Bene e male

Bene e male

di Paolo Morelli

Conviene che a questo punto si tirino le fila delle prime dodici giornate, quasi un terzo di campionato. Con questa media punti, il Toro va in B. Inutile girarci intorno. Ma è il caso di raggruppare quanto di buono visto dalla squadra nelle ultime gare, più o meno da quando De Biasi ha deciso di cambiare modulo, passando da uno spregiudicato 4-3-3 ad un più…

di Paolo Morelli

Conviene che a questo punto si tirino le fila delle prime dodici giornate, quasi un terzo di campionato. Con questa media punti, il Toro va in B. Inutile girarci intorno. Ma è il caso di raggruppare quanto di buono visto dalla squadra nelle ultime gare, più o meno da quando De Biasi ha deciso di cambiare modulo, passando da uno spregiudicato 4-3-3 ad un più ordinato 4-4-2.

BENE. Il duo Dzemaili-Barone garantisce buona sicurezza sulla mediana, De Biasi ha saputo interpretare correttamente le caratteristiche dei due giocatori che nel 4-4-2 riescono ad esprimersi al meglio. In particolare Barone, che rispetto ai due anni passati sembra un altro giocatore. Il “campione del mondo” è tornato a livelli di tutto rispetto. Invece Dzemaili ha tutte le caratteristiche per raccogliere l’eredità di Corini, con buona soddisfazione di Pederzoli e dei tifosi.

Un’altra piacevole sorpresa è rappresentata da Ogbonna, che De Biasi sta schierando come terzino sinistro (anziché centrale) con ottimi risultati, i suoi cross raramente mancano il bersaglio. Il recupero dei giocatori che a inizio campionato avevano deluso passa anche per Colombo. Schierato come terzino destro aveva fatto rimpiangere – e non poco – Comotto e Motta. Poi il tecnico granata l’ha avanzato al posto di Abate, e lì abbiamo visto – anche in questo caso – un giocatore diverso.

Nelle ultime gare abbiamo potuto apprezzare il Toro giocare da Toro e per tutta la partita, non solo per venti minuti e mezz’ora. Una squadra in grado di dominare qualsiasi avversario e di creare molteplici occasioni durante i novanta minuti. Questa squadra però avrebbe anche potuto sopportare il 4-3-3, ma l’eccessiva debolezza a centrocampo ha imposto il cambio di modulo, con risultati migliori sul piano del gioco.

MALE. Le occasioni però raramente vengono concretizzate. In campo però vanno i giocatori, non l’allenatore. Un Toro sprecone che continua a sprecare ma nelle ultime gare spreca un po’ di meno. Certo, se anche i guardalinee non avessero annullato quattro reti in quattro gare, staremmo qui a parlare d’altro. L’appunto per De Biasi è la mancata valorizzazione del capitale della squadra. Se è vero che Bianchi non è ancora in forma è anche vero che in forma non entrerà se continuerà a non giocare.

Poi le sostituzioni. Un Rosina inserito negli ultimi otto minuti non può far molto, negli ultimi cinque ancora meno. Sarebbe opportuno farle un po’ prima queste sostituzioni, oppure non farle affatto. Lo stesso Rosina è poi protagonista di un equivoco tattico che difficilmente sarà risolto nel breve periodo. Esterno non vuole e non riesce a giocare, come trequartista non ha spazio nel 4-4-2, per fare la seconda punta dovrebbe giocare meglio di Amoruso e Stellone.

Quindi i tiri da fuori. Finora ne abbiamo visti solo contro il Palermo, e il gol vittoria di Säumel è stato appunto un tiro da fuori. Non si sa se questa mancanza, che è una parte integrante del gioco del calcio, sia una scelta tattica. Infine i risultati: il Toro manca di concretezza, e il fatto che (rigore di ieri a parte) stiano segnando più i centrocampisti che gli attaccanti, è una cosa che fa pensare. Il Toro poi non ha mai segnato sui calci piazzati.

CONCLUSIONI. Quanto di buono visto finora va assolutamente conservato, senza buttare tutto all’aria. Quanto di sbagliato non è dovuto totalmente al tecnico, come qualcuno potrebbe pensare. Agli errori tecnici come le sostituzioni tardive, si aggiungono le imprecisioni dei giocatori. È questione di concentrazione consapevolezza delle proprie possibilità, ma anche mancanza di cattiveria agonistica. Ancora se ne vede poca. È presto per farsi prendere dal panico, ma è tardi per chiedere ancora tempo. È ora di darsi una mossa. Un’altra.

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