Everything burns

Everything burns

Care amiche e cari amici granata, che dire? Siamo di nuovo qui, o meglio siamo sempre qui. Qualcuno l’ha definita una melma infame, utilizzando questo eufemismo per ribattezzare le famose ed antiche sabbie mobili della Serie B,  altri ci vedono come in una stazione ferroviaria sgangherata in attesa di un  treno che non passa mai e che ci porti via da tutto questo schifo. Mai similitudine fu più azzeccata. Io mi chiedo, inoltre,…

Care amiche e cari amici granata, che dire? Siamo di nuovo qui, o meglio siamo sempre qui. Qualcuno l’ha definita una melma infame, utilizzando questo eufemismo per ribattezzare le famose ed antiche sabbie mobili della Serie B,  altri ci vedono come in una stazione ferroviaria sgangherata in attesa di un  treno che non passa mai e che ci porti via da tutto questo schifo. Mai similitudine fu più azzeccata. Io mi chiedo, inoltre, perché questo dannato treno non passi mai. E badate bene, non è tornando un giorno in Serie A che ci saremmo liberati di ogni male, perché ricordatelo, la Serie A del 2006 doveva essere quella definitiva, quella granitica, quella scolpita nella roccia. Invece non è stato così. Colpa di uno solo? Forse e probabilmente sì, ma io mi chiedo seguendo il Toro da ormai 22 anni ed avendo visto, escludendo le promozioni dalla B alla A, sì e no 3 stagioni buone (1990-91, 1991-92 e 1992-93) e 3 decenti (1993-94, 1994-95 e 2001-02) il perché. Come mai il Presidente, il padrone di turno o il prestanome del padrone di turno (cose che succedono solo al Toro, vedi l’esempio di Goveani) nemmeno per sbaglio riesca a costruire qualcosa di concreto, di stabile, ma soprattutto di vincente e duraturo? Come mai tutti quelli incompetenti, tutti quelli in malafede, tutti quelli che vogliono speculare o farsi pubblicità vengono a farlo sulla pelle del Toro e di noi tifosi?

Tempo fa anche la Fiorentina valeva 0 Euro, eppure i Della Valle hanno costruito qualcosa. Il Napoli veleggiava in C e guardate dov’è ora con De Laurentiis. Non parliamo delle romane a cui sarebbe condonata qualunque porcheria, ma guardiamo ad esempio al più piccolo Parma. Loro si salvano costantemente da diverse stagioni e si tolgono anche la soddisfazione di andare a ficcare 4 pere a casa della seconda squadra di Torino. Già proprio quella squadra a cui hanno in pratica svenduto lo stadio in cui adesso andranno ad accendere le famose stelle, le cugine più piccole dei mattoni per il Filadelfia. Non credo però che facciano la loro stessa fine. Una squadra, o meglio una società a cui hanno, come dicevo, venduto uno stadio a circa il 30% del costo sostenuto una decina di anni prima. Un po’ come se il mio Comune, tra qualche anno, vendesse il proprio salone pluriuso costato circa un milione di Euro nel 2006 all’associazione del Carnevale a 300 mila Euro. Fatte le debite proporzioni è la stessa cosa. Come non dimenticare il telo eretto davanti ai ruderi del nostro glorioso stadio Filadelfia durante le Olimpiadi? Come dimenticare la lapide di Superga illuminata grazie al buon cuore ed al portafoglio di un gagliardo tifoso di Roma? Come dimenticare le decine di plastici realizzati per la ristrutturazione del Fila dal 1997 ad oggi?

