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La nuova Serie B: giovane ed italiana

di Davide Agazzi - Da qualche mese è il nuovo presidente della Lega di Serie B. Andrea Abodi, dopo la scissione dai fratelli maggiori della Serie A, ha preso in mano le redini del difficile ed impegnativo campionato...

Redazione Toro News

di Davide Agazzi - Da qualche mese è il nuovo presidente della Lega di Serie B. Andrea Abodi, dopo la scissione dai fratelli maggiori della Serie A, ha preso in mano le redini del difficile ed impegnativo campionato cadetto. In pochi mesi, il neo presidente di Lega, ha dovuto fare i conti con tutte le difficoltà del caso, dalla sicurezza negli stadi al fallimento di Dahliatv. Oggi, è il giorno della rappresentativa "B-Italia", una delle prime idee partorite dalla nuova dirigenza. I migliori giovani del campionato cadetto, selezionati dall'allenatore Piscedda, disputeranno la prima amichevole internazionale con la "B-Serbia". Abbiamo intervistato, in esclusiva, il presidente Andrea Abodi, per sapere quale futuro attendono la Serie B e tutte le sue squadre.

Buongiorno presidente, per prima cosa, parliamo di questa rappresentativa "B-Italia".E' stata una delle nostre prime idee. La rappresentativa esisteva già, ma abbiamo deciso di pubblicizzare maggiormente questo progetto in cui crediamo molto. Questa squadra è ideata per dare più visibilità ai giovani giocatori della Serie B, che non trovano spazio nell'Under 21. Deve essere un punto di incontro tra i club e le selezioni nazionali. Oggi disputeremo la prima amichevole con la Serbia, ma abbiamo in programma anche Argentina e Russia.

Questo progetto potrebbe collegarsi con l'idea di Albertini, vicepresidente Figc, di inserire l'Under 21 nel campionato cadetto?Certamente, ne abbiamo parlato e ne stiamo discutendo. I presupposti ci sono tutti, entrambi siamo d'accordo sull'obiettivo finale, ma dobbiamo vedere come attuarlo. Vogliamo valorizzare i giocatori italiani ed in particolare i nostri giovani, dando loro maggiore esperienza e visibilità.

Oltre a questa, ci sono altre proposte per rinnovare questo campionato?Ovviamente si, ed una di queste è abbassare il numero delle squadre iscritte al campionato. Vogliamo arrivare ad avere di nuovo 20 squadre, mantenendo lo stesso numero di promozioni e retrocessioni. Stiamo anche pensando ad un torneo che coinvolga i club di serie B italiani e di altri paesi, offrendo maggiore esperienza internazionale ai nostri club.

A livello economico, una retrocessione in Serie B, sarà sempre destinata ad essere una tragedia?Ci stiamo lavorando. Vogliamo evitare che scendere di categoria rappresenti un problema serio. Comporterà sempre delle perdite, ma devono essere contenute. Del resto, il campionato di Serie B può contare su un bacino d'utenza di 12 milioni di persone e deve essere visto come un vantaggio per chi ci investe.

Recentemente, la Serie B ha perso anche visibilità mediatica a causa del fallimento di Dahliatv. Cosa pensate di fare in merito?Abbiamo delle trattative in corso con due soggetti interessati all'offerta. Si tratta di Mediaset Premium ed Europa 7, che entro giovedì alle 12.00 ci porteranno due proposte. Valuteremo e decidermo.

E i vecchi abbonati Dahlia?dovranno fare un nuovo abbonamento per vedere la Serie B?Cercheremo delle soluzioni anche per loro. Ovviamente cercheremo di andare incontro a chi aveva sottoscritto l'abbonamento, ricordandoci però, che Dahlia non offriva solo calcio. L'idea è di offrire abbonamenti gratuiti per chi aveva già pagato e si è ritrovato con un pugno di mosche.

Infine, una domanda su un problema sempre attuale nel calcio italiano, la sicurezza negli stadi. Dopo la scissione delle due Leghe, quale direzione ha preso la Serie B?Per prima cosa, bisogna puntualizzare che, i nostri stadi, seppur vecchi e poco accoglienti, non sono pericolosi. Difficilmente si hanno problemi di sicurezza negli stadi di questo campionato, anche se spesso non sono il luogo ideale per una scampagnata con la famiglia. In secondo luogo, dal punto di vista pratico, vogliamo abolire le gabbie il prima possibile. Abbiamo appurato che non servono ed anzi, spesso causano disordini maggiori. Gli stadi non devono essere paragonati ad uno zoo.