Ferri: ‘Sei acquisti per la serie A’

Ferri: ‘Sei acquisti per la serie A’

E’ rimasto schietto, generoso e sanguigno come quando giocava e allenava i ragazzi della Primavera. Giacomo Ferri non è solo un’icona recente del tremendismo granata, ma è anche un allenatore in cerca di occupazione con “molti contatti ma pochi contratti” dice scherzando.

Ferri, chi le piacerebbe allenare?
Non è un problema di nome, basta che ci sia serietà e un progetto…

di Redazione Toro News

E’ rimasto schietto, generoso e sanguigno come quando giocava e allenava i ragazzi della Primavera. Giacomo Ferri non è solo un’icona recente del tremendismo granata, ma è anche un allenatore in cerca di occupazione con “molti contatti ma pochi contratti” dice scherzando.

Ferri, chi le piacerebbe allenare?
Non è un problema di nome, basta che ci sia serietà e un progetto poi dalla C2 in su va bene tutto.
Anche tornare ad allenare i ragazzi?
Certamente, non ho problemi se però con questo mi sta per chiedere se tornerei al Torino le dico subito che ci verrei di corsa, ma ormai è cambiato tutto con Cairo e preferisco non farmi illusioni.
Quale squadra l’ha sorpresa in questi Mondiali?
Il Portogallo: è una squadra tosta e ben organizzata.
La delusione?
All’inizio la Francia, poi è venuta fuori. Per ora ci sono tutte le squadre che avevo previsto. Certamente l’Argentina ha perso ai rigori ma meritava il passaggio del turno più della Germania.
Come vede la sfida con i tedeschi?
Italia su tutto, anche perché loro ci temono specie visto il tifo che facevano per l’Ucraina. Il massimo sarebbe vincere al 90’ su autorete, la giusta punizione per tutto quello che hanno detto e scritto e per gli atteggiamenti che hanno tenuto, anche durante la partita con l’Argentina. Mi da fastidio il senso di superiorità che hanno con tutti.
Come giudica il campionato della Primavera granata?
Non lo giudico. Era una delle squadre più vecchie del torneo che però ha fatto bene e ha messo in luce un Vailatti ormai maturo per la serie B. Lo conosco da quando aveva 12 anni: ha grandi potenzialità ma deve giocare con continuità.
Da simbolo del tremendismo chi è il suo erede nella prima squadra oggi?
Nel ruolo nessuno, perché ormai non c’è più il terzino mediano come giocavo io, un po’ alla Gattuso. Se pensiamo invece al carattere sicuramente Muzzi.
Sorpreso della promozione?
No. La squadra aveva tutto per centrare l’obiettivo e la crisi era fisiologica.
Cosa serve al Torino per fare un campionato tranquillo?
Due difensori, un portiere, due centrocampisti e una punta di categoria. Fra A e B c’è un abisso.
Nomi prego.
Interessanti quelli di Ledesma, Paredes, Corradi, Bonazzoli e Pelizzoli.
Cosa pensa di Calciopoli?
Non sono un giudice e non conosco i codici ma se applicano il regolamento facciano quello che devono a prescindere dal nome delle società coinvolte.
Il dramma di Pessotto: alcuni pensano si tratti della difficoltà di smettere col calcio giocato.
Non penso sia legato a quello. Per quello che l’ho conosciuto è una persona talmente straordinaria che non si fa fregare dal silenzio della fine della carriera. E poi lui aveva già subito un posto importante non sarebbe stato disoccupato. In quel momento non era semplicemente lui.
Quando ha smesso di giocare come ha affrontato il trapasso ?
Avevo 35 anni (come Pessotto) e ho smesso dopo aver vinto la serie B con il Lecce e avrei potuto fare ancora un paio di campionati di B. Un po’ mi è spiaciuto, ma quando ho smesso sapevo che volevo andare a insegnare calcio ai ragazzini, ripeto non penso sia questo il problema. Sapere che adesso si sta riprendendo è un’ottima notizia: forza Pessotto non mollare.

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