Torino, Franco Ossola e quel contratto da mille lire al mese

Torino, Franco Ossola e quel contratto da mille lire al mese

Tocco di Mano / Il primo pezzo di quel mosaico unico, non semplicemente raro, immaginato da  Ferruccio Novo. Storie di un calcio, e di un calciomercato, che non esiste più…

Mille lire al mese, niente di più. Senza esagerare, senza particolari pretese. Era un calcio diverso: meno pallonaro, certamente più sportivo. Già allora per molti era lo sport più bello del molto. Per tutti, un semplice e modesto impiego. Mille lire al mese, cantava Gilberto Mazzi. Mille lire al mese era lo stipendio Franco Ossola: il primo tassello del mosaico pensato, voluto e realizzato dal presidente Ferruccio Novo. Con lui iniziò il mito del Grande Torino.

Ossola esordì il 4 febbraio di 75 anni fa, siamo allo stadio Littorio di Novara e i granata conquistato tre punti contro i Gaudenziani, grazie ad un goffo autogol. Era un calcio fangoso, senza campioni infiocchettati e curati da particolari sponsorizzazioni. Era un calcio che pian piano iniziava a farsi prepotentemente strada nel panorama sportivo, con l’intento di dominare la scena. 

Ossola fu a lungo seguito dal Torino, su segnalazione di un certo Antonio Janni: ex bandiera granata, ai tempi tecnico del Varese. In serie C il ragazzo non trovava il giusto spazio, non tanto perché non fosse pronto o non avesse la giusta stoffa per la categoria. Semplicemente l’allenatore aveva talmente paura che il giovane talento gli venisse soffiato via, al punto di utilizzarlo a spizzichi e bocconi.

Janni sa che di non poter più rimandare l’inevitabile e deciso, martella il patron granata Ferruccio Novo: se proprio deve lasciare il Varese, che almeno sia per una giusta maglia. Quella granata, la stessa che per anni aveva indossato anche lui. Diciotto anni, classe da vendere, dribbling stretti e tocco di palla fuori dal comune. Oggi gli appellativi si sprecherebbero: ”baby fenomeno”, ”top player”, ”colpaccio di mercato”. A quei tempi no. A quei tempi il calcio era più sport e meno show. Più stadio e meno televisione. Nessun salotto, nessun teatrino, nessun hotel in zona Porta Garibaldi. L’unico palcoscenico era il campo.

Ossola sale sul treno che lo porterà alla conquista della storia: unico scalo, Porta Nuova, stazione centrale di Torino. Nessuna trattativa estenuante nessuna particolare pretesa legata a bonus, opzioni di rinnovo, spartizioni di qualsivoglia diritto legatto all’immagine. L’idea, concreta, di essere parte integrante di un progetto ambizioso, questo sì. Un contratto da mille lire al mese: senza esagerare, senza particolari pretese. Un calcio meno pallonaro, certamente più sportivo. Un calcio, e quindi un calciomercato, che non esiste più…

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