A caldo durante il mercato

A caldo durante il mercato

di MICHELE FERRERO

Nel periodo estivo del calciomercato, senza una palla che rotola, il cruccio di noi tifosi granata è sapere con certezza se la squadra si sia rinforzata oppure indebolita. Stavolta la posta in gioco è alta: considerati gli enormi problemi della scorsa stagione ed il crescente tasso di difficoltà della prossima, è indispensabile rinforzarsi,…

di Redazione Toro News

di MICHELE FERRERO

Nel periodo estivo del calciomercato, senza una palla che rotola, il cruccio di noi tifosi granata è sapere con certezza se la squadra si sia rinforzata oppure indebolita. Stavolta la posta in gioco è alta: considerati gli enormi problemi della scorsa stagione ed il crescente tasso di difficoltà della prossima, è indispensabile rinforzarsi, e non poco. Se il Toro non risultasse infatti decisamente più forte di quello dello scorso torneo, non avrebbe scampo. Anche in base a questo parametro va valutato il mercato: i complimenti alla dirigenza per la gestione oculata avranno valore solo se confortati dalla nuova classifica.

Mi piacerebbe associarmi all’ottimismo diffuso che sento in giro, ma sono abituato a ragionare con la mia testa, piena anche di perplessità oltre che di speranza. Premesso che il responso verrà solo dal campo, e quindi in base ai fatti ognuno si potrà poi costruire la sua verità, proviamo a vedere insieme, reparto per reparto e ruolo per ruolo, quali potrebbero essere gli effetti di questa ennesima rifondazione granata.

Scrivo dopo una sola settimana di ritiro a Malles, con la squadra che può quindi essere completata e ritoccata, dal momento che il mercato è ancora aperto. Nessuna delle partitelle disputate finora può essere considerata un test attendibile.
Mi rendo conto che esporsi adesso è pericoloso: il rischio di sbagliare alcune valutazioni è elevato. Farlo dopo però non avrebbe lo stesso valore: sotto i nostri occhi prenderà forma, mese dopo mese, una realtà. Che potrà essere sviluppata dalla squadra tramite il lavoro sul campo, ma che rimarrà visibile a tutti e troverà riscontro nelle partite.
Per adesso le mie sono sensazioni. Se le vostre sono diverse, fatemelo sapere adesso, perché dopo sarà troppo facile!

IN PORTA Abbiati era decisamente quotato. Pur non avendo fornito un rendimento costante, ed avendo sbagliato ad inizio stagione alcune gare importanti (vedi articolo del 29 maggio) rimane alla fine dei conti un portiere capace di far guadagnare alla squadra qualche punto. Sereni, grande talento in gioventù, è fermo da due anni, e proprio per questo potrebbe ritrovare le motivazioni giuste per fare altrettanto. Non c’è però la certezza, quando si scommette.
Manca ancora un portiere di riserva, oltre a Fontana. Ma chiunque arriverà difficilmente sarà superiore a Taibi, che come secondo era un lusso, una garanzia assoluta.
Pur non provando simpatia per Abbiati, dire che in questo ruolo fondamentale ci siamo rinforzati, mi pare un azzardo. Non lo penso affatto: se tutto va bene rimaniamo a discreto livello, se invece Sereni stentasse a ritrovarsi sarebbero dolori.

IN DIFESA il riscattato Comotto potrebbe ulteriormente migliorare, limitando le distrazioni e confermando quanto di buono ha fatto vedere in proiezione offensiva, mentre a sinistra Lanna appare più ordinato tatticamente (e di due anni più giovane) rispetto a Balestri. Pur non essendo un fulmine di guerra, nel Chievo del primo Del Neri raramente sbagliava un movimento. Sulle fasce mal che vada restiamo come siamo, ma è lecito aspettarsi qualcosa di meglio, anche perché Novellino pretende molto dagli esterni bassi. Se poi, tramite il giovane Rubin, pescassimo una volta un jolly anche noi, sarebbe un bel giocare: peggio di Pancaro e Coco non può essere in ogni caso.

