace all’anima sua). Ma la tirata sull’oratorio e il Borromeo è francamento indigeribile (anche Vallanzasca giocava all’oratorio). Per non parlare dell’equiparazione “Frosinone – Grecia”, questa poi! L’articolista non è mai stato sfiorato dall’idea che alla fame hanno contribuito (e largamente) da soli a finirci? Questo per dire che è difficile capire quale senso dare all’articolessa, se non un “Mah!”.
    Per carità, Weatherill che è penna brillante scriva da par suo. Da par mio preferirei si dedicasse ad esercizi meno stucchevoli.

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  7. Kalokagathia - 2 mesi fa

    Blah blah blah…. Abbiamo preso Zaza (!!!!!). Riflettiamo su questo e lasciamo stare Darmian con nauseabonde trame moraleggianti.

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  8. bertu62 - 2 mesi fa

    Ho sempre ritenuto Anthony Weatherill un uomo intelligente, colto e molto molto preparato, e continuo ancora a pensarlo ed a ritenere che sia tutto questo e forse anche di più, tuttavia questa volta non posso essere completamente d’accordo con Lui così come invece accaduto in passato!
    Il calcio attuale non ha nulla a che vedere con il calcio di un tempo, né tantomeno con “l’idea” del calcio “Decoibertiniano” che traspare dai Suoi scritti, finanche da quest’ultimo articolo: partendo dalle cifre SCANDALOSE che attualmente riguardano i cartellini dei calciatori fino ad arrivare agli ingaggi, passando per i soldi dei diritti televisivi e del “paracadute” per i club che retrocedono dalla serie A alla serie B stiamo vivendo un calcio “DOPATO FINANZIARIAMENTE” che NULLA ha a che vedere col “gioco del calcio”, NULLA ha a che spartire con il gioco che si faceva da bambini all’oratorio! E parlando di oratorio, di Chiesa e di Vescovi, come dimenticare che la chiesa stessa si è macchiata di CRIMINI ORRENDI, a partire dalla benedizione di “Guerre Sante” chiamate CROCIATE per finire alla Pedofilia, come si può “pretendere” che i bambini che giocano all’oratorio vedano SOLO l’esempio di Carlo Borromeo E NON quello di centinaia, migliaia di preti che hanno abusato di quegli stessi bambini magari?
    Troppo facile Anthony stare sul piedistallo e scrivere indignati che “Darmian dovrebbe fare così” oppure che “Cairo non deve prendere spunto dalle richieste malsane di mettere alla berlina gli arbitri che danneggiano intenzionalmente il Torino Calcio”, troppo facile o troppo comodo o troppo “idealista” ma comunque scarsamente PRATICO e totalmente DISTACCATO dalla realtà!
    Realtà che Ti porta, se sei un calciatore professionista (e per professinista intendo NON dilettante, cioè che NON GIOCA in Tornei Parrocchiali o UISP ma in CLub magari di Premiere League…), a dover sottostare alle “regole del gioco”, quello stesso gioco che Ti hanno portato dal Torino dove guadagnavi “X” al Manchester dove guadagni “ENNE VOLTE X”, regole che Ti impongono di prendere in considerazione la possibilità di guadagnare ancora “X” nonostante il tuo orologio biologico Ti porti inevitabilmente vicino alla scadenza naturale della Tua vita sportiva (29anni appena compiuti..).
    Realtà che ha portato ADL a dire quello che ha detto e di cui risponderà LUI, così come Ferrero prima di Lui, così come Lotito, così come AA, così come Cairo: un bel NULLA DI FATTO! Perché ciò che disse Andreotti è ancora valido, anzi PURTROPPO è ANCORA PIU’ VALIDO:” Il potere logora chi non ce l’ha”…cioè a dire “Chi non intrallazza è perché non può, non perché non vuole..”…
    Anthony, il calcio attuale è lo specchio della società attuale, né più né meno, pretendere che sia diverso è pura follia, o alla meglio è pura illusione! Il pesce puzza dalla testa, non dalla coda! Esistono Federazioni, sulla carta, esistono regolamenti, sulla carta, esistono strumenti per applicare i regolamenti e “pene” per chi non li osserva oppure li aggira oppure bellamente li calpesta, ma SOLO SULLA CARTA! Nella realtà le Federazioni sono assenti oppure sono “al soldo” di chi ha il denaro, e che quindi fa le regole ed i regolamenti e che utilizza o NON utilizza gli strumenti: quindi abbiamo club di calcio che espongono nel proprio stadio scudetti NON VINTI ma che la Federazione consente di esporre in TV in tutto il mondo, abbiamo club con un debito verso le banche a 6/7/8 zeri ma che la Federazione non può sanzionare perché sono TOP Club, abbiamo Presidenti di club condannati per truffa del bilancio societario per poter iscrivere la squadra AI CAMPIONATI (quindi PER ANNI, mica solo per questo in corso..) di Serie A ed in modo ANCHE recidivo ma che sono ancora lì, mentre invece per cose MOLTO ma MOLTO meno gravi abbiamo visto squadre cancellate e costrette a ripartire dalla C o D….
    Su una cosa hai ragione Anthony: SONO (diventati) AFFARI! E’ SOLTANTO PIÙ BUSINESS…!!!
    FV♥G!!! SEMPRE!!!