Eh sì ci vogliono bene, ci vogliono parecchio bene daqueste parti. Badate bene, lo preciso subito, la mia non è una difesa a di Cairo come molti potrebbero pensare, anzi. Quando mi chiedo tutti quei “perché” sopra citati, ci metto dentro pure lui, ovviamente. Anche lui, ed è sotto gli occhi di tutti, non ha costruito un bel niente. Niente a livello patrimoniale, niente a livello tecnico grazie ad allenatori incompetenti ed a tutta una serie di cervellotici cambi di panchina. Lui non ha colpa se a Vicenza Sgrigna pareva Messi (vi ricordate il gol contro di noi in quel gelido sabato del dicembre 2009?) e quicammina per il campo tirando costantemente addosso agli avversari. Non ha colpa se arriva Recoba (e noi andiamo in migliaia alla presentazione) e poi questo fa pietà. Ha colpa eccome quando in 6 anni e dico 6 anni, il Toro non ha un centrocampista in grado di fare girare la squadra, di ribaltare l’azione e di tirare da fuori area. Il primo anno la squadra fu organizzata in fretta e furia ed il ruolo rimase scoperto. Arrivò Gallo a gennaio, non risolse il problema, ma l’ultima vera squadra con gli attributi, quella del 2006 appunto, superò questa lacuna con prestazioni di cuore e grinta. L’anno dopo arrivò Barone (mio Dio!), tutti contenti all’epoca, per carità, ma di certo non un organizzatore di gioco. Il “genio” Corini a fine carriera non fu di certo in grado di fare la differenza. Dzemaili, giovane, volenteroso e tecnico fin che volete, non è di certo un regista e lo si vede anche a Parma. “Due all’ora” Loviso lasciamolo perdere, Genevier poteva essere anche discreto per la B, ma ovviamente ci
salutò alla fine del prestito e di Gorobsov si può dire di non averlo mai visto con una certa continuità. De Feudis arrivato al suo posto è un ottimo distruttore di gioco, De Vezze idem con patate e “bradipo” Budel, scarto del Brescia retrocesso lo abbiamo visto ahinoi all’opera. In 6 anni il Toro in questo ruolo chiave e sottolineo chiave, è sempre rimasto col cerino acceso in mano. Dopo i primi 3 anni in cui ha speso malamente, ma ha speso, Cairo ha smesso di investire. Anche qui un “perché?” mi viene dal profondo. Ed ancora, perché caro Presidente non si è mai indignato pubblicamente, anche “alla Zamparini” di come il Toro fu trattato dagli arbitri nel campionato 2008-09 dopo 8 gol regolari annullati, limitandosi a prendersela col comprensibile “biscotto” tra Chievo e Bologna? Come mai la famosa storia del “vogliono una sola squadra a Torino” l’ha tirata fuori solo in conferenza stampa a Novembre 2011 dopo le voci incontrollate di Mansour, Fly Emirates, Red Bull e mia nonna in carriola che volevano comprare il Toro? Abbia pazienza, ma io l’avrei tirata fuori a maggio 2009, quando il Genoa venne qui col coltello tra i denti, mentre qualche mese prima andò a Bologna ancora in corsa per la Champions per farsi una gitarella di piacere. Oppure quando a Bianchi spaccarono impunemente il labbro dopo 2 minuti in area di rigore nella finale col Brescia, o quando venne malmenato a centrocampo e gli fischiarono pure fallo contro. Lei invece si limitò a dire che Mareco voleva bruciare la casa a Scaglia.

Ed alla sparata di John Elkann non andava forse replicato ricordandogli il modo in cui la sua società fece incetta di titoli negli anni passati? Poi mi piacerebbe anche che qualcuno mi spiegasse e ci spiegasse il celeberrimo “caso scommesse”, un polverone sollevato e messo a tacere nel giro di qualche giorno. Se veramente non ci fu nulla e tutto fu esclusivamente un’invenzione dei tifosi, come mai i giocatori più chiacchierati furono ceduti in fretta e furia? Come mai a livello di giustizia sportiva, con tutta la voglia che da sempre hanno di farci il pelo ed il contropelo non è stata aperta un’inchiesta? Mistero. Forse sono io troppo complottista, troppo dietrologo, troppo “talebano”, ma mi  sono rotto le scatole. Mi sono rotto le scatole perché sono quasi 18 anni che non vedo vincere nulla ed all’epoca ne avevo 10. Mi sono rotto le scatole perché quando abbiamo vinto il nostro ultimo derby facevo prima media, capito, facevo prima media! La cosa che più mi rattrista è che, credo, anche se spero ardentemente di no, una volta andato via questo Presidente il prossimo sia della stessa pasta, venga a prenderci per i fondelli, non costruisca un bel niente e così via. E noi continueremo a non capire il perché. Io ad esempio, non trovo spiegazioni valide per giustificare il motivo secondo al quale uno come Lucarelli al Toro fece pietà ed a Livorno la stagione successiva la ingrigliò 30 volte. Non capisco perché Sgrigna a Vicenza faceva sfracelli e qui cammina, non capisco perché D’Ambrosio si sia afflosciato su se stesso dopo il rinnovo contrattuale. Non capisco perché Abbruscato una volta passato in bianco-rosso sia diventato un trascinatore. Non ricordo che Rubinho a Genova fosse così scarso fuori dai pali e con i piedi, non ricordo Barone pascolare per il campo a Palermo. Stessa cosa per Fiore una volta andato a Livorno. Non mi spiego perché Rosina una volta eletto a simbolo del Toro si sia eclissato. Probabilmente a tutte queste domande tra qualche anno non sapremo ancora rispondere, salvo magari prendercela col capro espiatorio di turno, il Ferrante o il Bianchi della situazione, gli unici che negli anni sono emersi dal grigiore generale.

Il Presidente in carica sarà ovviamente e giustamente contestato e via così in un loop senza fine. Ed intanto io avrò sempre visto vincere la Coppa Italia nel 1993 ed al mio ultimo derby vinto avrò sempre fatto la prima media. Ho sempre temuto che questa società pagasse lo scotto per non essere allineata ai famosi “poteri forti”. Fateci caso, tutte le dirigenze da Borsano in poi avevano qualche esponente riconducibile all’altra sponda, tutte tranne questa. Anche per questo non me la sono mai sentita di dargli addosso più di tanto. Adesso ne ho, come detto prima, le scatole davvero piene però. Ho sempre sperato che il Presidente tirasse fuori gli artigli, si beccasse una querela piuttosto, ma parlasse chiaro e lanciasse gli strali che sarebbe stato necessario lanciare. Dal trattamento riservatoci con gli arbitraggi alla questione Filadelfia. Invece preferisce prendersi gli insulti anche per responsabilità non sue piuttosto che dire le cose “pane al pane e vino al vino”. Se non ha le palle la società ed il capo in primis, come volete poi che le abbiano i giocatori sul rettangolo verde? Infatti ormai improvvisano tutti, quelli dietro alle scrivanie e quelli in campo. Ed intanto ogni pezzo del castello di sabbia viene giù, inesorabilmente viene giù. Tornando alle similitudini che possiamo utilizzare per ben raffigurare la nostra paurosa situazione, dicevo di rispecchiarmi pienamente in quella della lunga attesa in quella maledetta stazione ferroviaria aspettando il treno che ci riporti dove meritiamo. Io mi immagino però anche un’altra scena. +

Mi sembra di vivere in un grosso bar o pub se volete. Uno di quei locali con la luce soffusa e la musica struggente come si vedono nei film americani. Le pareti parlano di Toro, ci sono le foto dei Campionissimi, le foto di Pulici e degli eroi del 1976, le foto di Leo Junior, la Maratona con sopra il mitico bandierone degli anni ’80, Fusi che alza la Coppa Italia e via dicendo. E noi tutti siamolì, chi è al bancone e sorseggia il suo drink, chi se lo rigira nel bicchiere insieme al giacchio ed intanto, mentre ripete il gesto quasi inebetito, si vede attraversare la mente da immagini di gioia (Toro-Real, Toro-Mantova, il derby dell’83, quello di Serena dell’84 e via dicendo) ed immagini tristi (i legni di Amsterdam, il gol di Trezeguet al ’93 esimo, le tifoserie avversarie che ci irridono dal loro settore ospiti) e pensa a quanto sia in credito con la sorte e con le ingiustizie. Pensa a quanti anni di emozioni gli sono stati rubati, portati via per sempre. Pensa a quanta rabbia metterebbe lui in campo se solo fosse capace a giocare, sapesse fare un tackle, fare una diagonale difensiva o calciare una punizione a giro. Poi ci sono quelli al centro del salone che ridono e con un velo di malinconia si raccontano gli aneddoti della propria vita di curva e di stadio, ci sono quelli che litigano ad alta voce scambiandosi insulti per attaccare o difendere questo o quel Presidente, questo o quel giocatore. Questa è l’immagine e la similitudine che mi frulla in testa in questi giorni. Giorni in cui tutti quanti, a modo nostro, più o meno infervorati ci chiediamo il perché di tutto quello che da troppi anni stiamo sopportando. Il mio augurio, il mio appello è che non si perda tempo, non si perdano energie nell’insultarci l’un l’altro, ma ci si concentri a fare fronte comune per renderci più forti, per tornare a ricostruire tramite l’amicizia e la fratellanza i veri valori granata. Solo remando dalla stessa parte potremo capire e cercare di combattere chi ci vuole male. Vi chiederete il perché del titolo che ho voluto dare a questo scritto. Beh di primo acchito può parere scontato. La traduzione dall’inglese è “Brucia tutto” e mi pare pienamente calzante con la nostra situazione attuale. E’una canzone della biondissima Anastacia che fece da colonna sonora al Film “Spider man” del 2006. Il ritornello fa così:

