Cairo, Zaccheroni, De Biasi e..la fine degli alibi

Cairo, Zaccheroni, De Biasi e..la fine degli alibi

E alla fine anche Cairo cedette, più al buon senso che a sé stesso e alla piazza. L’esonero del “nuovo” Alberto Zaccheroni e il ritorno del “vecchio” Gianni De Biasi possono segnare una svolta non solo nella stagione granata. Questo esonero non deve essere costato poco al patron, soprattutto in termini di orgoglio. Gianni De Biasi torna da vincitore prima ancora di essersi seduto sulla…

E alla fine anche Cairo cedette, più al buon senso che a sé stesso e alla piazza. L’esonero del “nuovo” Alberto Zaccheroni e il ritorno del “vecchio” Gianni De Biasi possono segnare una svolta non solo nella stagione granata. Questo esonero non deve essere costato poco al patron, soprattutto in termini di orgoglio. Gianni De Biasi torna da vincitore prima ancora di essersi seduto sulla panchina nella gara contro il Cagliari. Perché aveva il diritto di meritarsi un esonero sul campo come ha fatto Zaccheroni; perché la cacciata a tre giorni dal via per aver detto le cose in modo chiaro e senza ipocrisia non era meritata e nemmeno in stile Toro, non quello che vorremmo vedere almeno; perché almeno nel modo di approcciare i giocatori l’anno scorso aveva creato un bel gruppo e dimostrato di essere uno del Toro.

Il Toro, per i suoi tifosi, è il buono che le prende spesso, ma che riesce almeno a piazzare, in tutto l’incontro, un gancio al mento da far camminare il vincitore con la mascella storta per una settimana. Poi può anche perdere. Non però come a Verona, non rimediando sei schiaffoni consecutivi diventando il materasso che tutti gli avversari vorrebbero incontrare. Come spesso succede, Zaccheroni paga indubbiamente colpe non solo sue e ha avuto il pregio di metterci sempre la faccia, anche se dopo sabato la maggior parte degli allenatori si sarebbe dimesso. Certo non ha trovato una rosa assemblata per rispondere ai suoi disegni, e ha avuto giocatori che non si sono saputi adeguare ai suoi schemi quanto lui non ha saputo adeguare il suo dogma a loro. C’è stato un periodo, non lontano, a dicembre, in cui sembrava aver interiorizzato lo stile, la passione, la mentalità granata. Ma Zaccheroni è stato sempre troppo signore, troppo composto, troppo pacato per farsi amare dalla piazza e troppo teorico per farsi seguire dai giocatori. Fosse capitato con De Biasi, Rosina si sarebbe trovato appeso a qualche stipite dello spogliatoio e alleggerito di qualche migliaio di euro, però con il Chievo avrebbe giocato o sarebbe finito inizialmente in panchina.

I primi e unici due allenatori dell’era Cairo non potrebbero essere più diversi. Pacato e più fedele alla teoria Zaccheroni, pragmatico e sanguigno De Biasi. L’uno col cappotto sempre addosso a passeggiare a bordo campo, l’altro in maniche di camicia e a gesticolare con una foga che per poco non lo spinge in campo. Entrambi attenti al dialogo con i giocatori, ma coltivato in modo diverso. De Biasi non ha avuto problemi ad ammettere di farsi aiutare da uno psicologo nell’approccio al gruppo, ed è noto per non mandarle a dire. Zaccheroni, con il suo modo di fare così curiale, sembrava un prete buono che però all’occorrenza sa anche mordere. Del suo progetto di gioco si è visto poco in questi mesi, in compenso si è visto tanto come non era seguito dai giocatori. Il Toro passa da uno dei più devoti allievi di Sacchi a un allenatore che predilige lo sviluppo del gioco sulle fasce. E ha un grosso vantaggio: in estate aveva provato sempre la difesa a 4 e l’attacco a due punte che poi però creavano mezza dozzina di palle gol sbagliandole in modo incredibile. Con la cacciata del “nemico” Zaccheroni, adesso tocca a loro, ai giocatori, dimostrare che quando il nuovo “vecchio” tecnico dice che “si può dare di più” ha ragione.

Entrambi gli esoneri sono stati decisi dal patron senza leggere sondaggi che, da tempo, erano più scontati del parere del Vaticano sui Dico o consultare la squadra. L’avesse ascoltata di più, forse si sarebbe risparmiato qualche centinaio di migliaia di euro e qualche domenica di mal di pancia. Difficile credere che De Biasi sarebbe riuscito a raccogliere meno di 3 punti in 13 partite. “Ho deciso io dando retta all’istinto” disse presentando Zaccheroni. “Ne ho parlato con Tosi e Trombetta” ha detto oggi. Piccoli, grandi cenni di cambiamento. In ogni caso con questa scelta il Presidente Cairo può davvero dimostrare di averle provate tutte. Adesso la squadra è con le spalle al muro. Tocca a chi andrà in campo, finalmente si spera con il 4-4-2 e il coltello fra i denti, dimostrare che le partite vinte quest’anno non sono state solo frutto di episodi isolati ma anche di un dna veramente granata.

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