Il pallone è mio e decido io

Il pallone è mio e decido io

di Andrea Ferrini

 

Musi lunghi, accuse velate e repliche stizzite. Le presunte big non appena viene toccata la questione economica insorgono come se venisse rubata loro l’aria per respirare.

Il fatto: dopo che l’Alta corte di giustizia del Coni aveva accolto il ricorso di Inter, Juventus, Milan, Roma e Napoli contro la delibera dell’assemblea di Lega di serie A che, a proposito di ripartizione…

di Andrea Ferrini

 

Musi lunghi, accuse velate e repliche stizzite. Le presunte big non appena viene toccata la questione economica insorgono come se venisse rubata loro l’aria per respirare.

Il fatto: dopo che l’Alta corte di giustizia del Coni aveva accolto il ricorso di Inter, Juventus, Milan, Roma e Napoli contro la delibera dell’assemblea di Lega di serie A che, a proposito di ripartizione di diritti tv, aveva dato il via libera all’individuazione di nuovi bacini di utenza per le squadre affidandosi a tre istituti demoscopici, il Consiglio della Lega ha dato attuazione alla delibera stessa grazie al voto decisivo del presidente Maurizio Beretta. 6 a 5 per chi vorrebbe vedere una seria A più competitiva.

Galliani, in prima linea, tuona e minaccia: ”Beretta se ne assumerà le responsabilità anche patrimoniali. Smentendo se stesso, dopo essersi astenuto nell’ultimo consiglio, ora si è schierato con una delle parti. Ora ha premiato un sistema surrettizio per fregare soldi alle grandi. Finiremo la storia in tribunale”.

Beretta diplomatico: ”Non ho preso le parti degli uni o degli altri, ho fatto fino all’ultimo ogni tentativo per fare una composizione che vedesse il Consiglio di Lega unito nell’attuazione della delibera. Io continuo a pensare che ci siano ancora i tempi per trovare un’intesa che è preferibile piuttosto che trascinare contenziosi che si fa quando cominciano e non si sa come finiscono”; Cellino più duro: ”Ci contestano il fatto che siamo 15 peones che votano contro cinque di sangue blu”.

Zamparini, stranamente, più aperto al dialogo ma comunque fermo nelle sue opinioni: ”Bisogna ancora trovare un accordo, la spaccatura non porta da nessuna parte. Gli egoismi portano fuori strada. Stiamo cercando di portare giù dal piedistallo le big, nei campionati esteri c´è la giusta redistribuzione delle risorse: se copiamo Inghilterra, Germania, Francia siamo a posto, ma purtroppo non lo vogliono fare”.

Andrea Agnelli infine minaccia un’uscita dalla Lega e afferma che le 5 ”grandi”, le quali secondo chissà quale stima raggruppano il 75% dei tifosi in Italia, sono alla mercé ”delle società che non investono ma decidono il futuro del calcio italiano”.

Discorsi questi che disegnano un amaro sorriso sui volti di chi ancora pensa che il calcio possa tornare a essere uno sport competitivo a 360°. Le, e manteniamo le virgolette, ”grandi” se ne stanno arroccate sul loro cucuzzolo cercando di accaparrarsi quante più risorse possibile in nome di diritti inalienabili che solo loro considerano tali. Alla faccia della sportività e della sana competizione.

A questo punto ad Agnelli e musoni vari consigliamo di cercarsi gli orari dei bus per Caselle, in modo da trovarsi un altro posto dove ”giocarsi” il loro campionato senza la seccatura degli avversari.

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