Il borsino granata

Il borsino granata

E luce fu. Alla fine di un lungo tunnel invernale culminato nelle recenti quattro sconfitte consecutive ecco, all’improvviso, il bagliore del sole primaverile. Difficile dire se questa luce sia arrivata nel momento giusto per rialimentare concrete speranza di promozione – anche perché per vincere il momento è sempre quello giusto – ma certamente si può dire che l’intensità…

E luce fu. Alla fine di un lungo tunnel invernale culminato nelle recenti quattro sconfitte consecutive ecco, all’improvviso, il bagliore del sole primaverile. Difficile dire se questa luce sia arrivata nel momento giusto per rialimentare concrete speranza di promozione – anche perché per vincere il momento è sempre quello giusto – ma certamente si può dire che l’intensità è stata così tanta da risultare persino accecante, proprio come quando si esce dal buio di un tunnel. Nessuno, nemmeno tra i più inguaribili ottimisti, si aspettava che sul difficile campo di Ascoli potesse giungere una vittoria di queste proporzioni. Nemmeno il figliol prodigo Lerda tornato dopo due settimane di interregno Papadopulo con un bagaglio di autorità ed insieme di umiltà più ricco ed utile alla causa dal quale ha estratto la semplicità di quel 4-4-2 in grado di coprire meglio ogni zona del campo e di consentire alla squadra di essere più protetta dietro e più incisiva davanti grazie anche alla giornata di grazia di tutti gli interpreti, al gol che ha sbloccato la partita dopo soli 7’ ed allo sviluppo del match che ha visto una sequenza di episodi favorevoli ai granata. Nessuno ormai si aspettava una concomitanza di fattori fortunati indirizzati tutti nella stessa direzione, abituati come si è da queste parti a conoscere a menadito la legge di Murphy. Ma, come spesso abbiamo detto, la fortuna bisogna sapersela conquistare seducendola con prove di forza attraverso la convinzione nei propri mezzi. Ora però è necessario – da parte di tutte le componenti – proseguire sulla strada appena tracciata con consapevolezza ed umiltà facendo in modo che la luce di Ascoli non resti isolata. Anche perché una rondine non fa primavera.

CHI SALE:

BIANCHI            se alcuni addossavano al capitano ed alla sua perduta vena realizzativa le colpe di un andamento disastroso, oggi bisognerà pur ammettere che superato presto il blocco psicologico grazie al gol giunto dopo 7’ Rolandinho ha giocato con la mente sgombra ed è riuscito a segnare anche il gol del raddoppio con un bellissimo colpo di testa ed a tornare il trascinatore che ricordavamo.
RUBINHO         chissà se quel rigore concesso ai bianconeri ad inizio ripresa sul 3-0  avrebbe potuto riaprire la partita (certamente no, a meno che non avesse provocato un netto calo di concentrazione tra i granata). Ad ogni modo il portiere brasiliano parando pure quello ha fugato ogni dubbio. Attento anche sul resto.
GASBARRONI        il suo rientro coincide con quello di Lerda e con le assenza forzate di Lazarevic, Sgrigna, Iunco e Pagano. Vivace ed intraprendente sin da subito, guadagna metri e punizioni e gioca più semplice del solito (quindi meglio) mettendo in area buoni palloni. La sua fantasia, se ben usata, è certamente un’arma in più.
ANTENUCCI         una partita ancora dai due volti: bravo e volenteroso in alcune circostanze, troppo egoista in altre. Ed anche quando segna il gol dell’ex sembra dapprima sciupare una buona occasione non battendo di prima intenzione, poi invece la piazza in modo imparabile. Vuol dire che l’autostima c’è. Ed è un’ottima base.
BUDEL         anche lui è apparso in evidente crescita e non solo perché ha propiziato due gol (il primo di Bianchi e l’autogol di Faisca) ma per la condizione e la convinzione generale su ogni pallone, non solo sui calci da fermo. Dopo una serie di prestazioni al confine dell’impresentabile, un ottimo salto in avanti.
DE FEUDIS        prova magistrale anche per il mediano, anche lui apparso rinvigorito dopo le ultime prestazioni: grinta, temperamento, corsa, carattere. Armi che ha utilizzato senza sosta fino allo sfinimento per crampi a dieci minuti dalla fine. Come desiderano i tifosi del Toro.
RIVALTA        anche lui tenace e gladiatorio. Persino troppo quando entra con un tackle troppo energico su Cristiano inducendo l’avversario alla resa e al tecnico marchigiano Castori alle veementi proteste che gli costano l’espulsione. Ottimo in chiusura, soprattutto al quarto d’ora su Moretti.
ZAVAGNO       in grado di farsi notare poco ma di essere incisivo e letale al momento giusto: il cross per il raddoppio di Bianchi è da manuale. Per il resto attento e concentrato, non concede nulla a Giorgi.
OGBONNA        anche lui è sempre sul pezzo. Recita con maestria il suo copione, pulendo l’area e controllando con cura i suoi avversari senza concedere loro alcunché. Maturo ed esente da svarioni.
DI CESARE      coi suoi compagni di reparto chiude ogni varco, unica stecca quando svirgola pericolosamente un pallone. Ma si rifà abbondantemente quando durante un’incursione in avanti sul calcio di punizione di Budel pressa Vasco Faisca inducendolo alla goffa autorete.
ZANETTI       il suo è stato un buon rientro anche se per pochi minuti ed a risultato acquisito. Fa il suo dovere.
MIELLO       per il giovane primavera invece si tratta del debutto assoluto in prima squadra. Un omaggio “primaverile” di Lerda che, tra le altre cose, dovrà dimostrare di credere di più nei giovani.

STABILI:

PELLICORI        gettato nella mischia già sul 4-0, gioca un quarto di match al cloroformio e si ritrova una buona occasione sulla testa che però non sfrutta indirizzando a lato da buona posizione.
D’AMBROSIO        resta per ampi tratti della partita ai margini della manovra. Assicura sì maggiore copertura ed equilibrio ma non riesce mai a cambiare passo così come invece gli riusciva bene lo scorso anno. Poco da addebitargli invece sul tocco di mano che causa il rigore.

(Foto Dreosti)

 

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