Da Mussi a Pestrin, c’è un po’ di Thohir in me!

Da Mussi a Pestrin, c’è un po’ di Thohir in me!

Non mi piace commentare le vicende delle tre strisciate (Juve, Inter e Milan) perchè ritengo che monopolizzino già a sufficienza l’informazione sportiva di massa e non meritino anche questi pochi spazi liberi dove, come accade in TN, si parla invece di altre realtà del calcio. Non posso però non sottolineare come sia rimasto stupito dalla risposta del magnate indonesiano Thohir, neo proprietario dell’Inter, alla domanda sui suoi idoli nerazzuri. E’ già improbabile pensare che un pacioso e arzillo miliardario asiatico segua davvero il calcio italiano tanto da dirsi tifoso di una squadra italiana, ma lo è ancor di più sentire che tra i suoi beniamini non ci siano i tanti calciatori di fama mondiale che hanno vestito la maglia dell’Inter ma, udite, udite, un “outsider” di lusso come Nicola Ventola.

Ora i fatti sono due: o lo staff che cura l’immagine e la comunicazione di Thohir è composto da geni che sono riusciti a confezionargli una risposta bomba ed hanno centrato in pieno l’obbiettivo di far parlare la stampa italiana di lui, oppure quell’uomo è davvero una specie di nerd che collezionava a migliaia di chilometri dall’Italia le figurine Panini e conosceva a menadito le rose dell’Inter degli anni Novanta tanto da idealizzare un modesto centravanti che di top non aveva di certo il “player” ma solo la “model” al suo fianco.

Nel mio ingenuo modo di vedere il mondo attraverso il mio tifo per il Toro, propenderei per il secondo caso, anche e soprattutto per la motivazione che il tycoon indonesiano ha usato per spiegare la scelta di Ventola: “Son tutti bravi a tifare per i campioni”. Parole sante, niente da dire. In effetti il solo fatto che appena un milione di italiani come me (su sessanta) tifino Toro, cioè una squadra dove dagli anni Ottanta ad oggi di campioni veri se ne sono visti pochini (ahimè) non fa che avvalorare la tesi di Thohir: ci vuole tanto coraggio a stare dalla parte dei non campioni. Se ripenso pertanto alla mia vita di tifoso granata scopro quindi, con orrore o con gioia a seconda dei punti di vista, che c’è sempre stato un po’ di Thohir in me: in fondo sono un po’ quell’alieno che alle elementari invece di tifare come gli altri bambini gobbi per i Platini di turno si entusiasmava per le cavalcate di Schachner e all’università invece di smaniare per i Baggio o i Del Piero aveva come idolo Roberto Mussi. Magari crescendo le cose sono migliorate, starete pensando. Invece no. Per rimanere a ricordi più recenti devo confessare di aver provato una grande passione “sportiva” per signori “nessuno” come Saumel o Pestrin, giocatori di cui tutto si può dire fuorchè che siano dei campioni.

E’ che in effetti sostenere il campione è una cosa che non richiede grande sforzo: il campione si fa amare, ti strappa applausi e stupore ogni volta che fa una giocata, è sempre al centro dell’attenzione, non devi credere in lui perchè oggettivamente è lui che ti porta già dalla sua parte senza nemmeno che tu te ne accorga. Diverso è invaghirti di un giocatore più nella norma di cui apprezzi certe sue caratteristiche tecniche o caratteriali che mette in campo. E’ un po’ come da un lato guardare una bellissima attrice in tv e dall’altro uscire con una ragazza carina che per te però è molto speciale. E qui si torna alla tesi di Thohir.

Sono contento, perciò, di poter dire al mondo che apprezzavo tantissimo Dorigo, un giocatore che ha sbagliato un solo pallone in un intero campionato, o Ardito, l’uomo che al posto delle gambe aveva due arpioni con cui strappava palloni in quantità industriale dai piedi degli avversari: senza le dichiarazioni di Thohir forse non avrei fatto questo “coming out”. Ed in effetti essendo in Italia, il Paese del pensiero massificato, doveva arrivare un indonesiano per costringerci ad ammettere che gli idoli calcistici che hanno fatto breccia nei nostri cuori non sempre sono stati quelli più strombazzati da radio, tv e giornali. Già sono orgoglioso di tifare Toro e non altre squadre “di massa”, in più posso dire con grande serenità che oltre a Junior, Lentini, Dossena, Bianchi o il Cerci di oggi, anch’io ho avuto il mio Nicola Ventola di turno!

Alessandro Costantino

 

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