Il perno centrale è uno dei pezzi forti del mercato: con tutto il rispetto per Brevi, Natali è un’altra cosa. La quotazione dell’ex Udinese (3,5 milioni) è ragguardevole, e Cairo ha fatto bene a non badare a spese almeno in questo ruolo.

Se andasse in porto anche l’acquisto di Mantovani la difesa sarebbe a posto. Non perché lo ritenga individualmente superiore a Franceschini, ma perché ha caratteristiche che servirebbero di più all’intera squadra. L’under 21 è infatti dotato di velocità e piede migliore per far ripartire il gioco. Franceschini come esperienza e concentrazione è senza dubbio un giocatore da serie A, ben più affidabile rispetto ai confermati Di Loreto e Cioffi. Ma per struttura fisica e tipo di gioco è sostituibile da uno degli altri due, mentre uno come Mantovani non c’è. Potrebbe crescere Ogbonna, ma non fino a diventare in tempi brevi un uomo determinante.
Se invece Mantovani non tornasse ed il centrale al fianco di Natali fosse da scegliere tra quelli in organico sarebbe tutta un’altra difesa, vulnerabile contro gli attaccanti veloci ed incapace di impostare il gioco da dietro. Avrebbe in pratica gli stessi difetti di quella dell’anno scorso, che obbligava la squadra a tenere un atteggiamento sempre prudente, con ripercussioni inevitabili su tutto il gioco.

A CENTROCAMPO il ribaltone è grosso: anche il confermato Barone potrebbe essere un giocatore nuovo, e certo non peggiore di quello visto l’anno scorso. Per non rischiare un nuovo flop avrei preso Pinzi, ma un Barone formato nazionale (roba di 15 mesi fa, mica preistoria) sarebbe un acquisto pesante e molto gradito. Inoltre Corini, se anche facesse solo 22 presenze come Gallo, garantirebbe un salto di qualità, anche per la sua abilità nei calci piazzati. Il condizionale deriva ovviamente solo dall’età. Sento dire con insistenza che è uno da 8 gol all’anno: teniamo però presente che se i rigori li batte lui vanno scalati dal bottino di Rosina: non è che ad ogni trasformazione ci assegnino due gol.

Ardito è stato teoricamente ben rimpiazzato da Grella. Il ventottenne ex Parma è più prestante fisicamente, ha dinamismo ed anche esperienza internazionale. E’ stato capitano dell’Australia agli ultimi mondiali ed è in grado di non far rimpiangere Andrea. Il fatto è che anche in questo caso occorre aspettare il campo, perché Ardito negli ultimi due anni è stato una certezza, Grella qui dobbiamo ancora vederlo. E gli impegni con la sua nazionale comportano voli transoceanici e fusi orari da smaltire. Come alternativa Paolo Zanetti ha piedi migliori e motivazioni più forti dell’ultimo De Ascentis: potrebbe ben sostituire sia Corini che Grella, magari affermandosi quasi come un titolare. Ma è una scommessa anche lui, specialmente sul piano della consistenza fisica. Nel retrocesso Ascoli non ha fatto la differenza.
Completano il reparto i giocatori di fascia, che Novellino considera importanti. Al momento ce ne sono pochi. In un eventuale 4-4-2 Lazetic, ritrovando il suo ruolo naturale, potrebbe rendere qualcosa in più. Manca però un’alternativa, uno che possa giocare esterno sia in mezzo che dietro: se arrivasse anche Ariatti sarebbe meglio, perché neppure Comotto ha un cambio nel suo ruolo. Non conosco ancora Bottone, mentre qualche possibilità di rendersi utile sarebbe giusto concederla al rientrante Vailatti. Adattare Barone in fascia è un esperimento, che può aiutare il giocatore a riprendersi oppure affossarlo definitivamente. Si parla anche di Padoin, interessante elemento del Vicenza. E’ comunque necessario che qualcuno arrivi ad infoltire la mediana, zona dove i cartellini fioccano, se si vuol giocare un po’ intensi come il calcio moderno ormai richiede.