‘Till everything burns
While everyone screams
Burning their lies
Burning my dreams
All of this hate
And all of this pain
I’ll burn it all down
As my anger reigns
‘Till everything burns

e la traduzione è la seguente:

Fino a quando tutto brucia
mentre tutti urlano
bruciando le loro bugie
bruciando i miei sogni
tutto questo odio
e tutto questo dolore
li brucerò fino in fondo
fino a che la mia rabbia regnerà
finchè tutto brucia

Parla di bugie, di sogni, di odio e di rabbia. Tutte cose molto attuali nel nostro stato d’animo odierno. A livello personale posso dire di aver ascoltato questa canzone la prima volta nel giugno del 2006, era alla radio mentre parlavo con una ragazza della quale mi innamorai e che oggi purtroppo non c’è più. Ironia della sorte l’ho risentita in macchina proprio prima di andare allo stadio per Toro-Mantova, con l’agitazione e le palpitazioni a mille per la partita e sorpreso dalla coincidenza. Tanto che il ritornello mi rimase in testa per diversi giorni nonostante venisse spesse volte sovrastato dai miei canti a squarciagola dei cori della Maratona.

Quanto sembravano assurde quelle parole all’epoca e quanto tempo è passato dal giugno 2006. Sembra una vita, sono solo 5 anni. Non avevamo ancora giocato nel nuovo Stadio Olimpico, la Maratona era ancora tutta colorata di granata, avevamo una squadra con i cosiddetti contro cazzi, scarsa finchè volete, ma sotto gli attributi li possedeva. Non esisteva ancora l’I-phone, non c’era Facebook, non conoscevamo ancora Lady Gaga, Giusy Ferreri non gracchiava ancora dentro alle radio, non esistevano nei nostri pensieri né Ruby, né Rubinho, la gobba stava per retrocedere in B per frode sportiva, eravamo ancora uniti, avevamo tanti sogni in testa.  Pensavamo di ritornare grandi. Già, lo pensavamo solo, a parole, a sogni. La realtà si sarebbe sviluppata molto diversamente ed ora stiamo pagando il conto di tutti quei voli pindarici. Non capisco perché si debba sempre pagare noi il conto però. Perché non poter mai coronare un sogno legato al Toro? Perché dobbiamo sempre ritrovarci con il fondoschiena per terra dopo esserci illusi di poter ritagliarci un qualcosa di buono tutto per noi? Perché dobbiamo sempre roderci il fegato, mangiarci lo stomaco? Perché una partita del Toro non può mai essere, almeno per una volta su un milione un divertimento e non una tribolazione?

