Genova per Ventura, come ultima spiaggia. L’ironia della sorte

Genova per Ventura, come ultima spiaggia. L’ironia della sorte

Tocco di Mano / Il tecnico si gioca tutto nella sua città: con quella faccia un po’ così, là dove i giorni tutti uguali

Giampiero Ventura: genovese doc, pronto a sfidare la sua città. Non certo i suoi colori – l’allenatore ha sempre mostrato una certa simpatia per il blucerchiato -, ma il suo mare, la sua terra, certamente sì. 

Genova per noi, per Ventura e per il Toro. Genova come ultima spiaggia per agganciare e salire sul treno per l’Europa. Una città che scritto la storia del calcio italiano e che ha inciso solchi profondi nella memoria granata. A Genova, Ferreira ricevette da Mazzola quell’eterna e sciagurata promessa. A Genova il Toro vinse la sua quarta Coppa Italia, ai rigori, contro il Milan di Nereo Rocco. ”El Paron son mi” – diceva. E nel frattempo Castellini ipnotizzava Rivera dal dischetto.

Genoa-Torino è quindi anche e soprattutto Gasperini contro Ventura: juventino il primo, doriano il secondo. É derby nel derby, è la fiera dei luoghi comuni: torinese-un po’ francese, falso e cortese, bogia nen; genovese-taccagno, maniman, mai spregiudicato. Gasperini e il suo 3-4-3 collaudato negli anni, modulo su cui Ventura ha scritto una tesi intera, ai tempi di Coverciano. 

Modi diversi di vivere ed interpretare il calcio, obiettivi comuni anche se, come spesso accade, non c’è abbastanza spazio per entrambi. Il treno per l’Europa è fermo in stazione, attende gli ultimi passeggeri. Ventura vuole esserci, vuole portarci ancora una volta il suo Torino. Dall’altro lato del campo, però, non sono da meno. 

E allora domani sveglia presto, una controllata alle gomme e poi si parte. Con quella faccia un po’ così, ce ne andiamo a Genova: dove i giorni son tutti uguali, dove il Toro è obbligato a vincere.

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