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  9. Esempretoro - 2 mesi fa

    Comunque vada il mio rispetto per Matteo non cambierà.
    Certo vederlo col pigiama mi procurerebbe un dolore immenso, ma se non si conosce tutto è meglio non giudicare.
    E bene farebbero altri a fare lo stesso, oppure chiedere l’allontanamento di un giocatore che non eccede in esultanza quando SEGNA contro una sua ex squadra va bene?
    Essere coerenti o perlomeno cercare di esserlo è una gran virtù. Va coltivata con la tolleranza.Matteo va solo giudicato per tutto quello che di bello ha mostrato dentro e fuori dal campo. Per il resto, se sarà, vorrà dire che al fine settimana non dovrò più informarmi se gioca e come (lo faccio tutt’ora). Comunque sarà,in bocca al lupo…con dolore e sincerità. SFT

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  10. user-13963758 - 2 mesi fa

    # io sto col frosinone # adl impiccati borbone d’un napuli

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  11. Toro88 - 2 mesi fa

    Per favore fate leggere questo articolo a darmian. Vi prego

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  12. Bullplatinum - 2 mesi fa

    Non lo fare Matteo….. La tua anima ne partirebbe, lo sai anche tu

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  13. Daniele abbiamo perso l'anima - 2 mesi fa

    Non andare a Venaria

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  14. Immer - 2 mesi fa

    Io sto con il Frosinone

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  15. Daniele abbiamo perso l'anima - 2 mesi fa

    Grande Matteo !!

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  16. user-13793800 - 2 mesi fa

    Darmian con i ladroni non ci azzecca nulla.

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  17. Giancarlo - 2 mesi fa

    Non si parla di mercato e di moduli. Non si insulta nè Cairo, nè VM, perciò tutti tacciono. L’etica non è anche roba nostra?

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    1. Granata - 2 mesi fa

      Io volevo scrivere ma quando ho scritto di adl mi hanno cancellato il post. Eppure non lo insultavo. Su Matteo che dire? Un ragazzo come ce ne sono pochi. Gli auguro il meglio della vita.

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    2. èunafede - 2 mesi fa

      Purtroppo l’etica non sembra più appartenere al mondo del calcio; dispiace che questa considerazione valga anche per noi tifosi granata che siamo/pensiamo/speriamo di essere diversi. Purtroppo quando la massima espressione linguistica consiste nell’attribuire nomignoli come nano o testadighisa, beh… la strada è in salita.

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