Nessuna gioia, nessun dolore.

Nessuna gioia, nessun dolore.

Se oggi non coltivassimo il sogno di rivedere il Fila, saremmo veramente alla fine della nostra avventura. Un?avventura debordante di emozioni, gloria e vittorie, dolore e sconfitte. Ma vitale, appassionata e struggente.

Questo è in generale un momento molto difficile per tutti i tifosi di calcio, che sembrano essere diventati gli unici capaci di delinquere in Italia. Difficile comprare i biglietti, pressoché impossibile…

Se oggi non coltivassimo il sogno di rivedere il Fila, saremmo veramente alla fine della nostra avventura. Un?avventura debordante di emozioni, gloria e vittorie, dolore e sconfitte. Ma vitale, appassionata e struggente.

Questo è in generale un momento molto difficile per tutti i tifosi di calcio, che sembrano essere diventati gli unici capaci di delinquere in Italia. Difficile comprare i biglietti, pressoché impossibile andare in trasferta, impensabile poter fare tifo e coreografia? Lo sport nazionale, non è più il calcio, è far letteralmente sparire chi tifa calcio. Nonostante ciò, siamo stati vicini al nostro Toro, in casa e fuori, ma sta diventando impossibile, si sta tentando di toglierci pure questo.

Siamo circondati dal peggiore piattume di sempre, soffocati da una condizione di disagio continua e inaccettabile. Una condizione che ci ha portati ad uno stato di scontro continuo tra noi tifosi, sempre più divisi, lontani e deboli.
Non possiamo più andare avanti così, non serve a nulla e fa male a tutti i Granata.

Siamo al punto che, a ben guardare, l’unico elemento che accomuna coloro che fanno parte della squadra, cairo, petrachi, ferri, lerda, giocatori, sia l?impegno, dal primo all?ultimo, a mettere qualcosa di proprio per rimanere in serie B.
Da cairo, sparizioni, infauste ricomparse, “banfate” ormai oltre la decenza, acclarato disinteresse. Da petrachi, con tante belle parole mai suffragate da alcun fatto. Da ferri, ormai al Toro da oltre un anno senza aver mai fatto una “entrata” di quelle che faceva sul campo. Da lerda, sempre più arrotolato in se stesso. A tutti i giocatori che sembrano giocare contro loro stessi oltre che contro il Toro.
Tutti colpevoli, tutti allo stesso modo.
Nessun insulto, nessun sostegno. Soltanto indifferenza, resa vieppiù evidente dal progressivo svuotarsi dello stadio. Questo è ciò che meritate, dal presidente all’ultimo dei giocatori, nessuno escluso.
Non se ne può più, di nessuno, avete cancellato ogni sentimento, non resta che l’indifferenza.

Facciamo un passo indietro, tutti. Volto a ricompattarci, a tornare uniti verso l’unico obiettivo in questo momento raggiungibile, il Filadelfia.
Facciamo un patto tra noi tifosi per tornare ad avere un luogo che possa restituirci quell’identità che in questi anni abbiamo perso, insieme a quella dignità che sembra sconosciuta a questa società.
Senza Fila non c’è il Toro, ormai questo è chiaro. Dobbiamo batterci tutti per questo obiettivo. Anche perché solo noi tifosi, tutti insieme, con impegno e perseveranza abbiamo dato una speranza di nuova vita a quel luogo. Ora, per fare che questa speranza diventi certezza è necessario tornare ad essere uniti. Facciamo di tutto per esserlo, evitando comportamenti o iniziative che possano generare confusione o ulteriore divisione.
Noi siamo il Toro, siamo soli da questa parte della barricata, orgogliosi di esserlo e presto di nuovo nella nostra casa.

Marco Montiglio, presidente Centro Coordinamento Toro Clubs

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