Comotto: ‘Spero che il Toro torni a vincere il Viareggio’

Comotto: ‘Spero che il Toro torni a vincere il Viareggio’

La vittoria del Torneo di Viareggio manca in casa granata dal lontano 1998, anno in cui una fortissima Primavera allenata dal mitico Claudio Sala colse l’ultimo trionfo in questa importantissima manifestazione giovanile. Uno dei protagonisti di quel successo fu sicuramente Gianluca Comotto, ragazzo del Filadelfia…
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La vittoria del Torneo di Viareggio manca in casa granata dal lontano 1998, anno in cui una fortissima Primavera allenata dal mitico Claudio Sala colse l’ultimo trionfo in questa importantissima manifestazione giovanile. Uno dei protagonisti di quel successo fu sicuramente Gianluca Comotto, ragazzo del Filadelfia e ora terzino destro del Cesena.
 
Ciao Gianluca, nel 1998 a Viareggio arrivò una grande vittoria con una squadra fantastica, puoi raccontarci quell’esperienza?
Caspita, sono già passati 15 anni, il tempo passa proprio in fretta ! E’ vero, la nostra era una squadra molto forte, con tanti giocatori di valore che poi hanno avuto una bella carriera: in porta c’era l’ottimo Paoletti, in difesa Balzaretti e Fissore, a centrocampo Semioli e in attacco la coppia formata da Tiribocchi e Pellissier. In quella stagione( la ‘97/’98 ndr), andammo vicino al triplete, in quanto vincemmo, oltre al Viareggio, anche la Coppa Italia. La Coppa Carnevale però, con il suo valore internazionale, era sicuramente la competizione a cui tenevamo di più e quindi ci siamo preparati al meglio. Ecco, quello è stato forse l’ultimo anno in cui il settore giovanile granata ha sfornato tanti buoni giocatori contemporaneamente.
 
Come andò il vostro percorso?
Ricordo un combattutissimo match con la Reggiana vinto ai calci di rigore, poi in semifinale incontrammo il Bologna, sulla carta una delle favorite, e riuscimmo a vincere per 3-1. In finale fu la volta dei brasiliani dell’Irineu, squadra temibile ma non al nostro livello: finì 2-0 per noi ed io mi tolsi la soddisfazione di far nascere sulla destra l’azione del rigore poi trasformato da Alessi.
 
Quest’anno la Primavera del Torino sta andando bene:in Coppa Italia ha raggiunto la semifinale mentre in campionato occupa le posizioni alte del suo girone, sei ottimista per questo torneo?
Sì, 15 anni sono decisamente troppi per un settore giovanile blasonato come quello del Toro e mi auguro che questa sia l’annata giusta per trionfare a Viareggio. Da tifoso quale sono mi piacerebbe molto vedere finalmente una squadra  con una buona classifica in serie A e con una Primavera vincente; tutto ciò darebbe al Torino grande importanza a livello nazionale.
 
In questo torneo ci saranno ottime compagini come la Juventus, la Roma, la Lazio, il Napoli e l’Inter: credi che i granata possano sorprendere tutti?
Passano gli anni ma le più forti sono sempre le stesse: anche ai miei tempi c’erano le romane e la Juve, rivale storica e molto organizzata a livello di giovani. Ogni anno però c’è sempre una sorpresa, a volte una squadra straniera, altre una italiana, e credo che questa volta possa essere il Toro.
 
Vincere questo torneo non è una cosa da tutti: quanto è importante questo successo nella tua vita e nella tua carriera?
E’ importantissimo perché rimane nel tuo curriculum di calciatore trattandosi di una competizione di grande valore. Quell’anno fu per me quello della vera e propria consacrazione e ricordo che altri due o tre dei miei compagni, dopo il Viareggio, vennero aggregati in pianta stabile alla prima squadra. La Coppa Carnevale è a mio avviso più importante del campionato, e non dimentichiamo che negli ultimi anni ha lanciato grandi giocatori come Balotelli e Ciro Immobile.
 
Anche l’atmosfera che si respira è molto particolare e affascinante, non credi?
Sono assolutamente d’accordo: se hai la fortuna di non giocare alla domenica puoi andare a vedere il Carnevale con tutti i tuoi compagni, un’esperienza indimenticabile. E’ molto bello anche incontrare gli altri giocatori, vivere una settimana con la squadra: per la prima volta ti senti un calciatore vero. Mio figlio è ancora piccolo, ha solo cinque anni, ma se giocherà a calcio mi piacerebbe fargli vivere tutto questo.
 
Giocare di continuo è però anche stancante dal punto di vista fisico, non pensi?
No, non sono d’accordo: a quell’età, quando hai 16, 17 o 18 anni hai talmente tanto entusiasmo che non senti la fatica. Ricordo che la domenica venni convocato dalla prima squadra e il lunedì tornai a Viareggio per giocare senza problemi.
 
Grazie Gianluca, in bocca al lupo per il futuro e complimenti per la laurea in economia ottenuta lo scorso anno.
Grazie mille, anche quella è stata una grande soddisfazione.
 
Roberto Maccario
 
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