Aimo Diana: “Toro, non è vero che sono scappato”

Aimo Diana: “Toro, non è vero che sono scappato”

Esclusiva TN / L’ex esterno destro del Toro: “A dicembre 2009 mi dissero che ero fuori dal progetto, fosse stato per me sarei rimasto volentieri”

Commenta per primo!

Aimo Stefano Diana, brillante ala destra e oggi tecnico della Berretti della Feralpi Salò, ha vestito la maglia della Sampdoria con profitto dal 2003 al 2006. Poi, nel gennaio del 2008, il suo arrivo a Torino. In granata la sua avventura fu costellata da alti e bassi, con tanti problemi che il giocatore ci spiega in questa intervista.

Ciao Aimo, arrivasti a Torino nel gennaio del 2008 su richiesta di Novellino, tuo mister alla Samp con cui disputasti ottimi campionati giocando anche in azzurro, vero?
Tutto vero. Ero a Palermo all’epoca, e sentivo l’esigenza di cambiare aria. Ricevetti la chiamata del Torino e di Novellino e venni molto volentieri. A Genova fu un periodo d’oro: eravamo subito sotto le più forti, e il nostro habitat naturale era il quinto o il sesto posto. Il Mister riuscì a trovarmi un ruolo adatto, ovvero l’esterno destro alto nel suo 4-4-2: giocai bene e feci anche diversi gol.

Al Toro invece?
Ci vorrebbero giornate intere per raccontare tutto ciò che successe a Torino. Nella seconda metà della stagione 2007/2008, dopo il mio arrivo, feci bene, così come la squadra che riuscì a salvarsi. Poi l’anno successivo arrivò una retrocessione immeritata. Rimasi anche in serie B, dove giocai, a mio avviso bene, fino a dicembre, mettendo insieme 15 o 16 presenze con Colantuono. Poi sette o otto di noi, tra cui il sottoscritto e Di Michele, vennero messi sul mercato senza un reale motivo. Petrachi ci disse che non facevamo più parte del progetto perché guadagnavamo troppo, e quindi fummo messi sul mercato. Da lì si scatenò contro di noi una campagna da parte dei giornali e anche i tifosi cominciarono a contestarci. Ho spesso sentito dire in passato che sono scappato dal Torino o cose simili: non è assolutamente vero, io sarei rimasto volentieri.

Dopo l’esperienza a Bellinzona, in Svizzera, tornasti in granata nel 2010 con Lerda, ma anche lì eri un separato in casa insieme a Saumel e ad altri elementi, giusto?
Giusto, non solo non venivo mai convocato, ma nemmeno mi allenavo con i compagni. Lerda non voleva neanche guardarmi in faccia e io non volevo guardare in faccia lui. Chiesi subito di tornare al Bellinzona, all’inizio della stagione, ma la società (non ne ho mai capito il motivo) mi disse di no, e così aspettai fino a gennaio per fare ritorno in Svizzera. Comunque ormai è storia vecchia, meglio dimenticare.

Venendo al calcio di oggi, che Torino – Sampdoria dobbiamo aspettarci domani?
Sarà una partita bellissima, e confesso che non vedo l’ora di vederla. Toro e Samp sono due squadre che giocano bene, con due dei migliori allenatori in assoluto in serie A. Ventura, pur con tutte le problematiche relative all’attacco e con le proteste dei tifosi, riesce sempre a mettere insieme una formazione organizzatissima, capace di andare a vincere a Milano e di giocarsela su ogni campo.

La tua carriera da tecnico alla guida della Berretti del Feralpi Salò sta andando bene, non è vero?
Sì, sono al mio secondo anno da allenatore, e la Berretti è una categoria importante, perché è la Primavera della Lega Pro. Alleno ragazzi di 18 anni, con il compito di prepararli all’eventuale grande salto tra i professionisti. Stiamo andando bene, e siamo secondi in classifica proprio alle spalle del Toro.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy