Don Aldo Rabino: ”Una Pasqua bagnata, che porti via incrostazioni e sporcizia”

Don Aldo Rabino: ”Una Pasqua bagnata, che porti via incrostazioni e sporcizia”

In occasione della Pasqua abbiamo contattato Don Aldo Rabino, sacerdote da sempre vicino ai colori granata, che ci ha regalato bellissime parole piene di speranza e si è anche rivelato un buon intenditore di calcio.
 
Commenta per primo!
In occasione della Pasqua abbiamo contattato Don Aldo Rabino, sacerdote da sempre vicino ai colori granata, che ci ha regalato bellissime parole piene di speranza e si è anche rivelato un buon intenditore di calcio.
 
Don Aldo, la Pasqua, che si sia credenti o meno, è un modo per stare uniti e per vivere un momento di serenità insieme alla propria famiglia: nello sport e anche in altri campi lavorativi, giusto?
Mi auguro che sia una Pasqua bagnata, ma nel senso di una pioggia che possa lavare via e togliere incrostazioni e sporcizia a tutti i livelli. Basta con la sfiducia, con la mancanza di speranza e con la lettura negativa delle cose: bisogna avere voglia di vivere e di confrontarsi con nuove situazioni, a tutti i livelli. Come ha detto il nuovo Papa, bisogna togliere ciò che non va e assumere una visione positiva del futuro. Mi rendo conto che la situazione economica è difficile e che molte famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, ma è comunque necessaria una maggiore apertura, anche perché dopo il temporale deve arrivare il sole.
 
Venendo al nostro Toro, nonostante la sconfitta con il Napoli, in questi ultimi due anni sembra essere ritornato lo spirito giusto?
Sì, oggi la realtà è più tranquilla e qualcosa si è mosso in positivo, ma mancano ancora diverse partite difficili e nel calcio due più due non fa mai quattro, quindi mai dire mai.
 
C’è un giocatore del Torino che a suo modo di vedere incarna maggiorente i valori sportivi che da sempre contraddistinguono questa squadra o la forza dei granata, come dicono in molti, è il gruppo?
Il gruppo è sempre stato la nostra forza: camminare uniti, aiutarci a vicenda; se perdiamo questo perdiamo tutto. La gestione ha lavorato bene in questo senso e anche i ragazzi sono stati bravi.
Oggi il calcio è cambiato, è difficile individuare simboli con gente che va e viene di continuo: negli ultimi tempi si indica Bianchi come giocatore in grado di incarnare lo spirito del Toro ma, sebbene in campo dia tutto e sia un ottimo ragazzo, lo si fa per il semplice fatto che, a differenza dei suoi compagni, è qui da cinque anni e a Torino ha messo radici. Ci vuole un po’ di tempo per identificarsi in una maglia, anche se alcuni lo fanno più velocemente di altri per capacità tecniche o psicologiche.
 
Per quanto riguarda il settore giovanile, è contento del miglioramento di quest’ultimo anno?
Negli ultimi anni senza dubbio è stato fatto qualcosa di più rispetto al passato: oggi però la concorrenza è aumentata, mentre una volta c’era solo l’Atalanta al nostro livello. Nonostante questo, e nonostante i molti ragazzi presi all’estero dalle altre squadre, noi ce la giochiamo alla pari. Quello di programmare il settore giovanile è un lavoro a gioco lungo e, come insegnava l’avvocato Cozzolino, devi affidarti a uomini di spessore, grandi educatori e tecnici come Vatta, Rabitti, Ussello e Ellena.
 
Vuole fare un augurio particolare ai tifosi granata?
Giovedì ero al cimitero per il funerale di Zambruni, storico segretario del settore giovanile, persona umile e corretta e punto di riferimento per tutti, ed ho rivisto il vecchio Torino, la gente del Fila.
Ecco, mi auguro che ritorni questo spirito e che vengano messe da parte le divergenze tra i tifosi: deve essere una Pasqua nel segno dell’unione, che metta insieme le nostre speranze, le nostre attese e la nostra storia. Dobbiamo ricompattarci perché, come ho detto prima, da sempre lo stare uniti è la nostra forza.
 
Roberto Maccario
 
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy