Claudio Sala: “Questo Toro mi diverte: la mentalità mi ricorda quella di Radice”

Claudio Sala: “Questo Toro mi diverte: la mentalità mi ricorda quella di Radice”

#110anni di Toro – Esclusiva TN / Il capitano dell’ultimo Scudetto: “Mihajlovic ha capito lo spirito granata, i suoi ragazzi non mollano mai. E possono essere considerati una sorpresa…”

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Simbolo granata sul campo dal 1969 al 1980, e anche allenatore per 19 partite nel corso della stagione 1988-89: il nome di Claudio Sala non è e non sarà mai indifferente di fronte ad occhi e cuori granata. talento puro praticamente ambidestro, il duttile esterno ha legato indissolubilmente se stesso e le proprie giocate al Torino, squadra nella quale ha militato appunto per undici lunghe stagioni e della quale ha incarnato lo spirito indossando anche la fascia di capitano. All’ombra della Mole, il Poeta del gol ha collezionato ben 360 presenze e 33 marcature oltre a vincere da protagonista la Coppa Italia 1970/1971 e soprattutto lo Scudetto 1975/1976. Per parlare del momento attuale del Torino, anche in vista di una ricorrenza importante come il 110° compleanno del club granata, l’abbiamo intervistato per conoscere meglio i suoi numerosi ricordi ma anche le sue impressioni sulla formazione attuale:

Claudio Sala, quest’anno il Toro compie 110 anni: cosa significa questo traguardo per lei, che ha scritto pagine indelebili della storia granata?

“Si tratta di un traguardo importante, come lo erano stati gli stessi 100 anni: eravamo andati alla festa per il centenario, lo ricordo come un evento molto piacevole. Ora siamo già a 110 anni per quella che è una grande squadra: un club importante, eccezionale, per la storia e per il calcio italiano in generale. Sono rimasto molto legato alla piazza ed ai colori granata, porto con me ricordi indelebili di quelle undici annate”

Attualmente, Torino sesto e secondo miglior attacco d’Italia. E adesso arriva la pausa…

“Arriva forse nel momento meno indicato, perchè la squadra aveva bisogno di trovare quella continuità che alla fine è sempre fondamentale. Penso comunque che i granata stiano facendo un buon percorso, assolutamente positivo, e che sia una squadra molto interessante che può dire la sua: le armi migliori di questo Torino sono senza dubbio dalla metà campo in avanti, con questo tridente composto da Iago Falque e Ljajic a sostegno di Belotti ovvero giocatori in grado di fare la differenza da un momento all’altro”

Claudio-Sala

Considera questa squadra una sorpresa, o in qualche modo se l’aspettava?

“Io credo che possano essere considerati a tutti gli effetti una vera e propria sorpresa di questo campionato, comunque nel corso della sessione estiva è stato cambiato tanto: sono stati ceduti giocatori importanti e determinanti come Bruno Peres, che a mio avviso al Torino era a tutti gli effetti un valore aggiunto. Però, queste cessioni sono state utilizzate per lavorare in entrata sul mercato, e così questi giocatori sono stati sostituiti molto bene. La campagna acquisti è stata ragionata bene ed eseguita meglio: penso ad esempio ai due centrali, entrambi nuovi, o allo stesso Hart che ha portato un cambiamento in porta. Inoltre, voglio mettere in evidenza le qualità di Barreca”

Alla luce di quanto ha detto, quale può essere secondo lei un giocatore chiave: insomma, qualcuno che l’ha stupita, da tenere d’occhio?

“Ribadisco: occhio a Barreca. E poi, come detto, il tridente d’attacco che ha un potenziale enorme. Credo però che il vero valore aggiunto di questo Toro sia rappresentato da Mihajlovic stesso, che coinvolge i tifosi perchè quest’anno c’è molto interesse a guardare le partite del Torino, sono sempre risultati imprevedibili: partite che magari finiscono 2-2, con i granata che subiscono parecchie reti ma possono sempre segnare molto. Una menzione anche per Valdifiori, che è quel regista che negli anni scorsi è sempre mancato e dà sicuramente qualcosa in più, può essere paragonato ad Eraldo Pecci dei miei tempi, che sta davanti alla difesa a dà ordine. Anche lui comunque è stato voluto senza dubbio da Mihajlovic, il merito è da spartirsi anche con Petrachi che è stato bravissimo a mettere a disposizione del tecnico i giocatori da lui richiesti”

Rispetto agli anni passati, c’è stato un cambio di guida tecnica e forse anche motivazionale-carismatica. Mihajlovic è l’uomo giusto per questo Toro?

“Un allenatore per essere vincente ha sempre e comunque bisogno anche dei propri calciatori, e delle qualità di questi ultimi. Senza dubbio, si è verificato un cambio determinante ed evidente: la squadra adesso è votata ad attaccare ed al pressing alto, mi ricorda il nostro gioco con Radice in panchina. Mihajlovic è riuscito a capire e far capire lo spirito Toro, ovvero il principio di non mollare mai e di sacrificarsi. Questo è un elemento fondamentale e insito nel DNA granata che però non può bastare: serve anche il connubio con la qualità, ma come ho già detto mi sembra che il Torino quest’anno sia ben messo anche sotto questo punto di vista. Di certo bisogna migliorare le  prestazioni e soprattutto i risultati fuori casa, ma questa squadra diverte rispetto agli anni scorsi”

Un’ultima domanda: dove può arrivare, secondo lei, questo Toro?

“Oh, la prego, non me lo chieda! Nel calcio è difficile, non si può mai dire: questo sport è bello proprio perchè è imprevedibile, noi ad esempio abbiamo vinto uno Scudetto quando non pensavamo fosse possibile e quando invece magari credevamo di poter ottenere il titolo l’abbiamo perso. La mia esperienza personale mi porta a dire e consigliare di essere molto cauti, ma sicuramente le qualità ci sono”

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  1. claudio sala 68 - 3 settimane fa

    Chapeau. Un grande.

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