‘Esonerare Zaccheroni non serve’

‘Esonerare Zaccheroni non serve’

E’ un tifoso vincente, perché è l’unico italiano ad aver vinto un premio all’ultima edizione della mostra del cinema di Berlino dove, pochi giorni fa, ha ricevuto il Premio Kamera alla carriera per i documentari. Inoltre la sua serie di dvd: "Non sarò mai un uomo comune", realizzati con RaiTrade e Gazzetta dello sport, su Diego Armando Maradona ha già venduto più di novecentomila…

E’ un tifoso vincente, perché è l’unico italiano ad aver vinto un premio all’ultima edizione della mostra del cinema di Berlino dove, pochi giorni fa, ha ricevuto il Premio Kamera alla carriera per i documentari. Inoltre la sua serie di dvd: "Non sarò mai un uomo comune", realizzati con RaiTrade e Gazzetta dello sport, su Diego Armando Maradona ha già venduto più di novecentomila copie e devono ancora uscirne sei. Questo vuol dire che Gianni Minà, classe 1938, torinese di nascita ma romano d’adozione, sarà anche il primo giornalista e documentarista italiano a superare il milione di copie vendute di dvd. E’ veramente bizzarro pensare che questo professionista, scrittore, autore, conduttore, documentarista, che ha seguito otto Mondiali di calcio, sette Olimpiadi, decine di campionati di boxe, collaboratore di Andrea Barbato (al Tg2), Gianni Minoli a (Mixer), non lavori in Rai dal 1994, dopo aver realizzato come autore (e conduttore) fra gli altri programmi come “Storie”, “Bltiz”, “Alta Classe”, “Zona Cesarini”. Oggi sfoga la sua passione per il Sud America (ha intervistato per 16 ore Fidel Castro) dirigendo la collana "Continente Desaparecido" della Sperling&Kupfer e la rivista trimestrale Latinoamericana.

Minà da direttore di Tuttosport titolò a nove colonne “Adesso Souness se ne deve andare”, Zaccheroni deve restare ?

In queste domeniche mi sono reso conto che abbiamo sbagliato il mercato sia in estate che a gennaio. Il mister può fare poco con questa formazione perchè non credo che nemmeno lui possa trasformare in fata una brutta ragazza. Zaccheroni è un allenatore di personalità, che costruisce le squadre secondo precisi criteri, con giocatori adatti ai suoi schemi. Certo non avrei mai creduto di arrivare ai nastri di partenza della serie A in questo modo. Questa è una squadra vecchia con Pancaro, Muzzi e Brevi che sfiorano il pensionamento, per una squadra che deve lottare per salvarsi non è concepibile. Ci vuole gente più giovane.

Quali sono le cause di questa situazione ?

Urbano Cairo non ha ripetuto il miracolo fatto lo scorso anno, quando ci ha portato subito in serie A. Lui vuol fare come Garrone, Zamparini e Della Valle, ma non credo che cambiando nuovamente tecnico si riuscirebbe a migliorare la pochezza oggettiva della rosa attuale.

Dopo il gol-non-gol con l’Empoli stiamo pagando un conto salato con gli arbitri o è solo dietrologia ?

No. So che tutti i tifosi si attaccano a queste situazioni, ma non facciamo gli juventini che si ricordano i torti e non i vantaggi. Abbiamo vinto delle partite con situazioni a dir poco “favorevoli” ricordiamocelo.

Di cosa hanno bisogno la società e la squadra per uscire da questa situazione ?

Purtroppo a gennaio si è persa l’occasione propizia per rinforzarla. Credo in Bovo e spero che porti gioventù e salute a un reparto che ne ha bisogno. Ardito, poi, non dovrebbe giocare solo venti minuti. Non so adesso se è possibile prendere qualche giocatore in regime di svincolo o disoccupato. Il rischio di non farcela è grande. I giocatori attuali danno il massimo per quelle che sono le loro capacità, però il gioco del calcio è un meraviglioso gioco in cui non bastano solo gli attribuiti ma è necessaria anche la capacità tecnica.

Quando farà un documentario sul Toro ?

Non lo so. Lo farei volentieri, però sono in un momento in cui ho appena vinto un premio a Berlino, unico riconoscimento italiano negli ultimi anni nel settore degli audiovisivi. Inoltre non lavoro da tempo in Rai. Avrei voluto fare qualcosa per i 90 anni, ma poi capitò il terremoto di Borsano e non se ne fece niente.

Cos’è per lei il Toro ?

E’ la passione della mia gioventù che mi ha accompagnato fino alla vecchiaia. Persino in giornate come queste passate nella tipografia per stampare la mia rivista, se non sento mio fratello che mi chiama per darmi il risultato, capisco che è andata male e allora lo cerco.

C’è davvero un new deal con Cairo oppure è stata solo uno sbarco nella baia di Guantanamo ?

Lui ha già dato prova di aver preso il Toro per il piacere di fare in modo che non morisse. La promozione in serie A è un merito profondo, dovrebbe però prendere qualche collaboratore che lo aiuti e lo indirizzi di più. Detto questo è innegabile che abbia sbagliato qualcosa in questo mercato e bisognerà farglielo presente.

Chi è stato il più grande straniero della storia del Toro ?

Leo Junior e Denis Law nell’unico anno che è stato al Toro è stato anche l’unico a vincere poi il Pallone d’Oro. Mi spiace che nel giorno del centenario sia rimasto un po’ ai margini, ma come giocatore è stato sicuramente uno dei più grandi di sempre.

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