”Sì, mi sono vergognato di essere granata”

”Sì, mi sono vergognato di essere granata”

di Valentino Della Casa – Piero Chiambretti non ha bisogno di presentazioni, né come uomo spettacolo, né, soprattutto, come tifoso del Toro. Il 30 maggio 2011, poi, è stato il giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno. Nonostante il nero periodo della squadra granata, Chiambretti accetta volentieri di lasciarsi intervistare in esclusiva da Toro News, dando anche lui un suo parere sul perchè dell’annata…

di Valentino Della Casa – Piero Chiambretti non ha bisogno di presentazioni, né come uomo spettacolo, né, soprattutto, come tifoso del Toro. Il 30 maggio 2011, poi, è stato il giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno. Nonostante il nero periodo della squadra granata, Chiambretti accetta volentieri di lasciarsi intervistare in esclusiva da Toro News, dando anche lui un suo parere sul perchè dell’annata storta della squadra, senza però farci perdere il sorriso e la voglia di scherzare.

Piero Chiambretti, nonostante tutto tanti auguri!
Grazie mille, tra l’altro qualche giorno fa è anche nata mia figlia, per cui sto ricevendo fiori e regali in quantità. Tra questi, però, c’è anche una corona di fiori neri: mi è stata data domenica alle 15.00, allo stadio Olimpico. Che tristezza.

Neanche in una partita dove si chiedeva di tutto, il Toro è riuscito a fare la differenza.
Proprio così, mi spiace dirlo ma per la prima volta in tutta la mia vita mi sono vergognato di essere granata. Uno spettacolo indegno, penso davvero che sia stato toccato il fondo del fondo. Me lo auguro, perchè altrimenti chissà cosa succederà!

Cos’è mancato più di tutto, secondo lei?
La cattiveria, l’essere veramente “Toro”. Mi ricordo che quando ero piccolo, vedevo spesso in televisione una pubblicità della Grey, in cui c’era un uomo che prendeva un sacco di schiaffi ma poi diceva: “Per fortuna ho sempre una buona cera”. Ecco, noi neanche questo! Penso che a monte, comunque, ci sia una disorganizzazione tale da impedire ogni possibile buon risultato. Va bene che il calcio non è una scienza esatta, ma non si vince sempre con i rimpalli, né si perde sempre per colpa dei pali.

Proprio per questo lei qualche mese fa aveva detto: “Riuscirò a trovare qualcuno per riorganizzare questa società”. Ce l’ha fatta?
Ci ho provato, e ci provo tutt’ora. Ho sempre fatto, per gioco ma anche per mia personale passione sportiva, questa domanda a tutte, ma proprio tutte, le persone con buone capacità economiche, cui sono stato in contatto per lavoro: “Ma cosa ne dici di acquistare il Toro?”. Qualche tempo fa ci avevo provato seriamente con un grande e brillante imprenditore piemontese quale è Marco Boglione, non tanto per un suo impegno diretto, quanto per trovare una cordata (le mie capacità tecniche e finanziare mi impediscono di farlo in prima persona) di investitori-tifosi per rilevare il Toro. In fin dei conti non chiediamo all’eventuale successore di Cairo chissà che cosa: non chiediamo Scudetto, Champions League, Coppa Italia e quant’altro nel giro di pochi anni, ma la dignità.

Si è persa anche quella?
No, ma siamo sulla buona strada. Noi auspichiamo semplicemente di poter vedere rispettato il blasone del Toro, di vedere una società che sappia cosa voglia dire “programmare” e che abbia giocatori con la voglia di lottare sempre, magari molti dei quali vengono dalle nostre giovanili. Non è poi un grande sforzo, ma sicuramente ci vuole tanta buona volontà. Comunque ho capito qual è la vera sfiga del Toro.

Quale?
Il Museo Egizio. L’ho sempre detto: porta sfortuna, e gli effetti si possono vedere anche sull’altra squadra di Torino. Ci sono anche due soluzioni, secondo me. La prima sarebbe un gemellaggio con i gobbi, ma penso che sia da scartare a priori.

E la seconda?
Se non riusciamo a portare il Museo fuori dal Piemonte, almeno spostiamolo a Vinovo.

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