Gazzi e Cigarini, il duello: centrocampisti agli antipodi ma sempre determinanti

Gazzi e Cigarini, il duello: centrocampisti agli antipodi ma sempre determinanti

Il confronto/ I due giocatori sono l’emblema di due diverse tipologie di centrocampista. Al Toro manca un vero regista come l’atalantino, ma spesso senza Gazzi sarebbe perduto

 

La pausa per le Nazionali è ormai solo un ricordo: oggi Atalanta e Torino scendono in campo, insieme a tutta la Serie A, per il sabato di calcio pre-pasquale. Dopo due settimane di stop, torna il momento di fare sul serio. I bergamaschi, per conquistare una salvezza il più tranquilla possibile, i granata per sognare un piazzamento europeo.

IL DUELLO Ai fini del risultato, il centrocampo giocherà (come spesso accade) un ruolo determinante. Gazzi, il “rosso” granata, è chiamato ancora una volta ad una prova maiuscola: il suo primo compito sarà quello di stroncare sul nascere le geometrie di Cigarini, così tante volte accostato ai granata ma ancora legato al club di Bergamo da ormai quattro anni (da sommare all’esperienza precedente). Due centrocampisti molto diversi, tre anni di distanza e una tecnica completamente differente, ma dai lori piedi passerà gran parte della sfida odierna.

QUI GAZZI – In estate sembrava vicino all’addio dopo una stagione, quella 2013-2014, che lo aveva visto in campo meno di quanto sperava. Poi, la svolta. Già a partire dalla sfida contro l’Inter il Toro e Ventura capiscono che non possono fare a meno di lui. Il mister gli affida le chiavi del centrocampo, e da lì non si è più mosso. La tecnica non è sopraffina, ma la sostanza è tantissima. Ventidue presenze in campionato, dieci in Europa e una in Coppa Italia: il Toro non può stare senza Gazzi. Non sarà il regista perfetto, anzi non ha certo le caratteristiche del regista che il Toro cerca da anni.. ma probabilmente vale molto più di chiunque altro: senza di lui il Toro non sarebbe dov’è.

QUI CIGARINI – A proposito di regista, eccolo. Cigarini rappresenta il metronomo che i granata cercano da anni (ma che in fin dei conti hanno saputo finora sostituire più che dignitosamente). Emiliano di origine, cresciuto calcisticamente nel Parma con il quale ha esordito in Serie A diciannovenne, ha vissuto le sue prime fortune calcistiche proprio nel club che oggi è fallito. Trasferitosi all’Atalanta diviene una delle promesse più in vista del panorama italiano, anche se poi l’esperienza con il Napoli non dà i risultati sperati. Sei anni dopo, promessa non lo è più: a ventotto anni la sua carriera non è forse decollata come molti prevedevano, ma è comunque un punto cardine dell’Atalanta, nonché uno dei suoi top player: solo in questa stagione, 24 presenze (più una in Coppa) e quasi duemila minuti giocati. Piedi raffinati, abile nei calci piazzati, può in ogni momento fare male ai granata: sarà da tenere sotto controllo.

 

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