Il punto sull’arbitro

Il punto sull’arbitro

Anche per un direttore di gara navigato, forgiato da anni di esperienza internazionale ed ormai prossimo alla pensione, il mestiere dell’arbitro rimane tra i più difficili ed ingrati di questo sistema solare. L’essere umano in questione, non dotato da madre natura di moviola incorporata, si chiama Stefano Farina ed è un arzillo 46enne della sezione di Novi Ligure. Un arbitro più…

Anche per un direttore di gara navigato, forgiato da anni di esperienza internazionale ed ormai prossimo alla pensione, il mestiere dell’arbitro rimane tra i più difficili ed ingrati di questo sistema solare. L’essere umano in questione, non dotato da madre natura di moviola incorporata, si chiama Stefano Farina ed è un arzillo 46enne della sezione di Novi Ligure. Un arbitro più volte definito come permaloso e che tante volte si è distinto per questa sua caratteristica, in parte anche domenica sera allo stadio Olimpico di Torino. Tuttavia non è stato attaccato per questo al termine della partita Torino-Milan dai vari media nazionali e dal georgiano Kaladze (chissà quanti arbitri migliori di Farina ha incrociato dalle sue parti…) il quale ha definito “scarso” un nostro arbitro internazionale dal 2001 uscito indenne dal terremoto di calciopoli – il che forse dimostra i suoi effettivi meriti – e che ha avuto l’ardire di fischiare a sfavore del Milan. Purtroppo in Italia si dimentica troppo in fretta e chissà perché le società che hanno più risonanza mediatica di solito non commentano le decisioni arbitrali… Va detto che Farina ed i suoi collaboratori hanno ben diretto la partita nel suo complesso fischiando il giusto e forse talvolta esagerando nella distribuzione di cartellini (e questo rientra nei “costumi” del fischietto nato a Genova) come forse nei casi dei gialli a Natali e kakà. Tuttavia, come spesso accade, anche le direzioni di gara più positive possono essere macchiate da errori negli episodi clou che ne modificano le valutazioni: così, il differente metro di giudizio utilizzato nelle due diverse aree di rigore può acuire la rabbia di chi le subisce e ciò va capito perché è comune a tutti. Andrebbe però compreso anche che l’arbitro è un essere umano che corre per tutta la partita e che deve decidere in una frazione di secondo in base a ciò che vede solo con i suoi occhi sprovvisti di angolazioni differenti e moviole. Nel primo caso sul 2-1 a favore del Milan, in area granata, Ronaldinho “spara” in porta e la sfera incoccia sul braccio destro di Pratali che si trova ad una distanza molto ravvicinata rispetto al tiratore: tale braccio, al momento dell’impatto, si trova in posizione naturale, verticale abbastanza vicino al tronco e ciò fa propendere per la non volontarietà del tocco. La dinamica dell’azione vivisezionata al rallenty evidenzia però un leggero allargamento del braccio stesso teso ad occupare una porzione di spazio maggiore impercettibile in diretta e ad occhio nudo. Dunque, paradossalmente dal campo non è rigore, in tv invece sì. Caso analogo sul fronte opposto laddove, però, ci sono altre valutazioni da fare: intanto la distanza tra colui che calcia (Rosina) ed il difendente (Kaladze) è maggiore mentre è minore l’intensità del tiro poiché il capitano granata intendeva crossare e non tirare in porta. Si è detto che, in base alle disposizioni del designatore Collina, non è fallo di mano quando il pallone carambola prima su un’altra parte del corpo e poi sul braccio. Solo che, ammesso che Farina abbia visto che il pallone colpisce il georgiano dapprima sul corpo (e per verificarlo ci si è dovuti affidare ad una telecamera posta di fronte all’azione poiché un’altra posizionata in una differente angolazione non lo evidenzia) bisogna tener conto che il braccio con il quale il difensore tocca il pallone assume una posizione innaturale, larga ed orizzontale rispetto al corpo al punto da far sembrare volontario il gesto. Con ciò non vogliamo assolvere l’arbitro che “televisivamente” sbaglia ma solo tentare di dimostrare che la differenza tra l’occhio umano e quello elettronico è troppo marcata per poter tentare un confronto alla pari in determinate situazioni. Altro discorso è quando un arbitro ed un guardalinee annullano un gol che nessuna logica (né umana né tecnologica) potrebbe invalidare…

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