Quante domande ho dentro e quante ne ha ognuno di noi! Ecco che il significato di quella canzone oggi calza a pennello, beffardo, sinistro. Bruciano le bugie di chi ce le ha raccontate, chi da 6 anni, chi da 15, chi da 20. Bruciano ancora una volta i nostri sogni. Speriamo solo che l’odio non bruci tutto pure lui.Che dire poi di questa disgraziata stagione, l’ennesima stagione che ti svuota dentro, che ti fa tirare un sospiro di sollievo anche se finisce dopo un vergognoso 0-2 in casa senza grinta e senza voglia. Cosa dire di una squadra simile? Anche solo il termine squadra è fuori luogo. Lo vedeva chiunque che già ad agosto non esisteva la minima quadratura, la minima stabilità difensiva, un barlume di schema difensivo ed il fatto di prendere una caterva di gol da palla inattiva ne è la dimostrazione. Un’armata brancaleone guidata da un mister inadeguato ed incapace allo stato puro. Uno che ci aveva ovviamente dato lezioni di calcio da allenatore del Crotone e che è stato altrettanto ovviamente colto anch’egli dalla sindrome di imbrocchimento granata. Un mister che due volte su tre riusciva ad individuare il migliore in campo ed a toglierlo puntualmente.

Un mister che ha insistito costantemente su di un insulso Sgrigna, semplicemente osceno per quasi tutte le partite giocate. Non so neanche quanto sia colpa sua poi se un trent’enne che fa la seconda punta da una vita lo si impiega in quel ruolo per due o massimo 3 volte l’anno. Col Padova ad esempio è partito seconda punta, è stato dirottato ala destra, poi ala sinistra ed infine terzino sinistro. Grandioso. Ovviamente poi tutta la critica, come ai tempi di Ferrante, si scaglia contro il migliore, ovvero Bianchi, reo di essere lento, macchinoso ed il più pagato della squadra. Dimenticando che senza i suoi gol saremmo probabilmente in Lega Pro. Un Bianchi mal amministrato, mal servito e con lanci lunghi dalla difesa lungo l’out di sinistra o di destra. Mi spiegate uno con le sue caratteristiche dove può andare e cosa può fare se imbeccato così? Il mitico 4-2-3-1 lerdiano inadeguato per la Serie B e per giunta senza i giusti interpreti ed il suo geniale 4-1-5 nei finali con Vicenza e Piacenza in 11 contro 10 hanno fatto il resto. Aggiungiamo una mentalità ridicola, volta a difendere il golletto faticosamente segnato, senza mai provare a chiudere la partita. Presumendo che tutti i giocatori di questa squadra siano stati in buona fede nel loro sconcertante rendimento, penso che senza un’identità di gioco, uno schema, una minima idea sia anche difficile metterci grinta quando non si sa cosa fare e dove andare. Questo è l’unico alibi che voglio dare a questi ragazzotti, più “fighette” che uomini Toro. Su Papadopulo ovviamente non si può dire gran che se non che è stata l’ennesima scelta cervellotica della società nel chiamarlo, spendere i soldi e dargli il ben servito in appena 15 giorni. Sarebbe stato meglio, col senno di poi certo, partire subito con un allenatore giovane tipo Asta e considerare ormai andata la A. Grandioso poi il mercato estivo con Norcia che sembrava un porto di mare e gente come De Vezze e De Feudis arrivati alla seconda ed alla terza giornata di campionato.
Ringrazio la società invece, andando contro corrente, di aver obbligato i ragazzi al silenzio stampa risparmiandoci concetti triti e ri-triti come “Lo spogliatoio è più unito che mai” (a proposito, qualcuno è in grado di spiegarci perché al Toro ogni santo anno lo spogliatoio deve sempre essere spaccato? Boh!), frasi del tipo “

Il nostro campionato comincia sabato prossimo”, oppure “Ci aspettano 5,4,3,2,1, finali” oppure le classiche bellicose dichiarazioni di guerra: “A Bergamo per vincere”, “A Siena per vincere”, “A Frosinone per vincere”, “A Vialfrè per vincere”, “A Vladivostok per vincere”, “A Honolulu per vincere”. A proposito al Frosinone abbiamo fatto fare 6 punti. Infine ragazzi, cosa ci resterà di questa stagione da ricordare negli anni futuri? Ovviamente delusione, scoramento, tristezza, nervoso, rabbia, rassegnazione e senso di vuoto.
Facendo il mio personalissimo punto, qualcosa, molto poco, da ricordare in positivo mi resterà, seppellito ovviamente dall’epilogo inglorioso e vergognoso di domenica scorsa. Di bello ed emozionante mi resterà il tiro vincente di Sgrigna (l’unico) a Sassuolo con tanto di mio urlo sfrenato lungo il corridoio della casa in un caldo sabato di settembre. Ricorderò l’imperioso stacco vincente di Bianchi contro il Novara. Ricorderò il gol a tempo scaduto di Bianchi contro il Vicenza al Comunale e gli abbracci scatenati con gli amici.

