L’epopea del Grande Torino: la rivoluzione totale di Novo

L’epopea del Grande Torino: la rivoluzione totale di Novo

Verso il 4 maggio / L’inizio della Leggenda granata: dall’arrivo dello storico Presidente alle prime mosse promosse da Vittorio Pozzo…

Ferruccio Novo

In occasione del 67° anniversario della tragedia di Superga, qui su TN, ripercorreremo la storia di quella squadra leggendaria, entrata in milioni di cuori italiani. Il Grande Torino, una formazione capace di vincere per 5 anni consecutivi lo scudetto, una schiaccia-sassi che segnò indelebilmente tutta la storia di questo paese, e non solo dal punto di vista sportivo. Ma come ha inizio la leggenda granata? Comincia con l’arrivo di un piccolo imprenditore con lo sguardo proiettato al futuro di questo sport. Tutto ebbe origine da Ferruccio Novo.

Novo, torinese di nascita, era un piccolo imprenditore nel settore del cuoio e delle macchine agricole, con la passione per i colori granata. Avendo militato nelle giovanili del Torino fino all’età di 16 anni, sostenendo di essere “una schiappa” in campo, l’imprenditore, da semplice sostenitore entra nel Consiglio direttivo dell’ AC Torino. Con l’appoggio dell’allora proprietario della squadra, l’ingegner Cuniberti, presidente dotato che però non riusciva nel rilancio della squadra, già nell’aprile del 1939 sulle pagine de La Stampa si leggeva che Ferruccio Novo “fu chiamato a coprire la carica di vicepresidente del sodalizio calcistico granata.” Solo un mese più tardi, il 31 maggio 1939, sempre La Stampa titola “Cambio della guardia nell’AC Torino”: si tratta di Ferruccio Novo, che scala ogni gerarchia e diventa il numero 1 dei granata.

Novo, però, era ambizioso ma non sprovveduto: sapeva che per costruire qualcosa di grande egli avrebbe avuto bisogno di appoggi, consulenze ed aiuti da chi se ne intendeva probabilmente più di lui di questo sport. Qui entra in gioco una figura importantissima: quella di Vittorio Pozzo. L’ex tecnico della nazionale (campione del Mondo nel ’34 e nel ’38) collabora con Novo, ridisegnando il calcio italiano seguendo l’esempio gestionale delle squadre inglesi: fu introdotto il metodo di gioco detto “sistema” che consentiva un maggiore controllo del centrocampo e più fluidità di gioco contrariamente al “modulo”, incentrato su difesa e contropiede; da buon manager, poi, Novo curò la comunicazione tanto che il Torino era l’unica squadra a muoversi in Italia con un pullman societario riconoscibile e ad intraprendere tournée internazionali che contribuirono alla diffusione del mito del Grande Torino.

Al suo fianco tanti esperti e uomini di calcio come il già citato Vittorio Pozzo, Roberto Copernico, Arnaldo Agnisetta, che andarono ad occupare importanti ruoli dirigenziali, mentre fu ridisegnato anche lo staff tecnico con l’arrivo di Janni e Sperone, ma anche con quello Lievesley, che passò alla Primavera, e dell’ungherese Egri Erbstein, luminare del calcio moderno, che divenne allenatore della prima squadre. n più, un gruppo di ex bandiere del Torino servì come osservatore per garantire l’acquisto di giocatori destinati a segnare la storia granata e del calcio italiano.

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