La qualità del centrocampo è sicuramente cresciuta. Non è composto purtroppo da uomini veloci, ma se sarà sostenuto dalla continuità ed anche dalla giusta rabbia agonistica, il reparto potrebbe confermare le sensazioni positive. C’è però bisogno che la buona sorte ci assista, preservando Corini da infortuni e cali fisici: costruire la squadra su un regista di 37 anni, per quanto ottimo, rimane un azzardo non da poco. Le scommesse sono intriganti, vincerne qualcuna fa star bene, tentarne troppe può creare un mare di guai.

DAVANTI i problemi da risolvere erano enormi, il peggior attacco del campionato andava smantellato. Tranne ovviamente Rosina, la cui conferma è da considerarsi un buon colpo di mercato, anche se non migliora l’organico dell’anno scorso. Può crescere ancora lui, certamente, ma è anche possibile che gli avversari abbiano ormai preso attente contromisure nei suoi riguardi, e che il 4-4-2 di Novellino possa leggermente penalizzarlo. Ripetesse i 9 gol io sarei contento, magari aggiungendo qualche buon servizio per i compagni. Cambiare modulo per mettere Rosina nelle condizioni ottimali è una pista senza dubbio praticabile, ma poi non sarebbe facile per lui, a livello psicologico oltre che tattico, meritare sempre un privilegio di questo tipo.

Come prima punta Bjelanovic non mi soddisfa. Non è l’uomo da 15 gol di cui avevamo bisogno. E credo che non potrà esserlo nemmeno Ventola, che fa parecchio movimento ma non è un killer in area di rigore. Senza contare che in ogni stagione ha sempre patito infortuni di una certa importanza. Il che vuol dire che il problema del centravanti non è risolto. Molto ben coperto invece il ruolo di seconda punta, con lo stesso Ventola e l’arrivo di Di Michele, uno che i gol li ha sempre fatti. Pendono però su di lui (scommesse a parte) un paio di incognite: a 31 anni lo scatto bruciante è difficile da mantenere, e come caratteristiche lo trovo abbastanza simile a Rosina. Se pensiamo che nel calcio moderno è da considerarsi attaccante colui che non partecipa alla fase difensiva, Novellino dovrà essere molto bravo a far coesistere due brevilinei che non giocano in area avversaria, ma che nemmeno gli tornano a metà campo a contrastare. Pur apprezzando molto Di Michele, io avrei speso quella somma (aggiungendo qualcosa) per un bomber d’area. A meno che non riesca a giocare lui in mezzo (con profitto alla Ferrante) con Ventola seconda punta, ma sarebbe un tentativo dall’esito tutt’altro che certo. Non faccio per ora affidamento sul giovane Malonga (che partirà dalla primavera) al quale basteranno poche giocate per rendersi più utile di De Sousa. Oguro rimane Oguro.

Valutando il reparto nel suo insieme lo trovo senz’altro migliore dell’anno scorso, ma non nella misura che ci sarebbe necessaria. Tenendo conto che anche squadre di terza fascia (tipo il Parma con Budan e Reginaldo) hanno tandem d’attacco completi e ben assortiti, mi sembra che il Toro rimanga ancora un gradino sotto. Certo, pensando che avevamo Abbruscato e Konan non possiamo che ben sperare, ma la sensazione di attacco incompiuto per ora mi rimane. E sappiamo quanto sia pericoloso presentarsi senza un uomo-gol dal rendimento sicuro. Cruz, molto più di Bojinov, sarebbe l’ideale.
Mentre scrivo sia Stellone che lo stesso Abbruscato figurano ancora in organico, ma la società sta cercando acquirenti per entrambi. Se uno dei due dovesse rimanere a giocarsela con gli altri attaccanti sono sicuro che non sfigurerebbe, e sarebbe la prova che di grossi calibri non ne sono arrivati. Ci sono però buone probabilità che con una manovra migliore tutte le punte possano avere più occasioni.

NEL COMPLESSO il Toro mi sembra più forte di quello dell’anno scorso, ma non abbastanza per stare tranquilli: penso che ci sarà molto da soffrire anche quest’anno e che la salvezza sia l’unico obbiettivo sul quale concentrarsi con umiltà. Da me non sentirete parlare di zona Uefa, nemmeno se dovessimo centrare un bel filotto di risultati. Non prenderei mai in giro i fratelli granata. L’esperienza dovrebbe anche averci insegnato qualcosa, per esempio che parlare di Europa (o di divertimento) porta una sfiga bestiale. Chiaro che se alla fine verrà fuori che abbiamo una gran bella squadra sarò felice di essermi sbagliato.

Anche se in diversi ruoli il valore dei singoli è migliorato (per età e qualità tecnica) le molte incognite rendono questo nuovo Toro un complesso non completamente affidabile. Credo che sarà capace di tutto, nel bene (magari un derby) come nel male. Certe scelte sono state rischiose: il coraggio in certi casi verrà premiato, ma non possiamo aspettarci che accada sempre, altrimenti tutti prenderebbero solo svincolati a parametro zero.
Un luogo comune consolidato dice che con i se non si vincono le partite. Cairo e Antonelli l’hanno spavaldamente sfidato: se Di Michele non verrà squalificato, se Ventola starà bene fisicamente, se Corini rimarrà forte in eterno, se Sereni ecc…. avremo un Toro che potrebbe anche divertirci. Ma ci dovrebbe girare tutto per il meglio, senza che la fortuna (che ci accompagna da quando è arrivato Papa Urbano) torni a voltarci le spalle. Per questo io mi accontento ancora della salvezza. Da raggiungersi magari con una giornata di anticipo ed a testa alta. Da granata veri, possibilmente senza perdere 9 volte in casa.
Ogni anno di questi tempi capita, alla società ma anche a noi tifosi, di fare affidamento su qualcuno che poi delude. Fiore e Barone sono i casi recenti più eclatanti. Al tempo stesso c’è sempre chi rende meglio del previsto: nel nuovo Toro ci sono molteplici possibilità in questo senso.

Sulla carta non ci manca gente di personalità, ed io mi auguro che stavolta non venga meno la professionalità, che si riesca ad andare tutti nella stessa direzione. Infatti l’aspetto confortante, più ancora degli uomini che sono cambiati, spero possa venire dalla mentalità, dall’armonia in spogliatoio che prima non c’era. I cambi di allenatore e le frizioni tra vecchi e nuovi dovrebbero essere solo un ricordo. Malgrado si dichiari costantemente il contrario, chiunque ha giocato a calcio sa bene che sono i risultati a fare il gruppo, non viceversa. Però con un clima sereno fin dall’inizio ci sono buone probabilità di partire bene e riuscire ad ottenere una compattezza positiva che resista poi anche nelle difficoltà.

Proprio IL MISTER mi sembra la certezza più rilevante. Non perché De Biasi non fosse bravo, ma perché almeno quest’anno si è pensata la squadra insieme al tecnico. In questo modo per Novellino, insieme alle possibilità di ben esprimere il proprio gioco, crescono anche le responsabilità. Le caratteristiche di diversi uomini a sua disposizione non sembrano ideali per il prediletto 4-4-2, ma Walter è arrivato ben prima di tutti gli acquisti, ed è quindi lecito pensare che sia stato consultato in ogni scelta. A De Biasi e Zaccheroni non era stato concesso. Assemblare in breve tempo una squadra nuova è un compito difficile per un allenatore, ma anche gratificante in caso di riuscita e Novellino ha accettato di rimettersi in gioco. Per me conta questo, più ancora che il suo passato granata, molto breve ed ormai lontano.

Alla prossima e buone vacanze
Michele

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