Ricorderò una sera di novembre passata al PC a sbellicarmi dalle risate per i commenti di alcuni tifosi alle voci incontrollate messe ad arte sui forum sull’imminente atterraggio di Mansour a Caselle. Ricorderò il gol di Pellicori sotto Natale che ci concesse almeno di passare le feste con un minimo di tranquillità.

Ricorderò il sensazionale gol di Bianchi a Padova, i quattro gol di Ascoli, il gol di Antenucci al Grosseto, la trasferta vincente di Bergamo con l’Albinoleffe e la mia corsa sfrenata contro i vetri di protezione del settore ospiti per festeggiare proprio insieme ad Antenucci. Tutto il resto ovviamente lo ricorderò negativamente, con la carogna addosso e tutte le innumerevoli sensazioni e sfaccettature di rabbia descritte nelle righe precedenti. Facciamo un sunto? I tifosi del Varese che ci irridono dal settore ospiti alla prima giornata e quelli del Padova all’ultima. Le pere di Morello a Cittadella, quelle di Rubinho nelle uscite, i tuffi bradipeschi di Bassi sui calci di punizione che puntualmente entravano in rete. Le sconfitte in casa, addirittura 8. Le imprecazioni irripetibili per una svirgolata di Cofie a Bergamo in una piovosa sera di ottobre.

Ricorderò gli altri sfottò dei tifosi del Varese, questa volta a casa loro. Ricorderò tutte le volte in cui le sconfitte del Toro hanno ingigantito le incazzature per i fatti miei. La sconfitta a Novara il giorno di San Valentino. Gli insulti continui a Bianchi di certi “tifosi” (a proposito, quando se ne andrà tireranno a sorte per decidere con chi prendersela?) Una sconfitta a Vicenza il giorno del mio compleanno anche se addolcita dal regalo di una bandiera del Toro da parte di una persona speciale. Il gol di Antenucci all’Atalanta pareggiato dopo nemmeno un minuto e nemmeno il tempo di scrivere un sms ad un amico per comunicargli il vantaggio. La partita che va avanti ed un dannato sms, non di un amico ovviamente, che non arriva. La svirgola di un difensore atalantino nel finale che non entra di un soffio. Il tiro di Bonaventura al ’95 esimo che prende il palo interno, ballonzola sulla linea ed eccome se entra. Lo sconforto, la rabbia, le urla contro il cielo e quel sms che continua a non arrivare. Una personale pugnalata alla schiena ricevuta una volta tornato a casa dopo una misera vittoria con la Triestina. Partite inguardabili contro avversari abbordabili. L’ultima partita persa con uno stadio pieno e finalmente tornato colorato di granata. Tutto questo resterà di questa assurda ed esasperante stagione. Sperando di dimenticarla in fretta anche se sarà davvero difficile. Ripartiremo da questa base di sentimenti negativi, da questo pessimismo cosmico nato perché dopo tutto quello che abbiamo visto non potrebbe essere altrimenti.

Non sappiamo che sarà della società, che farà il Presidente, se se ne andrà, se resterà. Ci attende un’altra estate di incertezza, di improvvisazione, di scoramento e di contestazioni. Intanto qui è bruciato tutto quanto e sono bruciati i nostri sogni. Speriamo solo che da questa brace possa rinascere qualcosa e che qualcuno sia in grado di riaccendere il fuoco della passione, anziché quello della rabbia. E che sappia tenerlo acceso, con i fatti e con le vittorie.
Un abbraccio a tutti quanti. Teniamo duro, fratelli!

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy