‘Non più di 30 mila posti allo stadio Grande Torino’

‘Non più di 30 mila posti allo stadio Grande Torino’

Il vecchio Comunale, futuro “Grande Torino” è stato ristrutturato dagli studi di architettura veronesi Cenna e Arteco. Oggi lo stadio può contenere 27.168 posti, tutti al coperto. Ma è allo studio un progetto che consentirebbe di allargare le gradinate al primo livello. Come? Abbassando il terreno di gioco di qualche metro: in questo modo si avvicinerebbero al campo le prime file di spettatori, con…

Il vecchio Comunale, futuro “Grande Torino” è stato ristrutturato dagli studi di architettura veronesi Cenna e Arteco. Oggi lo stadio può contenere 27.168 posti, tutti al coperto. Ma è allo studio un progetto che consentirebbe di allargare le gradinate al primo livello. Come? Abbassando il terreno di gioco di qualche metro: in questo modo si avvicinerebbero al campo le prime file di spettatori, con il risultato di aumentare la capienza di circa 3 mila unità. Dunque, alle partite non potranno assistere più di 30 mila persone. Ma è possibile ampliarne ulteriormente la capienza? Toronews ha voluto far chiarezza, rivolgendosi direttamente all’architetto Giovanni Cenna che conosce ogni dettaglio del nuovo stadio, avendone progettato la ristrutturazione insieme allo studio Arteco. La risposta è lapidaria.

Architetto, quale potrebbe essere la capienza massima del futuro stadio “Grande Torino”?

“Circa 30 mila posti”

Perché questo limite?

“Andare oltre comporterebbe non solo dei rischi per la sicurezza, ma anche il peggioramento della visibilità per alcune zone delle gradinate”

Per quale motivo verrebbe danneggiata la visibilità?

“L’unico modo per aumentare la capienza è scavare il terreno per aggiungere dei posti davanti, ampliando così il primo anello. Si può fare, ma tenendo conto che c’è una soglia oltre la quale recuperare spazio per le nuove tribune vorrebbe dire peggiorare di molto la visuale di quelle esistenti, in particolare la parte anteriore del primo livello. Questione di prospettiva”.

Anche al terzo ne risentirebbero?

“No, in quella posizione la visibilità è ottima in ogni caso”

Capitolo sicurezza. Non si possono adottare soluzioni che permettano l’agibilità per una capienza superiore ai 30 mila posti?

“Si può fare tutto volendo, tecnicamente è possibile aumentare le uscite, costruire tunnel di fuga. Ma la questione è un’altra: dal punto di vista della sicurezza, i lavori sono stati compiuti avendo in mente una capienza che non superi quel limite. Per costruire nuove vie di fuga si sarebbe dovuto stravolgere l’impianto di costruzione. Non si poteva fare”

Ma prima al Comunale andavano anche in 50 mila e non c’erano problemi.

“Sì, però le norme sono cambiate rispetto a vent’anni fa. Una volta che si è lavorato su una capienza massima di 30 mila posti. Pensare anche solo a 10 mila unità in più, vorrebbe dire innescare una serie di lavori a cascata, all’interno dello stadio ma anche all’esterno”

Il vostro progetto ha dovuto fare i conti con molti “paletti”. In particolare, quali sono i vincoli che ha posto la Sovrintendenza?

 

“Tutto l’impianto è sotto il “vincolo monumentale”, il che significa poter intervenire a patto di mantenere le strutture inalterate nella loro complessità anche e soprattutto direi, dal punto di vista architettonico. Voglio dire: non si sarebbe mai potuta demolire una parte, anche minima, dello stadio (curioso, il Filadelfia invece l’hanno raso al suolo, ndr). Qualsiasi intervento deve avere il benestare della Sovrintendenza”

Perché avete distribuito i seggiolini su tutte le gradinate? Non si potevano evitare almeno nelle curve?

“No, le norme Uefa sono chiare. Anch’io andavo in curva e so che si assiste alla gara in piedi: in effetti è un paradosso, ma abbiamo dovuto attenerci a regole precise”

Il colore dei seggiolini chi l’ha scelto?

“In sede di progettazione se ne parlava con il Torino Calcio e la Sovrintendenza. Cimminelli proponeva colori sobri e diversi a seconda degli anelli, con il primo più scuro, quasi granata e salendo sempre più chiari fino a un grigio-azzurro. Ma la parola decisiva spettava alla Sovrintendenza, a maggior ragione quando il Torino Calcio è fallito. Volevano un colore neutro, distribuito in modo uniforme e si è scelto il grigio”

Comune, Torino Calcio di Cimminelli, Coni: tutti sapevano che il limite della capienza era quello che ci ha indicato lei?

“Ovviamente”

Paolo Aghemo

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