Giuseppe Grezar, il perno del Grande Torino ‘maestro’ in entrambe le fasi

Giuseppe Grezar, il perno del Grande Torino ‘maestro’ in entrambe le fasi

Figurine / 98 anni fa a Trieste nasceva il centrocampista: grande abilità di interdizione abbinata a tecnica sopraffina, fu una colonna degli Invincibili

Quasi un secolo. Esattamente 98 anni fa nasceva a Trieste un giocatore destinato a diventare tra i più famosi dell’intero panorama calcistico di sempre: Giuseppe Grezar. Dopo le cinque convincenti stagioni con la maglia della Triestina, l’atipico – vedremo il motivo – mediano venne prelevato nel 1942 dal Torino di Ferruccio Novo per 450mila lire, cifra decisamente importante per quell’epoca. In poco tempo Grezar conquistò il centrocampo granata divenendo perno degli Invincibili, fino a quando il destino volle legarlo indissolubilmente alla leggenda in quel tragico 4 maggio 1949.

Si trattava di un giocatore dalle eccelse qualità, assolutamente superiori rispetto alla media dell’epoca: riusciva ad abbinare una importante abilità di interdizione e recupero palla ad importanti qualità tecniche, mescolando così alla perfezione entrambe le fasi. Particolarmente preciso e pericoloso anche sui calci piazzati, in particolare le punizioni, fece letteralmente le differenza agendo sempre in maniera ‘silenziosa’ schierato sul centro-destra della mediana del Grande Torino. La sorte non fu gentile nei suoi confronti, ancor più rispetto ai suoi compagni: Grezar si era infatti infortunato nell’aprile del 1949 ed era riuscito a recuperare proprio negli ultimi giorni da questa contusione, in modo da poter essere presente per la fatale trasferta di Lisbona.

98 anni fa veniva quindi al mondo uno dei cardini di quella squadra leggendaria, un elemento chiave spesso passato in secondo piano di fronte ai riflettori rispetto a parecchi compagni, ma che con la sua visione di gioco fuori dall’ordinario contribuì in maniera decisiva ai successi degli Invincibili: con la maglia granata, un totale di 159 presenze e 19 reti. Un campione indimenticato non soltanto all’ombra della Mole ma in tutta Italia: a lui nel 1967 la città di Trieste ha dedicato il proprio Stadio.

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